28/10/2004
Psicologia
La psicologia viene incontro a chi ha problemi della sfera emotiva, dove i sentimenti di rabbia, paura e incertezza influenzano in particolare modo la sfera dell’inconscio e quella della sessualità. Uno dei metodi più usati per far emergere le angosce latenti nell’animo è l’interpretazione dei sogni. Questa materia ha sicuramente prodotto più risultati nelle donne affette da questi disturbi.
Se sognate ragni che entrano nella vostra bocca, lo potete associare tranquillamente al sesso orale.
Se sognate serpenti pelosi che vi mordono il pube lo potete sicuramente associare al coito vaginale.
Se sognate scimmie che vi saltano allegramente sulla schiena è da attribuire alla necessità di sesso anale.
Se sognate di smarrirvi in un bosco oscuro, dall’aria ostile, è di certo dovuto alla volontà manifesta di farvi violentare e stuprare da uno sconosciuto.
Se sognate di smarrirvi in un bosco, dove delle scimmie vi saltano sulla schiena e contemporaneamente un serpente vi morde la fica e un ragno vi entra in gola, allora sicuramente siete delle inguaribili zoccole. Nel qual caso lo psicologo potrà solo consigliarvi di uscire di casa e di fottervi il primo idraulico o muratore disponibile.
23/10/2004
Percorsi
Siori e siore, ecco a voi il terzo cortometraggio di Cattive Inclinazioni dal titolo Percorsi, e come per gli altri due l’ingresso è libero mentre birra e pop-corn sono sempre gratis, server di Supereva permettendo…
21/10/2004
Moto
Via delle Repubbliche Marinare ore 08,20, sto andando al lavoro in moto. D’un tratto un tizio su uno scooter mi si avvicina e, riferendosi alla mia moto, mi fa:
Tizio in scooter – Uè bello! Ma lo sai che ne ho una uguale sul mobile di casa.
Io in moto – Cazzo! Deve essere bello grande sto’ mobile.
18/10/2004
Video
Oramai la cosa m’aveva preso la mano, mi sentivo un novello Fellini o Bertolucci e perciò mia moglie doveva chiamarmi maestro. Tutto questo a causa della fissa dei cortometraggi amatoriali che m’aveva preso. Li facevo tutti con la mia videocamera, ogni occasione era buona per girarne uno. Ma la notizia s’era diffusa ed era arrivata fino mio cognato Gino, detto Gino del Lago, cantante neomelodico. Gino mi chiese di girargli il video del suo ultimo brano intitolato "anema e cozze" lui diceva che sarebbe stato un successone ma che serviva un video da far passare a qualche emittente locale per fare pubblicità al pezzo. Ero fermamente deciso a rifiutare l’offerta, figurarsi se io, provetto regista, m’abbassavo a girare un video d’un cantante napoletano. Ma quando lui, come controparte, decise di regalarmi un televisore 32 pollici di dubbia provenienza capii che non era il caso di irrigidirsi ed accettai l’offerta, il sessantasei percento dei televisori rubati in Italia risultano essere modelli a 32 pollici. L’appuntamento era alle sei del mattino sotto casa mia, era gennaio e faceva un freddo boia. Venne a prendermi con la sua fiat tempra station wagon con l’impianto a gas, con lui c’erano anche la moglie e la figlia dodicenne, avevano tutti e tre un impermeabile addosso e una strana aria, si scambiavano continuamente strani segni come per ripassarsi qualcosa. Cercavo di dormire un po’ sul sedile posteriore durante il tragitto ma le perdite dell’impianto a gas mi tenevano sveglio, così mi misi ad armamentare con la videocamera per far passare il tempo, il ventinove percento degli impianti a gas italiani lamentava perdite di gas. Eravamo diretti al centro direzionale di Napoli, il luogo prediletto di tutti i cantanti neomelodici, il settanta percento dei loro video era girato lì e noi non facevamo eccezione. Parcheggiammo nei pressi del commissariato di polizia, poi ci dirigemmo verso la grande piazza deve c’era quell’enorme mappamondo di marmo che stava a significare non so cosa, il cinquanta percento dei centri direzionali sparsi nel mondo aveva un enorme mappamondo di marmo. Ma qualcuno ci aveva preceduto, sotto il mappamondo trovammo una troupe ben organizzata in procinto di girare, era la troupe di Gino del Mare, altro cantante neomelodico, il quaranta percento dei cantanti neomelodici faceva di nome Gino. Sto’ tizio aveva avuto un certo successo anni fa con il brano "zeppole e panzarotti" e per questo era inviso a mio cognato, non perdevano occasione per pigliarsi a mazzate loro, e quasi stavano venendo di nuovo alle mani sennonché un fonico non propose di risolvere la contesa con una monetina, testa avremmo preso la fontana adiacente alle torri enel, croce l’avrebbero presa loro. Purtroppo venne croce, così fummo costretti a ripiegare per la fontana vicino alla torre telekom, era una grande vasca quadrata con le mattonelle azzurre e blu, ma era senz’acqua e piena di sporcizia. Senza perdersi d’animo Gino, moglie e figlia si tolsero l’impermeabile, volevano iniziare a girare, loro. Da sotto l’impermeabile Gino se n’era uscito con un completo blu cobalto e cravattino giallo, moglie e figlia invece indossavano un improbabile costume simil-hawaiana. Il freddo era pungente, la telecamera mi tremava in mano, ma loro erano troppo impegnati nei preparativi per sentire freddo. Dall’impermeabile Gino prese un microfono finto, eravamo pronti, lui avrebbe cantato, moglie e figlia avrebbero ballato ed io avrei ripreso il tutto. Certo, niente a che vedere con la troupe di Gino del Mare, lui s’era portato cameraman, fonico, mixer, fotografo, noi non avevamo nemmeno uno stereo da cui far partire la base musicale. Ad un cenno di Gino iniziai a filmare, avevamo anche un pubblico, sulle panchine di pietra intorno alla fontana c’erano barboni di varie nazionalità che avevano passato la notte lì. I quarantaquattro percento dei barboni della zona faceva la spola tra il Centro Direzionale e Piazza Garibaldi. All’inizio ci guardavano increduli, poi man mano si sciolsero ed iniziarono ad applaudirci facendo un tifo da stadio, si credevano in diretta televisiva loro e perciò cercavano di darsi un contegno, c’era chi si pettinava con un cartone, chi si lavava il viso facendosi sputare in faccia dal barbone affianco, chi si puliva la dentiera con la canottiera marroncina che una volta doveva essere bianca ecc. Gino, nel silenzio e senza musica, ballava e saltava come un indemoniato, moglie e figlia anche, ma non c’era coordinazione nei loro movimenti, in pratica ognuno ballava per conto proprio. Ma tutto quel movimento doveva aver allarmato qualcuno, fatto sta’ che una volante della polizia arrivò a sirene spiegate, e dopo averci chiesto i documenti ci portarono via tra i fischi e le proteste dei barboni. Al commissariato ci contestarono, nell’ordine, i seguenti reati:
Sfruttamento della prostituzione (moglie di Gino).
Pedofilia (figlia).
Circonvenzione d’incapaci (io).
Mancato pagamento S.I.A.E. (Gino).
Alla fine ce ne uscimmo con una multa per divieto di sosta e il relativo sequestro dell’auto, avevamo parcheggiato nell’area riservata ai poliziotti e loro per ripicca l’avevano fatta portar via dal carro attrezzi, il trentadue percento delle multe per divieto di sosta in Italia si conclude con il sequestro dell’auto. Quel video non fu più completato, dopo quell’esperienza appesi definitivamente la telecamera al chiodo e mia moglie tornò a chiamarmi di nuovo con il mio nome. In compenso avevo cambiato mestiere, ora facevo l’impresario di cantanti neomelodici e fra i tanti cantanti che lavoravano per me c’erano anche Gino mio cognato e Gino del Mare. E un po’ per ripicca e un po’ per cattiveria facevo di tutto per farli cantare insieme, era un piacere vederli a fine spettacolo che si pigliavano a mazzate tra gli applausi della folla. A proposito, il diciassette percento delle feste di piazza a Napoli finisce in rissa.
14/10/2004
Caparezza
E’ ufficiale! Il cantante Caparezza e il negro che fa la pubblicità della birra Bud (quello che si mette il cane in testa per intenderci) sono la stessa persona.
11/10/2004
Link
Il lavoro per creare sto’ sito è durato più del previsto, ora non mi resta che pubblicarlo sul web, ma l’ftp non mi riesce in nessun modo. Sapevo che in giro c’era un nuovo virus che stava bloccando tutti i server, l’avevano chiamato Anatema 666, si diceva che a crearlo fosse stato un ex prete convertitosi alla chiesa di Charles Manson, sembrava inarrestabile stò virus. Dopo l’ennesimo tentativo un banner nascosto mi reindirizza su un strano sito dove l’unico colore presente è il bianco, lampeggiante e pulsante, sembra ipnotico. D’un tratto compare una scritta a caratteri gotici, è lui, Anatema 666, che cerca di fottermi il computer. Devo spegnerlo, prendo il mouse e una strana scossa elettrica mi colpisce stordendomi per alcuni secondi, l’unica soluzione è staccare la spina, lo faccio e finalmente il computer muore. Fanculo il lavoro, lo finirò più tardi semmai mi riuscirà di ripristinare il computer da quel fottuto virus, ora devo solo cercare di riprendermi da quella scossa che m’ha lasciato una strana sensazione dentro e un gran male agli occhi. Forse sono ancora intontito, fatto sta’ ora vedo tutti i colori alterati, come se indossassi degli occhiali da sole. Scendo in strada per prendere un po’ d’aria, ma continuo a vedere strane cose, tutte le persone che incontro hanno un colorito bluastro e in più noto una strana aureola verdina che avvolge i loro corpi. Mentre cammino urto un grassone basso e pelato, in un istante lo vedo trasformarsi, la giacca e la cravatta che indossa si dissolvono, ora gli si materializzano addosso un pantalone e un corpetto sadomaso in latex nero con catene e maschera, poi, passati alcuni secondi, gli si ricompongono addosso la giacca e la cravatta di prima. La scossa deve avermi tramortito più del previsto, ora soffro di allucinazioni, bisognerà che vada a farmi curare. Lungo la strada incontro Giacomo, gli stringo la mano per salutarlo ma subito dopo quella trasformazione si ripete, ora Giacomo non indossa più jeans e T-shirt, ma un attillato tailleur nero, tacchi a spillo e una parrucca rossa. Continuo a stringergli la mano, sono irrigidito, sono così sconvolto che con uno spintone lo allontano da me, e in quel momento, proprio come il grassone, Giacomo mi ritorna vestito come prima con jeans, T-shirt e tutto. E’ pazzesco, ma sembra che tutte le persone si siano trasformate in una sorta di link e che basta toccarli per arrivare al loro collegamento che altro non sono che le loro più profonde e inconfessabili inclinazioni, e che vengono fuori dopo il mio tocco. Sto veramente male, devo correre immediatamente in ospedale, e invece no, mi dirigo verso casa, nella corsa urto un tizio che sembra un manager d’azienda, mi diventa un barbone alcolizzato, urto una suora, mi diventa una sconcia battona, urto un militare, mi diventa un maniaco nudo con l’impermeabile. Finalmente arrivo a casa, entro e chiudo la porta a chiave, mi avvicino tremando al grande specchio del corridoio, mi guardo, mi controllo, anch’io ho quello strano colorito bluastro e l’aureola verdina, ora ho veramente paura. Ma la curiosità è forte, voglio toccarmi, voglio sapere quali sono le mie più perfide e cattive inclinazioni, si, le voglio conoscere. Ma nell’istante in cui sto per toccarmi, nello specchio vedo il mio colorito bluastro e l’aureola verdina sbiadire fino a svanire, d’un tratto, così com’è venuta, ho perso sta’ bizzarra facoltà. Esco di nuovo in strada, mi sento sollevato, eppure mi maledico per non essere stato capace di toccarmi in tempo, conoscere le mie più nascoste tendenze. In strada è tornato tutto alla normalità, le cose, le persone, tutti hanno riacquistato i loro colori originali. In piazza incrocio ancora Giacomo, gli stringo di nuovo la mano, niente, ora non accade più niente, lo saluto e vado via, ma mentre m’allontano mi viene in mente una cosa , mi giro e lo chiamo:
"Ehi Giacomo, guarda che la parrucca rossa non ti dona mica, sai!!"
01/10/2004
Simone
Le porte sono aperte,
il percorso è finito e tu ci sei.
Tu piangi ed esisti,
tu respiri ed esisti,
ti muovi ed esisti.
Il vagito rimbomba nella stanza,
oltrepassa il corridoio, l’edificio, la città,
si spande nel celo, raggiunge l’universo e con esso si fonde.
E in quell’istante siamo tutti sospesi, immobili, inermi.
Poi la terra freme, la luna si spezza e le stelle impazziscono
e tutto il creato si ferma ad ammirare quella meraviglia
…chiamata Simone.