28/04/2005
Momenti
Momenti
Nascono così quei momenti, torni a casa schifato dal mondo, lo lasci fuori la porta e ti siedi sul divano. In testa ti ronza qualcosa, è un tappeto di note, pianoforte ed archi, il suono è bellissimo, non smetti di ascoltarlo. Poi ti guardi attorno e t’accorgi che il suono proviene da loro. Ti specchi nei loro occhi, son meravigliosi quegli occhi, solo allora ricordi d’essere una persona, un uomo. Oltre la parete vedi miserie e tristezze, rabbia e odio, non li fai entrare. Ma non puoi fare a meno di guardarlo, il mondo, c’è ancora linfa la fuori, non è ancora finita. Allora ti metti alla finestra e annusi l’aria, aspetti che il vento cambi direzione, aspetti che quel succo cada dal cielo e ti accarezzi la faccia, la brami quella linfa vitale, ne hai ancora bisogno. Intanto ti guardi morire, a poco a poco. Nascono così quei momenti, torni a casa schifato dal mondo, lo lasci fuori la porta e ti siedi sul divano
…poi ti metti a scrivere.
25/04/2005
Ricordi
Ricordi
Quand’ero piccolo mi piaceva andare a scuola, specialmente a quella elementare, ma questa è un’altra storia. A scuola mi ci portava sempre mia madre, alle otto in punto varcavo il cancello poi alle quattro tornava a prendermi. Un giorno, però, la cosa cambiò. Ero in terza elementare quando mio padre cominciò a venirmi a prendere il pomeriggio, ma solo il martedì e giovedì. Io ovviamente ero contentissimo perché questo mi permetteva di non prenderle dai ragazzi che m’aspettavano fuori la scuola per picchiarmi. Mio padre si presentava a scuola sempre elegante è profumato, le maestre ne erano estasiate e questo mi rendeva benvisto da loro, quelle racchie facevano a gara per poter parlare con lui. Però non tornavamo mai subito a casa, passavamo prima da una parrucchiera che stava in una villetta vicino alla spiaggia. Mio padre diceva che andava li per farsi lo shampoo e in genere ci metteva sempre un’oretta, inoltre diceva che se m’azzardavo a spifferare tutto alla mamma lui m’avrebbe pestato a sangue. Io non capivo perché si arrabbiava così tanto per uno shampoo e non capivo perché non me lo faceva fare anche a me visto che avevo sempre i capelli lunghi e sporchi. Ero incuriosito da quel via vai di uomini tutti agghindati a festa, entravano con una faccia tesa e guardinga e ne uscivano rilassati e raggianti, spesso fumando una sigaretta. Anche mio padre si comportava allo stesso modo. Pensai che doveva essere veramente brava. La parrucchiera era un donnone grande e imponente, aveva lunghi capelli neri e mani curate piene di braccialetti ed anelli, addosso portava sempre vestitini troppo corti e troppo trasparenti, quando passava lasciava dietro di se una intensa scia di profumo alla violetta. Prima di far entrare mio padre lei mi dava sempre una barretta di cioccolata, poi mi portava nella stanza della figlia Luisella per farmi giocare con lei. Luisella era una bambina di otto anni, aveva i gli stessi capelli della madre ma non le mani curate, anzi a voler essere sinceri era magra e sciatta e vestiva sempre di nero o di blu, non profumava come la madre ma, al contrario, puzzava come un cane bagnato. Quell’ora passata con lei era un vero tormento, mi costringeva a giocare con le sue bambole mentre io volevo giocare a pallone nel giardino. Sono passati tanti anni da allora, col tempo sono riuscito a perdonare mio padre per quello che aveva fatto…SI TI HO PERDONATO, BRUTTO FIGLIO DI UNA GRAN PUTTANA, PER AVER RIEMPITO DI CORNA MIA MADRE…ma per quelle ore inutili passate con quella stupida bambina non lo perdonerò mai. Luisella la rividi qualche giorno fa, era così cambiata che stentai a riconoscerla. Ero sulla spiaggia con mio figlio non lontano da casa sua, quando lei mi apparve in tutto il suo splendore, indossava un tailleur grigio attillato e tacchi a spillo, di quella bambina brutta e sciatta non era rimasto più niente, tranne i capelli lunghi e neri. Luisella ora era una donnona tutta curve come la madre, il suo incedere elegante ed altezzoso faceva contrasto con la bruttezza di quella bambina che portava con mano, doveva essere sua figlia. La vidi rincasare nella villetta della madre, c’erano ad aspettarla un bel gruppetto di uomini tutti eleganti e dalle facce tirate. Mi venne naturale avvicinarmi a loro, seppi da qualcuno che Luisella aveva rilevato l’attività della madre, ora c’era lei a fare la parrucchiera, e con successo visto il movimento. Entrai anch’io. In fin dei conti ero un vecchio amico, e in nome dei vecchi tempi, mi feci fare uno “shampoo” gratis mentre mio figlio giocava con la sua bambina.
18/04/2005
Nosing
Nosing
Scena 1
Il biglietto da visita parlava chiaro, "Silvano Damiani - Hot Stuff Production s.r.l. – Promo e Casting - Centro Direzionale - Isola G5 – Napoli" dietro, scritto a penna, c’era un numero di telefono. Mario e Anna si guardarono in faccia seriosi e dubbiosi, quel biglietto stava sulla credenza della cucina da settimane, insieme alle bollette del gas e del telefono non pagate, facevano finta di ignorarlo ma adesso dovevano decidersi. Diventare attori era stato sempre il loro sogno, appena diplomati se ne andarono a Roma all’accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, lì diedero corpo e sostanza al loro amore per il teatro e il cinema. Dopo anni di sacrifici riuscirono a diplomarsi là dove erano passati Vittorio Gassman, Adolfo Celi, Nino Manfredi e più recentemente Margherita Buy e Sergio Rubini, poi tornarono a Napoli per calcare le scene e diventare famosi, almeno così credevano loro. Ma le audizioni si susseguivano ed i rifiuti pure, nelle compagnie più importanti non c’era sbocco e in quelle minori riuscivano ad ottenere solo piccole parti di poca importanza, l’entusiasmo iniziale aveva fatto spazio alla disillusione e alla frustrazione, avevano capito che in quel mondo non avrebbero mai sfondato. La svolta avvenne casualmente una sera, era la cena d’addio all’ennesima sfigata compagnia teatrale, la tournée era stata un disastro e la compagnia s’era sciolta prima del previsto. In quel ristorante a Santa Lucia l’atmosfera era irreale, le facce dei commensali erano lacerate dai rimorsi e dai sensi di colpa e nemmeno le risate goliardiche e le battute a doppio senso riuscivano a rianimare la serata. Mario e Anna lo notarono in fondo alla sala, non l’avevano riconosciuto tanto era cambiato, era Michele, un vecchio compagno di corso dell’accademia, non si vedevano dai tempi del diploma, era accompagnato da una ragazza dai tratti slavi, tutte curve e vestita come una battona. Mario e Anna si avvicinarono al tavolo con diffidenza ma appena Michele li riconobbe si sciolsero tutti in saluti ed abbracci in nome dei vecchi tempi. Consumati i convenevoli Michele raccontò loro che dopo una breve esperienza come attore teatrale s’era dedicato anima e corpo al cinema hard, ora era un attore affermato e non se la passava per niente male. Disse che era a Napoli per girare un film porno e la ragazza accanto era la sua partner. Anna e Mario appresero con disgusto quella rivelazione, per loro Michele aveva tradito tutto quello per cui avevano lottato, ma quando lui, con un sorriso sornione, fece vedere quanto aveva guadagnato l’anno precedente, impallidirono all’istante. Era una cifra a cinque zeri. Michele aveva capito subito che Mario e Anna navigavano in brutte acque e quindi fece loro un discorsetto diretto e senza fronzoli.
- - Dovete capire che nel mondo del teatro non c’è spazio per tutti, però, volendo, altri sbocchi artistici alternativi e altamente remunerativi sono possibili, bisogna solo cambiare mentalità - disse Michele buttando giù un sorso di vino.
Prima di andare via passò loro un biglietto da visita, disse che era un produttore suo amico che cercava nuovi volti da lanciare nel mondo del porno, bastava solo chiamarlo e fare il suo nome, lui avrebbe pensato al resto.
Scena 2
Mario andava avanti e indietro nervosamente, il suo naso aquilino fendeva l’aria come una sciabola affilata, Anna era appoggiata al frigorifero con il biglietto da vista in mano, lo teneva come se dovesse scoppiare da un momento all’altro.
- - Beh cazzo facciamolo! Almeno guadagneremo un po’ di soldi velocemente, e se la cosa non funziona potremo sempre smettere – disse Mario scatarrando nel fazzoletto.
- - Sentimi bene, io non ho studiato così tanto per finire a fare la zoccola, ho una dignità, io – rispose Anna alterandosi senza convinzione.
- - Lo so, sei delusa e sconfortata però prendila così, è solo un’audizione, ne abbiamo fatte tante, questa sarà l’ennesima anche se particolare – replicò lui mentre selezionava le cifre sul telefono di casa.
Dall’altro capo rispose il produttore in persona, non sembrava meravigliato della chiamata, probabilmente Michele aveva già parlato di loro. Presero appuntamento per il pomeriggio stesso, dovevano vedersi per un provino negli studi al centro direzionale di Napoli. Nella vesuviana che li portava all’appuntamento l’ansia e la paura rimbombavano più del treno stesso, più s’avvicinavano a quell’edificio e più i dubbi e le perplessità aumentavano, quelle sensazioni, però, svanirono subito appena bussarono alla porta. Li accolse un ragazza alta e bionda che torturava senza espressione una gomma da masticare, doveva trovarsi lì anche lei per un provino, pensarono. La saletta d’aspetto era vuota, non c’era nessuno, l’arredamento era molto vintage, ricordava il set di un film porno anni settanta e probabilmente lo era stato. Aspettarono pochi minuti, poi la bionda tornò e li condusse nell’ufficio del produttore. Damiani era un piccoletto pelato e baffuto sulla cinquantina, la sua grisaglia grigia faceva contrasto con la scrivania color senape, se ne stava sprofondato in una poltrona di pelle troppo grande per lui.
- - Michele mi ha già parlato di voi - disse il produttore mentre s’accendeva un toscanello all’anice.
- - Però prima del provino vorrei conoscere un po’ la vostra storia professionale e le vostre caratteristiche –
Michele tra una scatarrata e l’altra cominciò a snocciolare il curriculum vitae suo e quello di Anna, vantò il diploma alla scuola d’arte drammatica e le compagnie teatrali dove avevano lavorato. Damiani ascoltava quelle parole con finta attenzione, aspirò una lunga boccata dal sigaro poi interruppe bruscamente Mario.
- Mi scusi, non vorrei sembrarle rude, perché mai dovrei scritturarla? -
Mario si bloccò all’istante, capì che delle loro esperienze non gliene fregava niente, guardò sconfortato Anna, poi si slacciò la cintura, aprì la patta, abbassò i pantaloni, il boxer e tirò fuori un enorme cazzo lungo circa trenta centimetri e di diametro almeno quattro, lo sbatté con forza sulla scrivania facendola tremare. Il produttore tossì affogandosi con la boccata di fumo.
- - FANTASTICO! LEI E’ SCRITTURATO – poi, riacquistando un tono professionale e distaccato, si rivolse ad Anna.
- - Ehm…e lei signorina, perché mai dovrei scritturarla? –
Mario fece un cenno, Anna annuì e si mise in ginocchio, poi spalancò la sua bocca ed iniziò ad ingoiare quell’enorme montagna di carne, arrivata ai testicoli si fermò un attimo, fece scivolare la lingua fuori poi ingoiò pure quelli. Sembrava un’enorme anaconda che ingoiava la sua preda, roba che neanche i fachiri del circo sapevano fare. Damiani perse la calma e scattò in piedi in un fragoroso applauso.
- - FANTASTICO! FANTASTICO!! SIETE SCRITTURATI ENTRAMBI – prese il telefono e compose un numero.
- - Ascolta sono Damiani, manda via il nigeriano e le due puttane russe, ora ti mando due persone, sono nuove del campo ma t’assicuro che hanno tutte le carte in regola per diventare delle stelle dell’hard. Iniziano adesso -
Scena 3
Damiani riattaccò che era tutto sudato, diede a Mario le chiavi della sua auto insieme ad un indirizzo, disse loro che dovevano presentarsi subito lì per girare il loro primo film porno. Mario e Anna erano ancora frastornati dalla velocità degli eventi, ma non si persero d’animo, presero le chiavi e l’indirizzo e si avviarono nel garage. L’auto era una fiammante BMW 520 color argento, Mario non aveva mai guidato nulla di simile, il fascino di quei soldi cominciavano a fare presa, neanche Anna ne era immune. L’indirizzo li portava a Baia Domizia, un piccolo paese in provincia di Caserta, famoso soprattutto per la produzione di mozzarella e la prostituzione extracomunitaria. Presero la tangenziale verso Pozzuoli e poi la superstrada per Villa Literno, arrivati a Baia Domizia si fermarono davanti ad una fermata dell’autobus per chiedere informazioni. Sotto la pensilina c’erano un negro e due bionde dai tratti slavi, indossavano lunghi impermeabili che lasciavano intravedere strani abiti succinti e trasparenti. I tre si avvicinarono all’auto e quando videro l’indirizzo scritto sul foglio di carta cominciarono a riempire l’auto di calci e sputi, Mario impaurito mise la prima e sgommò.
- - Porca troia! Quando si dice la sfiga, quei tre dovevano essere gli attori cacciati da Damiani per telefono – disse Mario riprendendosi dallo spavento.
Trovarono il loro indirizzo in vialetto pieno di buche e senza illuminazione, la strada portava al mare ed era costeggiata da numerose villette tutte disabitate, tranne una. In quella c’erano luci accese e auto parcheggiate nel giardino, senza dubbio era quello il posto. Parcheggiarono all’esterno ed entrarono, gli venne incontro il regista, uno spilungone dai capelli lunghi e la faccia butterata, somigliava a John Holmes ma probabilmente non ne aveva l‘attrezzatura, forse per questo faceva il regista.
- - Salve, siete in ritardo, dobbiamo iniziare subito le riprese, la casa è affittata per un giorno e dobbiamo concludere entro stasera – fece il regista portandoli in una stanza adibita a camerino.
Mario e Anna si spogliarono lentamente cercando di capire cosa indossare, sparsi in po’ dappertutto c’erano reggiseni, perizomi, stivaloni e collari. Anna optò per un abbigliamento classico; corsetto, stivali e reggicalze. Mario invece azzardò un abbigliamento sadomaso con una tuta in latex aperta sul davanti. Il regista entrò e li condusse sul set, mentre li accompagnava spiegò loro alcune cose.
- - Dunque ci saranno tre scene, la prima scena sarà una fellatio di Mario ad Anna, la seconda scena sarà di sesso vaginale e la terza sarà di sesso anale dove alla fine Mario verrà sulla schiena di Anna, inoltre voi avete bisogno di due nomi d’arte. Tranquilli li ho scelti io per voi, Anna sarà Butt Spencer, Mario invece Terence Hell, è tutto chiaro? – disse il regista velocemente.
- - Si, tutto chiaro – risposero in coro, già si vedevano nelle locandine dei cinema hard: "Butt Spencer e Terence Hell, le nuove star del cinema hard italiano."
Scena 4
Il set era piazzato nel salone principale, ad aspettarli c’erano il tecnico delle luci e il cameraman, avevano piazzato il letto proprio in mezzo alla stanza, un grosso letto circolare pieno di cuscini e falli di plastica. Anna guardò quei falli con preoccupazione, Mario invece non la smetteva di starnutire. Ascoltarono le ultime raccomandazioni con rassegnazione poi, liberandosi degli ultimi scampoli di pudore, salirono sul letto. Ormai erano in ballo. Il regista fece sistemare le luci e ordinò al cameraman di stare pronto.
- - Mario, avvicinati ad Anna e comincia a leccarle la figa - disse il regista facendo segno di iniziare le riprese.
Mario obbedì e iniziò a leccarla tra le gambe. Il cameraman si muoveva attorno al letto alternando le zoomate con i primi piani. Mario improvvisamente si voltò per starnutire, la violenza dello starnuto gli fece chiudere gli occhi, quando li riaprì s’accorse d’aver colpito in pieno la telecamera.
- - Cazzo! Mario non ci siamo, così facciamo notte – disse il regista fermando la scena.
- - Lo so, ‘sto raffreddore non mi da tregua, cercherò di controllarmi – rispose lui soffiandosi l’enorme naso con un fazzoletto di carta.
Il regista fece segno al cameraman di ripartire, Mario aveva rimesso la faccia tra le gambe di Maria, ma qualcosa non andava, mentre la leccava il naso continuava a colare, e stavolta nella vagina di lei.
- - …Deficiente! mi stai scatarrando nella figa…ma sta attento, cazzo!…- disse Maria a bassa voce.
- - …Non c’è la faccio, il raffreddore è troppo forte…- rispose Mario con un filo di voce proveniente da quell’apertura .
- - …E tu saresti Terence Hell la nuova stella del porno? Non sei nemmeno capace di leccarmi la figa come si deve, sei solo un povero fallito…- replicò sprezzante lei.
A quelle parole Mario si infuocò tutto, alzò la testa e fulminò Anna con lo sguardo.
- - Adesso ti faccio vedere io chi è il fallito brutta puttana –
Mario prese con le dita le grandi labbra della vagina e le allargò a dismisura, poi c’infilò dentro il grosso naso e scatarrò con tutta la sua forza. Schizzi di muco e saliva volarono dappertutto raggiungendo anche la troupe. Anna diede un calcio in faccia a Mario facendolo ruzzolare fuori dal letto, quando girò lo sguardo sulla vagina vide che era riempita di muco, caccole e sangue.
- - BRUTTO BASTARDO, MA CHE CAZZO HAI FATTO!! – gridò lei mentre cercava di pulirsi.
Il regista rimase pietrificato, la scena l’aveva lasciato a bocca aperta, poi si sbloccò.
- - CAZZO! FERMA TUTTO…NO!…NON TI FERMARE…CONTINUA A RIPRENDERE…RIPRENDI TUTTO! - farfugliò al cameraman.
- - NON S’ERA MAI VISTO NIENTE DEL GENERE IN UN FILM PORNO E NOI L’ABBIAMO FATTO PER LA PRIMA VOLTA, GLI DEVO DARE UN NOME A ‘STA COSA, E SUBITO! - preso dall’ispirazione si rivolse ai due collaboratori.
- - COME SI DICE NASO IN INGLESE ? –
- - NOSE! – gridò quello delle luci. -
- - GRANDIOSO, ALLORA DOPO IL FISTING, IL PISSING E LO SHITTING NOI OGGI CREIAMO UN NUOVO GENERE HARD, IL NOSING, ED E’ TUTTO MERITO VOSTRO – disse con orgoglio il regista indicando i due.
Mario e Anna si guardarono allibiti, non credevano alle loro orecchie, da quella bizzarra lite lui se n’era uscito con quella cosa. Sembrava un’assurdità, ma ripensando a tutti quei generi hard che circolavano, quell’idea non sembrava poi così cattiva. Già vedevano le locandine fuori ai cinema porno: "Butt Spencer e Terence Hell, la nuove stelle del cinema hard e creatori del NOSING, il nuovo genere tutto italiano." Il titolo era perfetto e il richiamo patriottico suonava benissimo. Il film fu un clamoroso successo e i due ottennero fama e gloria a livello mondiale. Da allora Mario si tenne stretto il suo raffreddore e non lo curò più.
14/04/2005
Sei disperato
Sei disperato...
quando per non perderti i post inizi a scriverli sul telefonino.
11/04/2005
Matrimoni
Matrimoni
Matrimonio numero 148. Assieme all’invito arrivò anche una lettera dal "Ministero dei crociati per la lotta cristiana nel mondo", era firmata dal ministro Buttiglione. La lettera diceva che se entro l’anno partecipavamo al matrimonio numero 150 saremmo stati nominati "Invitati dell’anno" con una menzione particolare firmata dai "Sostenitori della razza Italica", in più i nostri nomi sarebbero stati ascritti su una lapide di marmo e apposta sull’altare della patria, il tutto alla presenza delle autorità più importanti dell’associazione "Figli della lupa". Comunque eravamo come sempre in ritardo. L’appuntamento era alle 12,00 davanti al comune, c’eravamo svegliati tutti alle 11,30. Ci preparammo in dodici minuti, ma non riuscimmo a battere il record del matrimonio numero 96, lì facemmo tutto in undici minuti e ventiquattro secondi. Comunque avevo la mia arma segreta e visto il ritardo l’avrei sicuramente usata, nel frattempo facemmo tutti colazione. La cucina era piena di piatti, pentole e posate sporche. Il grasso, l’unto e il sudiciume s’erano così stratificati nel tempo che avevano formato una crosta gommosa e appiccicosa, la cucina ne era invasa e noi ci vivevamo benissimo. Al maschietto, prima della sua crisi epilettica mattutina, diedi i suoi corn flakes arricchiti con steroidi equini. Alla bambina, prima che andasse in bagno a vomitare, diedi il solito vasetto di yogurt magro con sostanze anoressanti. Noi, subito dopo, ci preparammo la nostra colazione preferita, bourbon per me e prozac per mia moglie. Prima di uscire lei si spruzzò addosso il suo profumo preferito, una miscela di sua invenzione, tre quarti di Chanel n.5 e un quarto di Valium, diceva che era il profumo più inebriante ed ipnotico che avesse mai provato. Io, invece, passai sul viso il mio famoso dopobarba al piombo, clinicamente testato contro le radiazioni da uranio impoverito. Dopo andammo a prendere l’auto tutti insieme. Al primo semaforo si avvicinarono degli zingari nostri amici, gli dissi che oggi i bambini non potevano elemosinare insieme a loro per via del matrimonio, comunque rimanemmo che glieli avrei portati il giorno dopo. Accompagnammo i bambini all’orfanotrofio della Caritas, ad accoglierci c’erano la direttrice, con la sua solita divisa da sadomaso, e il direttore, sempre con il suo informale impermeabile e niente sotto. Salutammo i bambini e partimmo in tutta fretta, erano le tredici e trenta, troppo per arrivare in tempo. Era giunto il momento di usare la mia arma segreta, e come sempre in questi casi usai la macchina del tempo di Harry Potter, così arrivammo davanti al comune alle undici e quaranta. Parcheggiai nel posto riservato al mafioso del quartiere, questo mi costò un grattino da 100 euro all’ora. Entrammo nella grande sala consiliare alle dodici in punto, eravamo in perfetto orario, ma quei figli di puttana per fregarci iniziarono la cerimonia alla undici e trenta. Erano arrivati alle battute finali, il sindaco, dopo lo scambio degli anelli, regalò alla coppia una bandiera italiana omaggio del presidente del consiglio, poi intonammo tutti insieme l’inno di Forza Italia mentre i carabinieri portavano via il sindaco in manette. Riuscii a salutare lo sposo, puzzava di vino, poi fu la volta della sposa, puzzava di marijuana. Aspettammo la coppia fuori l’edificio, quando uscirono gli lanciammo il riso augurale, subito dopo stormi di colombi e rapaci vari piombarono su di loro beccandoli a sangue. Il pranzo di nozze si teneva al ristorante "Zio Bill", il posto non risultava in nessun elenco telefonico, chiesi indicazioni a qualche passante ma a quel nome fuggivano tutti via inorriditi. Riuscimmo a trovare il ristorante seguendo la fila delle autoambulanze. Quando arrivammo quelli dell’ASL stavano tirando fuori gli ultimi cadaveri del matrimonio precedente. Appena finito ci fecero entrare, mentre scendevamo le scale un medico dell’ ASL ci fece segno che sarebbero tornati più tardi. Il nostro tavolo si trovava sotto un condizionatore tarato a meno cinque gradi, insieme a noi si sedette anche il sindaco in manette con i carabinieri. Il freddo era glaciale, tirammo via la tovaglia e ci coprimmo con quella, dopo bruciammo alcune sedie di legno e così riuscimmo riscaldarci un po’. Gli sposi arrivarono alla spicciolata, lei era gonfia di botte, lui, invece, era pieno di graffi e lividi. Le portate arrivarono praticamente tutte insieme, tranne l’arrosto di cinghiale, più tardi capii perché. Da una finestra che dava sulla cucina vidi il cuoco che cercava di ammazzare il cinghiale, si difendeva bene l’animale, non voleva cedere. Allora il cuoco cercò di prenderlo alle spalle, ma il cinghiale se ne accorse e gli mollò un tremendo calcione tra le palle, poi, con un morso dei suoi denti abnormi, gli staccò di netto il braccio destro. Il cuoco, in un ultimo, disperato gesto, riuscì a piantare il coltello alla gola della bestia, così riuscimmo ad avere il nostro arrosto. Il cuoco portò in sala il cinghiale su un carretto siciliano, lo tirava con il braccio che gli era rimasto. Sul carrello il cinghiale faceva la sua bella figura, aveva ancora in bocca il braccio del cuoco. Io ne approfittai per dare allo sposo la "busta", dentro c’erano trecento euro, lui li tirò fuori e con la voce schifata mi disse che non bastavano, poi prese il cellulare e chiamò un numero, quando risposero mi passò il telefonino, erano il direttore e la direttrice dell’orfanotrofio, dissero che se non mettevo nella "busta" almeno duemila euro non avrei più rivisto i bambini, ripassai il cellulare allo sposo insieme ad un assegno di tremila euro. La serata volgeva la termine, mi avviai nel parcheggio per lasciare anch’io un simpatico ricordo sull’auto degli sposi, ma una lunga fila me lo impediva. C’era chi scriveva "oggi sposi" sulla fiancata dell’auto con un chiodo brunito testa larga da quindici, e chi cesellava sul parabrezza un "just married" con un anello di diamante da diciotto carati taglio Amsterdam. Quando venne il mio turno mi limitai a scrivere sul cofano "viva gli sposi" con un litro di benzina Shell V Power, poi gli diedi fuoco. Andammo via subito dopo la torta nuziale, fuori ci aspettavano quelli dell’ASL, furono alquanto stupiti nel vederci uscire sulle nostre gambe. Tornammo a casa velocemente, ma dimenticammo i bambini all’orfanotrofio. Quando aprimmo la porta di casa la cucina con i piatti, le pentole e la sporcizia minacciavano di caderci addosso. Ci lanciammo contro due granate di costruzione iugoslava e chiudemmo la porta, poi ognuno ritornò dai propri genitori.
07/04/2005
Una prece
Una prece
Ci sono luci che non si spengono mai,
per tempi bui e dolorosi.
Ci sono percorsi duri e impervi,
e spiriti indomiti che fanno da guida.
Ci sono espressioni di amore e pietà,
per facce smarrite e sofferenti.
Ci sono terre di pace e serenità,
e uomini meritevoli di calpestarle.
04/04/2005
Duke
Duke
Il radar portatile segnala luce verde, il quadrante alfa è libero. I rottami delle auto in fiamme confermano il loro passaggio, io accarezzo il mio fucile al plasma. Velocemente passo a perlustrare il quadrante gamma, il radar portatile ora segnala luce rossa, tre obbiettivi compaiono sul monitor, sono loro. Tre grossi alieni dalle fattezze di gorilla deformati stanno attaccando un autobus carico di civili, davanti a me una scena raccapricciante fatta di orribili mutilazioni e uccisioni, luridi alieni bastardi. Imbraccio il fucile ed attivo il puntatore laser, sul display aggancio i bersagli e sparo tre raffiche in successione. I colpi raggiungono gli alieni, due di loro rimangono a terra disintegrati, il terzo, solo ferito, scappa e si rifugia in un topless bar. Io lo seguo per finirlo. Il bar è semivuoto, ad animarlo ci sono solo una bionda e una bruna che si cimentano in una coinvolgente e sensuale lap dance. Il radar portatile segnala l’alieno nascosto dietro al bancone del bar, con uno scatto felino balzo sul palco e scarico una raffica di proiettili al plasma sull’alieno, disintegrandolo all’istante. Muori fottuto mostro. Le ballerine si avvicinano sorridendo, iniziano a ringraziarmi ma lo fanno in uno strano modo. La bruna inizia a baciarmi in bocca con la lingua, mentre la bionda mi sbottona la patta dei pantaloni e comincia a succhiarmi l’uccello, forse è questo il famoso "riposo del guerriero". Mentre mi godo la scena mia moglie comincia a chiamarmi dalla camera da letto, io mi tolgo il casco olografico con sensori neurali e spengo la nuova play station 5, poi vado a raggiungerla con l’intenzione di continuare quello che avevo iniziato con le ballerine. Però! Mica male questa nuova versione di Duke Nukem 3D, un vero concentrato di azione e sesso sfrenato…credo se ne sia accorta anche mia moglie.