27/02/2004
Perverse....inclinazioni.
Da bambino la scuola dalle suore era severa e austera e noi figli di papà eravamo fortunati a frequentarla, con i miei genitori si andava in chiesa la domenica e nelle feste comandate e durante la settimana facevo il chierichetto, lo zio monsignore e la cugina suora di clausura erano praticamente i miei mentori. Crescendo, un liceo cattolico esclusivo è stato il mio sbocco naturale, e il volontariato nella Caritas era il mio impegno quotidiano. La mia militanza in varie associazioni cattoliche, durante l’università, mi portò a conoscere il dolore e la disperazione delle persone rinchiuse negli istituti psichiatrici e nelle comunità di tossicodipendenti. Dopo la laurea all’università cattolica, ho iniziato a lavorare in vari istituti teologici dove conobbi Maria, anche lei proveniente da una famiglia di ferventi e morigerati cattolici, il nostro sodalizio non dava spazio a pulsioni e istinti sessuali, i quali venivano eliminati con terribile reprimenda. Tutto questo fino a quando lei mi lasciò. Mi disse che non ero preparato alla nuova ortodossia che lei stava creando insieme al suo nuovo compagno, un predicatore scismatico di tipo integralista, e che al suo confronto io non ero altro che misero credente, una pecora del gregge che non diventerà mai un guida. Dopo questi accadimenti tutto cambiò, qualcosa di imprevisto nacque in me, dopo esser stato lasciato in modo umiliante, ho iniziato a pensare a lei che rideva di me che soffrivo, e si masturbava per avermi fatto soffrire e io facevo altrettanto, venivo pensando a lei che sghignazzava del mio dolore, in questo modo scaricavo la rabbia e la sofferenza e mi calmavo. Poi pensavo a lei che mi scoreggiava, pisciava e cagava in bocca e venivo in pochi secondi, mi masturbavo ossessivamente ogni giorno, sempre, pensando al suo sadismo, così calmavo e sfogavo la mia rabbia e il mio odio verso di lei, non capivo se la amavo, la odiavo, la desideravo o cosa, e ancora pensando a lei sadica, mi eccito e vedo tutte le donne così, che mi vogliono umiliare e per me è diventata come una droga, questa sofferenza che da un lato mi fa piangere dall'altro mi fa godere, e quando vengo mi odio perché penso a lei che un tempo mi amava e baciava. Non capisco più nulla, a volte la vorrei uccidere a volte vorrei che lei mi uccidesse, prima tagliandomi le dita una ad una, poi mettendomi il compasso addosso torturandomi e facendo scempio di me, lasciandomi vivo solo per il gusto di vedermi disperato e un occhio per vedere quanto sangue mi fa uscire.
25/02/2004
Aforisma improbabile.
Se la verità è donna, allora, non è giustificato il sospetto che tutti i filosofi siano gay? Ai posteri l’ardua sentenza.
24/02/2004
Angeli.
Attilio e Benito erano due angeli di vecchio stampo del tipo “ordine e disciplina”, si diceva che avessero partecipato alla marcia su Roma come angeli custodi, ma la cosa non fu mai confermata. A causa di queste loro tendenze si erano piazzati su alcune nuvole al margine destro del paradiso. A fare compagnia ai due c’erano, a poca distanza, Berlusconi con i suoi avvocati, sempre in procinto di una scissione legati a problemi di leadership con il padreterno, e Giuliano Ferrara che aveva un nuvolone formato maxi tutto per se. I giorni scorrevano ordinati e disciplinati per i due angeli, se non fosse stato per quella fabbrica di conserve, giù sulla terra, che aveva piazzato le ciminiere proprio sotto la loro nuvola, inzozzando i due con gas di scarico e fuliggine. Quella fabbrica era la “Cooperativa conserve a affini” e si diceva che i suoi operai fossero per metà iscritti al partito Marxista-Leninista, e per metà militanti tra i black block. Era troppo per i due angeli, i quali decisero una azione risolutiva e radicale, approfittando di un improvviso temporale piazzarono una scarica di saette formato “Giove incazzatissimo” sulla fabbrica, distruggendola e uccidendo tutti gli occupanti. Furono alquanto esterrefatti quando, dopo poco tempo, videro un’orda di girotondini in tuta blu manifestare intorno alla loro nuvola, mentre altri, mascherati e in tuta nera, distruggevano i pastorelli di Bonolis e davano fuoco alla casa di San Pietro.23/02/2004
Giornataccia.
Oggi non è giornata, arrivo al lavoro con i soliti 15 minuti di ritardo e le occhiatacce dei miei colleghi me lo rammentano. Va bene ho fatto tardi ma mio figlio ha avuto un attacco di afta epizootica e ho dovuto portarlo dal veterinario, poi mia moglie ha avuto le doglie ed ha partorito un enorme alieno verde con due enormi occhi gialli e che abbiamo portato nell’area 51 a far compagnia agli altri che già c’erano, inoltre mi si sono fermate le lancette della sveglia digitale, ergo non rompete il cazzo. Anche il capo è in ritardo (a lui le occhiatacce gliele faccio io), come un satiro invasato indice una riunione seduta stante, qualche pezzo grosso si è lamentato con lui per un reclamo mal gestito, ora vuole vendicarsi con noi cercando qualcuno da trombarsi. Nella sala delle riunioni inizia ad enunciare tutti i vari regolamenti comportamentali, poi tira fuori un libro di Cartesio come uno dei manuali di riferimento del perfetto capo, non sapevo che Cartesio fosse stato un addetto alla formazione del personale dirigente. All’ora di pranzo mangio velocemente una colazione al sacco, poi m’infilo nella stanza degli armadietti, mi tolgo le scarpe e m’addormento su tre sedie, gli sfortunati colleghi che cercavano di raggiungere gli armadietti lo facevano col fiato sospeso tant’era la puzza di piedi. Al ritorno vengo sommerso di reclami, provenivano dai reparti più strani e dalle sigle più astruse, NOM, FOM, NOC, Delivery, Assurance, HD, e dietro queste sigle nient’altro che stupidi Call Center che non fanno altro che sbraitare e lamentarsi con noi, e in tutto questo mi danno nel cercare di cambiare colore a questo fottuto template. Basta! M’avete stracciato i coglioni sullo spigolo di un marciapiede, se potessi esprimere questa mia sensazione in misure l’universo avrebbe una nuova architettura. Ritorno a casa e mia moglie mi dice che manca l’acqua, io gli dico di aprire un ticket di reclamo al NOM, poi mio figlio non trova il suo dinosaurino, gli dico che si sono tutti estinti e il suo si trova al museo di storia naturale, alla fine mando tutti a cagare, poi ci penso sopra e ci vado io. Fine di una giornataccia.
20/02/2004
Software.
Il sindaco era impaziente di completare la sua opera, in campagna elettorale aveva promesso il pugno duro contro quella teppaglia che aveva bucato la ruota della bicicletta del farmacista, sporcata la fermata del bus, calpestato l’aiuola della nonnina ecc. ecc. Per questo, dopo l’elezione, aveva riempito il paese di telecamere a circuito chiuso. Quindi a Tremontin , anonimo paese del bresciano, con tremila anime altrettanto anonime, si erano visti impestare come le piattole, le loro strade da quei guardoni elettronici. - Sicurezza prima di tutto- si impose il sindaco, e non contento contatto varie società di informatica della zona , chiedendo se potevano creare un software che in base alla postura di una persona, si poteva stabilire se quella voleva commettere un crimine o meno. Dalle società contattate ebbe risposte per lo più evasive, le più volenterose dissero che potevano creare un software che in base a come le persone si grattavano i coglioni si poteva stabilire se queste avevano evaso il fisco, oppure in base a come si scaccolavano il naso, stabilire se queste avevano messo le corna al proprio consorte, ma il software che voleva lui proprio no. Allora contatto alcune aziende del sud, ma non si misero d’accordo sul pizzo da pagare alle mafie locali, chiese anche ad alcune aziende dell’est europeo ma anche lì la cosa saltò in quanto non si misero d’accordo sul numero di clandestini da fare arrivare al paese illegalmente. Era ancora alla ricerca di qualche azienda che lo accontentasse quando scoppio improvviso lo scandalo e dovette dimettersi, la sua amante lo sputtano sul giornale del paese quando scoprì che una delle telecamere era orientata verso la stanza da letto della sua abitazione, e ne registrava tutti i suoi amplessi amorosi.
18/02/2004
Blog contest.
Sarà stata la curiosità, sarà stato il fatto che non avevamo niente di meglio da fare, fatto sta eravamo in molti a portare la croce fino al Blog contest di Galassia Gutenberg. L’inizio è stato niente male, introdotto dal mio amico "napoletano" ho visto materializzarsi quelli che fino a un secondo prima erano solo dei links su un sito, molti li ho già dimenticati (non me ne vogliano ma la mia memoria quella è), ma molti vale la pena di citarli e ricordarli. Dopo i finti convenevoli inizia la discussione, Marino Sinibaldi, Luca Sofri, Tiziano Scarpa, più blogger famosi come Giovanni De Mauro, Giulio Mozzi, Personalità Confusa, La Pizia, iniziavano a disquisire di cos’è un blog e dell’universo dei bloggers. Dei primi interventi ricordo una battuta di Sofri che faceva sui bloggers, paragonandoli a quelli con l’impermeabile che vanno nei parchi a far vedere il pisello (beh, se chiudono tutti i blog saprò come passare il tempo), oppure l’intervento di personalità confusa che riduceva il tutto ad una piattaforma di aggiornamento di siti, un discorso a parte è stato l’intervento del permaloso Tiziano Scarpa che vaneggiava di signori delle soglie e che dava del blogger depresso al buon www.bravuomo.it , come pure l’intervento del toscanaccio www.strelnik.it/blog, il quale a un certo punto, rottosi i coglioni della piattezza della discussione, si alza in piedi e di prepotenza strappa un intervento a Sofri, poi inizia a inveire contro tutti quelli che bloggano per mestiere e per soldi, il tutto mentre La Pizia cercava di trattenerlo. Dopo un ora di questa discussione la mia attenzione era già rivolta ad altro, e precisamente ad uno dei cameraman che riprendeva l’evento, una via di mezzo tra il cantante Tonino Carotone e un barbone, con un cappellaccio in testa e una sigaretta perennemente incastrata nella telecamera, era piazzato davanti la scena inquadrando i relatori nelle posizioni più strane e improponibili, è stato grande, una vera sagoma. Il dopo discussione è stato sicuramente più interessante, dopo un triste buffet fatto di taralli stantii e birra calda, è iniziata la discoteca dove il d.j. si affannava mentre nessuno ballava. Ma il bello iniziava nei giardini della mostra d’oltremare, dove il mio amico "napoletano" invitava i suoi "links" a farsi una canna con lui, mentre io posso vantarmi di aver passato la "palla" al guru dei bloggers (si gente avete capito bene ho passato lo spinello al più grande), subito dopo sono partite le solite fotografie di rito, tipo scolaresca in gita. La serata si è conclusa in un pub dove ci siamo lasciati con i nostri ospiti, purtroppo il mio amico "napoletano" nel pub ha lasciato anche numerose maledizioni e bestemmie visto che ci ha trovato pure la sua ex, che vuoi farci sono gli scherzi che ti fa il San Valentino. La successiva sbornia presa nel locale del nostro amico Ivano ha raddrizzato il tutto, dando così il giusto epilogo della serata, anche se lo sguardo schifato di mia moglie, vedendomi vomitare nel cesso alle quattro del mattino, mi diceva che non era molto d’accordo sulla mia analisi .…Peccato.
13/02/2004
Call center.
Aveva il turno "B", quello che và dalle 10,00 alle 18,00, almeno così disse alla moglie quella mattina, prima di uscire. Lui non le aveva detto ancora che era stato licenziato due giorni prima, e né aveva intenzione di dirglielo. La sua storia era uguale a tante altre, laureato prima e impiegato poi in una grande azienda telefonica, poi la crisi del settore, gli esuberi, lo spin-off, e le cessioni dei rami di azienda non essenziali. Lui rientrava in quest’ultimo caso, aveva cinquant’anni ed era troppo giovane per la pensione o mobilità, e troppo vecchio per rimanere nel core-business dell’azienda. Lo relegarono, quindi, in un call-center del gruppo, lui ex dirigente dell’ufficio contabilità, lo mandarono a rispondere ai telefoni insieme ai co.co.co e agli interinali. Il suo nuovo capoufficio, insieme ai suoi due collaboratori, si divertivano a torturarlo e ad umiliarlo a causa della sua incapacità ad adattarsi al nuovo lavoro, finché non si stufarono e con un pretesto lo licenziarono. La motivazione fu "alienazione lavorativa associata a disturbi della persona che influivano negativamente nei processi produttivi" che tradotto, significava che era mentalmente instabile e che quindi non riusciva a lavorare, fu l’ennesima mazzata al suo, già precario, morale. Quando alle 10,00 in punto si presentò in ufficio, gli ex colleghi non si meravigliarono nel rivederlo, dato che aveva ancora le sue cose nell’armadietto, e pensarono che era lì per riprenderle visto che aveva anche uno zaino sulle spalle. Passo calmo tra le postazioni salutando educatamente tutti, poi si avvio verso l’ufficio del suo ex capo, vi trovò lui insieme ai due collaboratori che stavano parlando dei nuovi turni di lavoro. Si mostrarono alquanto seccati nel rivederlo, e dopo un freddo saluto di circostanza lo ignorarono, tornando a discutere dei turni. Nella totale indifferenza dei tre, lui iniziò, con molta calma, a chiudere la porta dell’ufficio a chiave e ad abbassare le tendine dei vetri che davano sulle postazioni, poi prese lo zaino e dalla tasca più grande tirò fuori una pistola Beretta calibro nove detenuta legalmente, si voltò verso i tre e, senza che loro si accorgessero di niente, gli scaricò l’intero caricatore addosso. Stava per andare via quando da dietro la scrivania si sentii un lamento, era uno dei due collaboratori ancora vivo, si avvicinò a lui osservandolo con molta attenzione, poi ricaricò la pistola con calma, e lo freddò con un colpo alla nuca. Quando entrò nella sala degli operatori non c’era più nessuno, erano tutti scappati, le postazioni erano ancora attive e le cuffie inserite, a dai canali ancora aperti arrivavano in continuazione le chiamate dei clienti che chiedevano informazioni. Il suo sguardo si posò su una di quelle cuffie lasciata lì sui terminali, quel lavoro che aveva sempre odiato in quell’istante gli sembrò la cosa più importante di questo mondo, come se fosse l’unica ragione apparente di vita. Si infilò la cuffia e si sedette come uno scolaretto, poi iniziò a rispondere alle chiamate in modo cortese e gentile come era suo uso fare. - Pronto! Si è la Medigas desiderà? – Pronto! Si è la Shindler posso esserle utile?- in quei cinque minuti al telefono fu professionale ed esauriente, sembrava non avesse fatto altro nella sua vita. Quando sentì le sirene della polizia arrivare, si alzò dal suo posto a malincuore, apri lo zaino e ne tirò fuori una lunga corda, la fece passare su una trave sopra quella postazione, salì sul tavolo dell’operatore e fece un cappio con quella corda poi vi infilò la testa dentro. Era già stato preparato tutto in precedenza in modo meticoloso, d’altronde era il suo carattere, era un piccolo uomo pignolo e ottuso che la vita aveva demolito, rendendolo vittima e carnefice di se stesso, poi diede un ultimo sguardo alla sala e si lasciò andare. La polizia entrò poco dopo, la cosa sconcertò non poco quei ragazzi accorsi sul posto, non tanto per il fatto di averlo trovato impiccato, ma di vederlo appeso con ancora la cuffia infilata in testa e le chiamate che continuavano ad arrivare, aveva risposto alle chiamate fino all’ultimo.