31/05/2004
Primo impiego.
LAVORO [ la-vò-ro] Attività umana diretta alla produzione di un bene, di un servizio o comunque a ottenere qualcosa di socialmente utile. Enciclopedia della Repubblica.
Il tailleur grigio di Max Mara le stava a pennello come quei mezzi stivaletti neri a punta della Hogan, aveva appena chiuso la sua borsa di pelle marrone marca The Bridge, ora era perfetta, perfetta e professionale come una piccola manager, ed era decisa a far valere il suo diploma di ragioneria, conseguito a pieni voti, e il master di specializzazione fatto presso una azienda del settore, per essere il primo impiego Barbara a vent’anni vantava già un buon curriculum ed era agguerrita. Giù al portone l’aspettava Giacomo il suo ragazzo, eterno fuori corso dell’orientale, era stato lui a procurarle quell’impiego, ed ora si apprestava ad accompagnarcela . Lei scese alle otto in punto, Giacomo era nella sua mini minor del 1968 color verde bottiglia, con il motore acceso pronto per partire, il traffico al Vomero era scorrevole, lungo la strada le diede i primi dettagli del suo impiego. Era il primo giorno di lavoro per Barbara, avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di capo contabile presso gli uffici amministrativi della Rai di Fuorigrotta a Napoli, così gli disse il giorno prima Giacomo. All’ingresso della tangenziale l’auto, però, prese la direzione opposta a quella della Rai di Fuorigrotta, Barbara si chiese il perché. Era il primo giorno di lavoro per Barbara, c’erano stati dei problemi alla Rai di Fuorigrotta legati ad alcuni problemi con i sindacati, le disse Giacomo, ma le aveva trovato un altro impiego presso il Warner village multisala di via Chiaia come ragioniera. "Beh, comunque è un buon inizio, e i Warner village sono un buon lavoro" si disse Barbara, "e comunque dovrò fare la gavetta" aggiunse, ma quando l’auto prese lo svincolo di S.Giovanni a Teduccio, iniziò ad insospettirsi. Dicevamo, era il primo giorno di lavoro per Barbara, dal Warner village avevano avvisato quella stessa mattina di alcuni problemi nati intorno al suo contratto, così le disse Giacomo mentre con la mini minor verde bottiglia del 1968 percorreva corso Bruno Buozzi, quando l’auto svoltò per il corso Sirena le cose si fecero subito chiare per Barbara. L’auto si fermò vicino ad un negozio con la saracinesca arrugginita e l’insegna rotta, era la Videoteca del corso di Pezzella Ciro e quello sarebbe stato il primo impiego di Barbara. "MA DOVE CAZZO M’HAI PORTATO" urlò Barbara, "vedi amore," disse Giacomo con tono suadente "questa sistemazione è provvisoria ed è un ottimo posto per fare esperienza come segretaria, è in luoghi come questo che si inizia a fare la gavetta, verrò a prenderti verso le 19,00." Fuori pioveva, ma Barbara era troppo incazzata per accorgersene, uscì dall’auto sbattendo la portiera e si fermò vicino alla saracinesca arrugginita, il negozio era ancora chiuso così aspettò sotto la pioggia cercando di proteggersi la testa con la sua borsa di pelle marrone marca "The Bridge", erano le nove in punto ed era in orario. Alle 10,30 qualcuno si degnò a venire per aprire il negozio, era Carmela la moglie del titolare. Carmela nel quartiere era detta a’ sguaiata per via dei suoi modi da carrettiera e del suo modo di vestire da pornostar, Barbara non lo sapeva ma la minigonna sotto il cappotto di pelle arancione, il trucco pesante, i capelli biondo platino e la bocca pesantemente marcata da un rossetto rosso fuoco di lei destarono più di una perplessità. Carmela con un poderoso scatto di reni, tipico dei muratori, alzò la saracinesca a mano, aprì la porta ed entro nel negozio. Il negozio era composto da scaffali a muro riempiti di vecchie custodie di vhs e dvd ormai fuori mercato, in fondo al negozio c’era una scrivania di legno scheggiata e piena di buchi, e dietro ancora c’erano tre porte, una dava su un piccolo ufficio, l’altra su una scala che portava giù in un lugubre seminterrato, e l’ultima era il bagno. Fu in quel momento che Barbara si fece coraggio, entrò e si presentò. "Salve, sono Barbara la nuova segretaria", Carmela si girò di scatto, si tolse gli occhiali da sole a specchio e masticando selvaggiamente una gomma la squadrò da capo a piedi, poi le disse con quel suo vocione da sguaiata "AH! SEI TU QUELLA NUOVA, LA’ STA’ LA MAZZA E LA PEZZA, FAI UNA LAVATA A STO’ PAVIMENTO CHE FA SCHIFO." Barbara inorridì, cercò di balbettare qualcosa, "ma.. ma.. veramente io sono diplomata ed ho anche un master…" "UN CHE!?" sbraitò Carmela, "ALLORA VISTO CHE C’HAI PURE IL MASTER MO’ LAVI ANCHE IL CESSO, INTESI!" poi scomparve nell’ufficio. Barbara trattenne a stento una lacrima ma decise che non si sarebbe fatta scoraggiare, assunse un’aria professionale dopodiché lavò il pavimento ed il bagno in modo altrettanto professionale. Dopo le pulizie Barbara si sedette dietro la scrivania cercando di dare una parvenza di ufficio a tutto quel casino. A mezzogiorno in punto arrivò Ciro, il titolare, avvolto nel suo cappotto di pelle nera stile matrix che faceva pendant con il pantalone e la camicia nera, praticamente era un prete. Non fece neanche in tempo a presentarsi a Barbara che dall’ufficio si precipitò fuori Carmela con aria minacciosa "BASTARDO CHI CAZZ’ ERA CHELLA TROIA CHE STAVA CON TE IERI SERA, T’HANNO VISTO TUTTI QUANTI NEL QUARTIERE…IO T’ACCIR" e si avventò verso di lui con le unghia viola sfoderate, sembrava una leonessa all’attacco. Ciro senza scomporsi evitò le unghiate, la prese per i capelli e con un calcio in culo la sbatté fuori al negozio, " STRONZA MO’ M’HAI ROTTO IL CAZZO, ORA VAI A PIGLIAMI UN CAFFE’ AL BAR, E CAPIT?" disse Ciro con il tono rassegnato di chi vive la stessa scena tutti i giorni. Carmela si rialzò e si diresse verso il Bar urlando e sbracciando, giurando di ucciderlo ora con una pistola, ora con un coltello. "Ciao sono Ciro, il proprietario, tu devi essere Barbara la nuova segretaria" disse presentandosi, Barbara era pallida in volto ed era ancora scossa per quella scenata, " se quella ti rompe il cazzo dimmelo, che la piglio a PACCHERI" concluse Ciro con enfasi. Ad un tratto un’ombra entrò nel negozio era Gennaro detto o’ topo per via del sua costituzione minuta e della camminata curva, era il tecnico addetto alle masterizzazioni pirata di cd e dvd, "AGGIO FATTO TARDI, TENGO DA FARE NU’ CASINO E CD DVD, CI VEDIAMO DOPO" disse Gennaro infilandosi di corsa in quell’angusto sottoscala adibito a centrale di pirataggio. Carmela tornò dopo pochi minuti con il caffè e il sangue agli occhi, diede il caffè a Ciro e si sedette in un angolo senza dire una parola, nessuno parlò per una buona mezz’ora. Alle 13.30 arrivò il ragazzo della pizzeria di fronte con tre splendide pizze fritte e tre birre Peroni gelate. Barbara aveva gentilmente declinato l’invito, dalla sua borsa di pelle marrone marca "The Bridge" tirò fuori la sua barretta di muesli alla frutta con l’1% di grassi della Danone e la bottiglia d’acqua vitasnella senza sodio sempre della Danone, ma dopo il primo morso e il primo sorso si pentì subito di non aver accettato quell’invito. Ciro sparì subito dopo pranzo, Carmela lo seguì a ruota, verso le 15,30 si materializzò all’entrata del negozio un ragazzone alto e riccioluto con in braccio una dozzina di playstation "pezzottati", era Michele detto o’ ngegnere per via della sua laurea in ingegneria informatica, Michele era momentaneamente disoccupato, si arrangiava modificando le playstation che poi rivendeva a tutte le videoteche della zona, era un buon business finché sarebbe durato. "Ciao bella! Dove li metto sti’ cosi?" disse Michele tutto baldanzoso, "ma veramente io non lo so, non so cosa ci faccio qui, io sono diplomata ed ho anche un master…"disse Barbara ormai confusa e avvilita, "non preoccuparti bella, io sono laureato in ingegneria ed ho due specializzazioni, da queste parti si campa così e normale," provò Michele a rincuorarla. A quelle parole Barbara si sentì meglio, quasi rinfrancata, se c’era riuscito lui a inserirsi perché non poteva farlo anche lei, pensò. Michele portò le playstation giù nel sottoscala da Gennaro, e prima di andare via riuscì a farsi dare il numero di cellulare di Barbara, promettendola di chiamarla al più presto. Il resto del pomeriggio stava passando tra vendite di dvd pirata e visite di vù comprà che piazzavano di tutto, quando ad un tratto davanti al negozio di colpo si ferma una volante della guardia di finanza, tre finanzieri ne uscirono velocemente e si infilarono nel negozio, Barbara a quella vista sprofondò nella sua poltroncina in eco pelle, sul volto comparve una smorfia di disperazione, già si vedeva con le manette ai polsi e il suo bel faccino dietro le sbarre di un carcere femminile. Appena entrati il più alto in grado dei tre esclamo, "SIGNORINA DOVE STA’ O’ TOPO!?" Barbara non fece in tempo a rispondere che dal sottosuolo si sentì gridare "MARESCIA’ NU’ MOMENT, ARRIVO SUBITO." Gennaro apparve con uno scatolone pieno di dvd e cd pirata, "TUTTO QUA, E NOI CHE DICIAMO AL COMANDO, CHE ABBIAMO SEQUESTRATO SOLO STA’ MISERIA" disse il graduato visibilmente irritato, "MARESCIA’ NU POCO E PAZIENZA, STAMATTINA HO FATTO TARDI E SONO RIUSCITO A FARE SOLO QUESTI, MA DOMANI, VE LO GIURO MARESCIA’, RECUPERO PURE QUELLO DI OGGI," disse Gennaro con tono dispiaciuto. I tre finanzieri si diedero una rapida occhiata, presero lo scatolone e ritornarono all’auto senza dire una parola. Gennaro tornò giù nel tugurio lasciando Barbara sull’orlo di una crisi di nervi, sarebbe scoppiata di lì a poco quando dalla strada sentì un clacson suonare, era Giacomo con la sua mini minor verde bottiglia del 1968, erano le 19,00 ed era venuto a prenderla. Barbara uscì dal negozio come una furia, al suo tailleur mancava un bottone, il trucco era ormai sfatto ed era tutta spettinata, Giacomo le andò incontro a braccia aperte, "amore come è andata il primo giorno di lavoro?" disse lui sorridendo. Un lampo di follia omicida comparve negli occhi di Barbara, e quando Giacomo fu ad un passo dall’abbracciarla, lei gli sferrò un calcio di inaudita violenza sotto le palle con la punta del suo mezzo stivaletto nero marca Hogan, Giacomo stramazzò al suolo piegato in due, quella fu l’ultima volta che Barbara vide Giacomo. Barbara lasciò subito quel lavoro, ma qualche settimana dopo fu vista all’angolo di via Bisignano, non indossava più il suo bel tailleur di Max Mara ma un tuta di ginnastica bianca e oro della nike che lasciava intravedere il nero del perizoma, il trucco esagerato sotto un cappellino della Ferrari completava il quadro, era li che vendeva dvd e cd pirata su una bancarella di legno, e occasionalmente agli amici fidati, sigarette di contrabbando e hashish. Barbara si era trasferita da Michele o’ ngegnere e vivevano in un basso di via Figurelle, dove lui alla attività di modifica delle playstation aveva aggiunto anche la clonazione di carte di credito e card Sky. Fu così che Barbara, ribattezzata nel quartiere a’ ragioniera, entrò definitivamente e a pieno titolo nel mondo del lavoro del comprensorio S. Giovanni - Barra - Ponticelli.
28/05/2004
Esecuzione.
La falange armata dei martiri camorristici di San Gennaro ha rivendicato la decapitazione dell’impiegato di Pompei ritrovato sulla statale Nola-Villa Literno il giorno 27/05/04, nel comunicato si giustifica il gesto a causa del non rispetto dell’accoppiata ragù-carne-frutti di mare, rigorosamente nell’ordine, che l'impiegato non avrebbe osservato di domenica. L’esecuzione è avvenuta nella pizzeria Ermenegildo (cucina alla mano e prezzi modici), inoltre dell’esecuzione esiste anche un video il quale a breve sarà trasmesso dal canale satellitare napoletano Al Porta Capuano.
N.d.R. Lo so’, non ce lo fatta a non ricamarci sopra, ma la notizia è vera, e come un Iraq, dove un gruppo di infami-bastardi-figli di puttana ha decapitato un americano, anche qui da noi un gruppo di infami-bastardi-figli di puttana ha decapitato un impiegato di Pompei. Ma si sa’, gli infami-bastardi-figli di puttana sono specializzati nel copiare le efferatezze.
28/05/2004
27/05/2004
Blog.
Prima il mio computer era pieno di foto e filmati sconci, ora, dopo avermi aperto il blog, è pieno di scritti e racconti sconci. Così evolvono le cose…
21/05/2004
Blogrodeo.
- Partiron tutti per la singolar tenzone,
- armati tutti con spade di biro e scudi di carta A4,
- eran quattro, come quelli dell’Ave Maria,
- il beone sabaudo, l’indecente meneghina, il nobile toscano e il pezzente napoletano,
- arrivaron lì per spargere il loro verbo,
- magari anche un po’ di spirito e d’incenso,
- e alla fine arrivaron vincitori,
- e seppure non vinsero almeno risero,
- e per culo gli altri presero…
19/05/2004
Martedì.
Siamo quasi arrivati, la strada in lontananza è in fiamme, lingue di fuoco in evidenza, io e il mio socio attraversiamo questo strano inferno fatto di contenitori dell’immondizia che bruciano e sacchetti della spazzatura che esplodono, le volanti della polizia e i vigili del fuoco si godono lo spettacolo, noi pure. All’incrocio un muro di spazzatura alto due metri ci fa strada verso il garage. Il garagista è fuori, sta seduto fra due cumuli di immondizia, aspetta che passiamo per dargli fuoco, stasera tutti bruciano qualcosa. Mentre disarmo la moto, il socio arma uno spinello e tutti e tre ci facciamo compagnia verso casa. Ma poi, alla fine, sto’ cazzo di Kill Bill 2, m’è piaciuto veramente?
17/05/2004
Smokeless.
Se ne parlava già da un po’, alla fine si sono decisi, i vertici aziendali hanno dichiarato guerra al fumo ed ai dipendenti fumatori, operazione smokeless l’hanno chiamata, sapeva tanto di digos stà cosa. E in effetti la campagna era iniziata con e-mail minatorie a tappeto, poi ci furono i passaparola dei vari capetti che minacciavano provvedimenti disciplinari per chiunque fosse stato sorpreso a fumare nei locali aziendali, anche i virus che infestavano i nostri computer erano entrati nel gioco, infatti dopo che ti visualizzavano la solita minaccia di farti scoppiare l’hard disk, ti raccomandavano di smettere di fumare. A tutto questo avevano associato una attività di recupero attraverso psicologi e medici che dovevano aiutare il dipendente a smettere di fumare, un vero e proprio trattamento sanitario obbligatorio per tutti i fumatori. Intanto le mie Winston blue e l’accendino bic erano sempre in bella mostra sulla mia scrivania, un po’ per strafottenza un po’ perché non sapevo dove metterle. Ma il clima era cambiato, le occhiatacce furtive dei delatori erano dappertutto, galoppini rancorosi e lividi giravano per gli uffici con il solo desiderio di scovare qualche collega sul fatto per poi sputtanarlo a qualche supervisore, stì vili. Avevo pensato di fare il bravo per un po’ sperando che stà cosa si estinguesse da sola, ma dopo le prime ore senza fumo venivo colto dalle inevitabili crisi d’astinenza accompagnate da strane allucinazioni, mi ero ormai convinto che truppe di colleghi vestiti di nero con maschere antigas e armati di estintore mi stessero braccando. Alle 11,00 in punto ruppi gli indugi, presi una Winston e me la fumai tutta d’un fiato vicino alla finestra, quella più lontana da occhi indiscreti, giusto per togliere l’occasione a qualche stronzo. Ma la cosa non ha funzionato, il giorno seguente ricevetti una e-mail dall’ufficio del personale, dovevo recarmi da loro al 21esimo piano per importanti comunicazioni, ero fregato, qualche verme aveva fatto la spia. Mi avviai con noncuranza verso l’uscita tra gli sguardi compiaciuti ed eccitati dei vermi-spioni. Dal 21esimo piano non veniva mai niente di buono, solo contestazioni, richiami e crazziatoni vari, dal piano terra al 18esimo piano tutti gli uffici avevano fuori le targhette con il nome dei colleghi che l’occupavano, dal 18esimo fino al 25esimo piano gli uffici avevano fuori le targhette con solo la sigla del reparto, senza i nomi dei colleghi, gli uffici dovevano rimanere anonimi, era fatto apposta, chi ti colpisce non ha mai un nome, un po’ come le bestemmie e i fulmini. Al 21esimo piano trovai quasi subito l’ufficio dove dovevo presentarmi, la targhetta fuori diceva W.RU.RT/S1 non sapevo assolutamente cosa significasse quella sigla ma già la odiavo, bussai ed entrai. Nell’ufficio c’erano tre dottoresse in non so’ quale laurea, probabilmente avevano contratto lauree in indirizzi inutili tipo sociologia o archeologia, sono sicuro che avevano contratto anche la candida e lo scolo. Mi avvicinai alla più brutta, perché è sempre la più brutta, quella più rognosa, che deve comunicarti le cattive notizie.
Salve sono Esposito, m’avete mandato a chiamare.
Signor Esposito, lei è a conoscenza della campagna aziendale antifumo?
Si, ne sono a conoscenza.
Signor Esposito, lei è stato sorpreso a fumare nei locali aziendali, lo sa questo?
Si, lo so. [Sporchi spioni]
Capisco, e nonostante i divieti le ha fumato lo stesso nei locali aziendali.
Avevo voglia di fumarmi una sigaretta, e comunque l’ho fatto lontano dal posto di lavoro e vicino ad una finestra.
Capisco, è una giustificazione questa signor Esposito?
No, e che c’avevo voglia di fumare. [Fottiti brutta baldracca]
Capisco. [Capisce tutto stà stronza]
Si sieda signor Esposito.
Grazie.
Avevo le sigarette e l’accendino nella tasca posteriore dei Jeans, prima di sedermi le tolgo e le metto sul tavolo della dottoressa. Ma subito dopo cambiava tutta la scena, le altre due che a stento m’avevano degnato di uno sguardo quando sono entrato, ora mi fissano con una strana espressione, anche la tizia con cui stavo parlando sembra agitata, ad un tratto un misto di agitazione ed eccitazione animava quelle tre femmine.
Posso! - Fa la dottoressa, quella brutta, indicando le sigarette, sembra che abbia l’acquolina in bocca.
Prego si serva. - Faccio io di rimbalzo.
Come in ipnosi la dottoressa brutta si prende una delle mie Winston e scompare nelle scale d’emergenza. Le altre due, dopo un attimo di smarrimento, si servono da sole e la seguono. Alcuni istanti dopo orde di persone dagli altri uffici entrano e prendono d’assalto le mie Winston. Ora il piano e vuoto, sono tutti al cesso o in mezzo alle scale a fumare. Mi rendo conto che la conversazione è finita, dal pacchetto sfilo l’ultima sigaretta, quella sopravvissuta all’attacco di quegli assatanati, esco dall’ufficio con quella tra le labbra. Lungo il corridoio una folla di colleghi si apre in due al mio passaggio, sono tutti quelli che m’hanno scroccato le sigarette, hanno lo sguardo basso e la faccia abbruttita dai sensi di colpa, ci passo in mezzo senza degnarli di uno straccio d’attenzione. L’ascensore è già al piano, entro dentro e mentre le porte si chiudono mi accendo l’ultima Winston tra gli sguardi sbigottiti di tutti. Andavo via con la sensazione che l’operazione smokeless nella mia azienda era fallita.