30/10/2005

Convenscion

Convenscion

 

I preparativi fervevano decisi e spietati ed io me ne tenevo alla larga, nell’aria aleggiava una strana eccitazione, di quella che ci hanno gli squali un attimo prima di piombare addosso alla preda inerme. Piero Angela dovrebbe venire un po’ da noi per i suoi documentari. Ormai c’eravamo, la convention incombeva su di noi, l’azienda aveva scelto Napoli per fare sfoggio della sua grandezza davanti ad una platea di sottoposti incattiviti a dovere, peggio di certi telepredicatori davanti al loro pubblico di invasati in cristo. Era previsto che anche alcuni del nostro ufficio partecipassero all’incontro, per questo fu organizzata una riffa computerizzata ed un portatile fu adibito allo scopo, doveva estrarre a sorte tre nomi da scegliere tra i nostri. La maggior parte dei colleghi vermi-spioni-bavosi avrebbe fatto scopare volentieri la propria madre o la propria moglie pur di avere quell’invito. Il giorno dell’estrazione mi defilai in fondo alla sala, in brutto presagio mi teneva sulle spine, ne ebbi la conferma quando il computer sputò il mio nome, ero ufficialmente invitato alla festa e non potevo rifiutare. Lo sguardo inferocito dei colleghi vermi-spioni-bavosi la diceva tutta sul loro stato d’animo, era svanito sotto i loro occhi la possibilità di leccare il potentato da vicino, ovviamente di ciò me ne fregavo altamente e al loro schifo ormai c’ero abituato, non restava che fare buon viso a cattivo gioco, ma qualcosa mi diceva che non tutto sarebbe andato per il verso giusto. Un altro fottuto presagio. Il capo mi chiamò nel suo ufficio, mi disse con malcelata invidia che dovevo presentarmi alle diciassette al palapartenope di Fuorigrotta, ribattezzato per l’occasione palaconvention, e che non meritavo quella fortuna sfacciata, poi tra le lacrime mi cacciò via dall’ufficio. L’unica nota positiva era che avevo il pomeriggio libero, per mandarmi alla convention m’avevano esonerato dal servizio, ovviamente retribuito, s’intende. Ne approfittai per mandare giù un boccone alla mensa aziendale. Quel posto non aveva niente di salutare ed io evitavo sempre di metterci piede, ma avevo poco tempo a disposizione e quindi non mi restava altra scelta. Andai in mensa e mi misi in fila insieme agli altri; presi cannelloni, peperoni ripieni e un litro di vino rosso, avevo voglia di infliggermi delle punizioni corporali e quello era il modo migliore per farmi del male, più tardi scoprii che non m’ero sbagliato. Al tavolo ero solo anche se avevo tutti gli occhi addosso, la notizia s’era sparsa velocemente così come la loro rabbia, quella cappa d’odio puzzava più del soffritto di carne tritata che faceva da ripieno ai cannelloni. Prima di andare via bevvi tutto il vino, era cattivo e sapeva di aceto, il mio stomaco cominciò subito a rumoreggiare. Scesi nel garage aziendale dove c’era la mia moto, ero alticcio e non riuscivo a trovarla e il mio barcollare non m’aiutava per niente nella sua ricerca, quello schifosissimo vino aveva fatto il suo effetto. Trovai la moto, indossai il casco e partii: destinazione palaconvention. Sulla tangenziale lo stomaco iniziò subito a dare cenni di cedimento, il ripieno dei cannelloni si stava battendo contro il ripieno dei peperoni in un duello senza esclusione di colpi, dal basso ventre partì improvviso un enorme rutto che imbrattò la visiera del casco di una sostanza appiccicosa color giallo senape, feci appena in tempo a fermarmi in una piazzola di sosta, a causa del rutto l’aria nel casco s’era fatta irrespirabile, stavo morendo asfissiato nei miei gas intestinali. Tolsi il casco immediatamente, il mondo mi girava attorno come una trottola impazzita, dallo stomaco ebbi un altro sussulto, avevo ancora il casco tra le mani, ci vomitai dentro riempendolo fino all’orlo con quello che restava del mio pranzo. Buttai via il casco e quella schifezza nel bidone dei rifiuti speciali. Quel contrattempo mi fece arrivare alla convention con più di un ora di ritardo. Ero stanco e ubriaco ma dovevo entrare, all’ingresso un drappello di body guard controllava gli accrediti, mi rimisi in sesto e m’avvicinai ad un bestione d’un metro e novanta per cento chili di peso, aveva la testa rasata e gli occhiali da sole d’ordinanza, sembrava mastro lindo in versione security.

 

- Salve! Mi chiamo Esposito, ho un accredito per la convention. -

- Mi dispiace ma tra gli accrediti non risulta nessun Esposito, però in elenco risulta uno Sposìto, e lei? -

- Guardi, ci deve essere un errore, l’accredito e per Esposito non per Sposìto. - Dissi infastidito.

- Allora mi dispiace, non può entrare. - Rispose il bestione indifferente.

 

Andai via incazzato come un bisonte, avevo bisogno di bere e perciò entrai in un bar frequentato da vecchietti attempati, comprai una bottiglia di stock 84 che stava lì da chissà quanto tempo e ne scolai la metà, poi infilai la bottiglia nella tasca interna della giacca, ora avevo abbastanza coraggio per sfidare quella bestia da soma e chiarire una volta per tutte qual’era il mio cognome. Tornai al palaconvention e mi piazzai di nuovo davanti al bestione.

 

- IO DEVO ENTRARE. – Dissi a muso duro.

- BENE! LEI SI CHIAMA? – Grugnì lui di rimbalzo.

- Beh…parliamone…veramente…e sia, mi chiamo Sposìto. –

Risposi sospirando, il coraggio s’era improvvisamente dissolto come neve al sole, maledetto alcool.

- Bene signor Sposìto, ora può entrare. –

 

Ero entrato ma mi vergognavo come un ladro, avevo permesso al body guard dell’ingresso di fregarmi e per la rabbia mi scolai l’altra metà di stock 84 che m’ero portato appresso. M’aggiravo tra gli stand ubriaco e rabbioso come un cane idrofobo, dovevo pisciare ma nella confusione generale non riuscivo a trovare il cesso. Durante il mio girovagare incontrai una mia vecchia conoscenza, la dottoressa brutta dell’ufficio del personale, quella del 21esimo piano, ne approfittò subito per chiedermi una sigaretta, io la presi a parolacce e la cacciai via. Intanto nell’auditorium il direttore generale W.RU aveva iniziato la sua relazione, era stato introdotto dal suo vice W.RU.RT che a sua volta era stato introdotto dal nostro direttore di filiale W.RU.RT/Sud. Seduti sul palco erano in tutto dodici, novelli apostoli del capitalismo nostrano che si passavano il microfono dominando la scena, in mezzo c’era il direttore generale, arrogante come un messia sceso tra comuni mortali a portare il suo verbo, una vera merda. Cominciai a chiedere a chiunque passasse dove fosse il cesso, ma nessuno si degnava di darmi una risposta, forse erano intimoriti dal mio aspetto. Nell’auditorium, in piena conferenza, m’assalì una clamorosa crisi di nervi:

 

- MA PORCA PUTTANA! DOVE CAZZO SI TROVA IL CESSO QUA DENTRO? –

 

Non ci potevo credere, avevo gridato un frase del genere davanti a tutto il gotha aziendale. Un silenzio siderale sferzò l’auditorium, tanto per cambiare avevo addosso tutti gli sguardi inviperiti dei presenti in sala. Dopo un attimo di esitazione W.RU scambiò alcune battute con il suo vice W.RU.RT, poi prese di nuovo la parola.

 

- Mi dicono che la toilette è in fondo alla sala di fronte all’uscita di emergenza, caro collega. – Disse con aria affabile.

- GRAZIE MILLE!...E MI SCUSI… - Risposi balbettando.

 

Arrivai al cesso in pieno collasso cardiocircolatorio, la stanza era gremita all’inverosimile ed io dovevo di nuovo vomitare.

 

- OK BRUTTI STRONZI, FUORI TUTTI! –

 

Feci in tempo a dire solo quelle parole, poi mi partì un enorme conato di vomito che finì proprio in mezzo alla stanza creandovi un piccolo lago maleodorante, per diluire quell’enorme pozzanghera di residui e succhi gastrici non trovai di meglio che pisciarci contro, un vero schifo. Uscii stravolto come non mai, ormai avevo toccato il fondo e perciò dovevo andarmene, ma mentre m’avviavo verso l’uscita W.RU. chiese al pubblico presente se c’era qualcuno che voleva intervenire facendo delle osservazioni, io andai verso il palco come in trance, quell’intervento doveva essere mio. Il direttore mi diede il microfono facendo una smorfia di dolore.

 

- Signor direttore, cari colleghi, la nostra azienda macina record ed utili da più di cinque anni, l’indebitamento diminuisce mentre la liquidità ha raggiunto risultati insperati. Gli altri competitor nazionali ed esteri non riescono a sostenere il grande sforzo organizzativo che la nostra azienda mette in campo tutti i giorni, il nostro titolo e tra i pochi a vantare performance sempre positive, con grande soddisfazione dei nostri azionisti. A fronte di ciò qualcuno può spiegarmi perché cazzo noi dipendenti dobbiamo essere trattati come topi di fogna, umiliati e mortificati da quei vermi-spioni-bavosi dei nostri capi il cui unico scopo e quello di scavalcare, prevaricare, distruggere, annientare gli ultimi brandelli di umanità che questa azienda ancora ci concede? Signor direttore, questa azienda darà ancora soddisfazione a chi ci investe ma le aspettative per chi ci vive sono pari a zero. Si liberi di quella lurida e putrida zavorra e vedrà che oltre ai riconoscimenti economici lei otterrà qualcosa di meno tangibile ma ugualmente soddisfacente. Lei ha la possibilità di guadagnarsi il mio rispetto e quello degli altri colleghi.

 

Buttai il microfono a terra e m’avviai definitivamente verso l’uscita, avevo già dimenticato le parole di quel discorso improvvisato ma sentivo d’avermi liberato la coscienza da un grosso peso. Di nuovo era scesa sull’auditorium un gelo irreale. Con quella sparata m’ero sicuramente giocato il posto da lavoro e già vedevo le mie palle poggiate sul ceppo di legno pronte per essere tagliate dal mio capo, ma tant’è la cosa era andata così, ora non restava che attraversare la platea senza badare alle facce minacciose dei colleghi seduti. Mi facevano gestacci di ogni tipo, loro, c’era chi mi mostrava il dito medio e chi mi malediceva ad alta voce, qualcuno con il pollice si segnò la gola da parte a parte, se avesse potuto sicuramente me l’avrebbe tagliata, la gola. Ma qualcosa di inaspettato interruppe quell’orgia di bestemmie, dietro di me qualcuno aveva cominciato ad applaudire, mi girai e lo vidi; era lui, il direttore generale che s’era alzato in piedi per applaudirmi, prima da solo, poi pian piano seguito dagli altri. Gli applausi stavano contagiato tutta la platea e quelli che fino a un secondo prima mi sputavano in faccia ora applaudivano sorridenti. Roba da non credere. Continuai a camminare senza più girarmi, una bizzarra standing ovation mi stava accompagnando all’uscita. Qualcuno da fuori mi aprì la porta, era il bestione della security, m’aveva anticipato di proposito.

 

- Buona serata signor ESPOSITO! Spero di rivederla al più presto. Disse l’omone sorridendo.

 

In cielo danzavano gli ultimi bagliori al tramonto, arrivai alla moto troppo scosso e ubriaco per mettermi sopra, perciò accesi una sigaretta e mi sedetti sul ciglio della strada a guardare le auto sfrecciare. Quel fotogramma di me seduto era chiaro e nitido come cristallo e per un istante ebbi la sensazione che la mia inquadratura si stesse allontanando in dissolvenza come un film arrivato ai titoli di coda.

di cattiveinclinazioni at 18:50:58 2 Commenti

27/10/2005

Operai

Operai

 

Ore 07:00 fine turno di notte.

Ore 07:30 arrivo a casa.

Ore 07:45 mi metto a letto

Ore 08:00 operaio sul ponteggio fuori al palazzo inizia a cantare a squarciagola canzoni napoletane, neanche fosse al festival di Piedigrotta.

In effetti l’uomo ha una voce potente da baritono, anche se gretta e non sfruttata in tutte le sue sfaccettature. Probabilmente se fosse nato in una famiglia di amanti della musica avrebbe potuto frequentare il conservatorio e diventare un famoso cantante lirico. Invece no! Gli è toccato una famiglia di merda che dopo la quinta elementare l’ha mandato a fare il muratore in giro per il mondo, fin quando è approdato qua a rompermi i coglioni di prima mattina, tenendomi sveglio. Ma improvvisamente il ponteggio cede, lo schianto metallico rimbomba nell’aria così come le urla dell’uomo, subito dopo arriva qualcuno e se lo porta via. D’un tratto un silenzio benefico cade tutto intorno a me, e solo allora mi rendo conto che esiste davvero un dio buono e giusto.

di cattiveinclinazioni at 13:06:05 3 Commenti

23/10/2005

Incontri occasionali

Incontri occasionali

 

Salve! Sono le ore nove di una tranquilla domenica mattina, a causa dell’anticiclone delle Azzorre oggi avremo tempo instabile con possibilità di precipitazioni nella serata, si prevede inoltre una umidità relativa dell’aria di circa il venticinque percento. In televisione danno le previsioni del tempo mentre io sto violentando sul letto una testimone di geova, una biondina mica male, il suo compagno, un uomo sulla cinquantina basso e pelato, è sulla sedia di fronte al letto che si masturba in silenzio. Lui è un passivo, me lo disse in privato al nostro secondo incontro. L’amplesso segue un protocollo rigido e sobrio: lei lo prende che indossa ancora il tailleur viola, lui si smanetta assieme al suo gessato grigio e io che pompo con addosso le mutande sporche di una settimana. Il decoro prima di tutto. Mi avvicinarono un martedì sera che tornavo dal lavoro stanco e sfinito, lavorare tutto il giorno in un lavaggio auto è veramente massacrante. Mi dissero che ero un peccatore e che la mia redenzione passava attraverso la loro purificazione, io gli credetti all’istante ma che avevo bisogno di una prova di quanto dicessero, possibilmente non nella loro sala del regno. Per un po’ furono guardinghi e sospettosi, si misero in disparte per parlare e quanto tornarono dissero che avevano accettato la mia proposta. Ci saremmo visti a casa mia ogni domenica mattina alle nove per iniziare la mia rieducazione spirituale e la conoscenza dei pericoli dovuti alla tentazione della carne. Sono nel pieno di quella lezione e da un momento all’altro farò schizzare fuori tutto il mio seme, ma improvvisamente la bionda si sfila e mi chiede di metterglielo nel culo; io eseguo ubbidiente. Dapprima glielo appoggio piano lubrificando ben bene il buchetto con la saliva, poi stantuffo con decisione, lei per tutta risposta s’infila un dito nella figa e inizia a gemere e a gridare. A questo punto anch’io mi metto a gridare e pure l’uomo seduto di fronte al letto grida con me, gridiamo tutti insieme frasi oscene alternandole a delle preghiere, poi la biondina comincia ad apostrofarmi di brutto:

…si brutto porco, sfondami il culo con il tuo cazzo da peccatore…si più forte sporco maiale…oh mio signore, perdonalo perché egli è una pecorella smarrita che aspetta di essere salvata...

In pieno orgasmo mistico anch’io m’abbandono alle invocazioni:

…si mio signore, perdona questo cazzo che sta sfondando questa lurida troia, perché io sono un peccatore, aiutami a ritornare sulla retta via affinché io possa venire a te…siii…sto venendo!!!

E così veniamo tutti e tre contemporaneamente. Ci rivestiamo in religioso silenzio consapevoli che anche oggi la lezione ha portato buoni frutti, ora mi sento più vicino al signore di quanto lo fossi mezz’ora prima. Al momento di andare via la bionda mi chiede cento euro come contributo per l’opera caritatevole offerta, io gliene voglio dare cinquanta e alla fine ci mettiamo d’accordo per settantacinque euro. Mi lamento con l’uomo per la cifra sborsata, la considero veramente esosa, gli rammento che gli evangelisti, con cui ho appuntamento alle dodici e trenta, offrono lo stesso trattamento per cinquanta euro e che quelli di tecnocasa, con loro ci si vede alle quindici e trenta, in quel prezzo ci mettono pure la permanenza in un alloggio di mia scelta per due ore.

Benvenuti all’oroscopo del giorno. Cancro: giornata particolarmente densa di incontri piacevoli, ma preparatevi a sostenere numerose spese. Il vostro divertimento sarà continuamente accompagnato dall’impegno spirituale e morale. Buona domenica a tutti.

In televisione danno l’oroscopo delle dodici e trenta; da fuori, invece, qualcuno sta dolcemente bussando alla mia porta…

di cattiveinclinazioni at 07:40:03 3 Commenti

18/10/2005

Toilet

Da oggi Cattive Inclinazioni è anche in edicola!

Toilet: racconti brevi e lunghi a seconda del bisogno,

se volete mi trovate .

E ora uscite a comprarlo tutti,

e se proprio non vi piace con quei fogli potete sempre pulirvi il...

di cattiveinclinazioni at 12:37:50 6 Commenti

16/10/2005

Siamo tutti Lapo Elkann

Siamo tutti Lapo Elkann

 

chi più e chi meno.

Siamo tutti rintronati, drogati, agonizzanti, in coma vigile,

chi più e chi meno.

Poi c’è chi come lui prende l’eurostar di una vita al di sopra delle proprie possibilità,

e chi come noi che s’accontenta del regionale di una esistenza meschina fatta di miserie e disillusioni.

Alla fine il risultato è lo stesso,

c’è chi muore veloce e chi muore vivendo

…chi più e chi meno.

di cattiveinclinazioni at 13:09:02 Commenta:

13/10/2005

Post

Post

 

Il post più bello è quello che ancora devo scrivere, quello più scemo è quello che finisco di scrivere…

di cattiveinclinazioni at 10:24:25 2 Commenti

09/10/2005

Guardoni s.p.a.

Guardoni s.p.a.

 

I cespugli sono alti e fitti qui nella ferrovia abbandonata di S.Giovanni a Teduccio, la muraglia vegetale che ci nasconde è piazzata in modo strategico, ci permette di spiare, senza essere visti, tutte le coppiette che vanno a scopare nei vagoni merci parcheggiati sulle rotaie. Io e Maurizio siamo qui acquattati da circa un’ora, con il tempo abbiamo imparato che è meglio anticiparsi per queste cose, ecco perché usciamo prima dal nostro lavoro. Ogni sabato stacco alle quattro in punto dal mio lavoro di cassiere in un cinema porno e mi faccio sostituire da un universitario fuori corso o da un pensionato Italsider. Anche Maurizio lavora con me, lui però sta ai cessi, nel senso che si occupa della pulizia dei gabinetti, alle quattro lui si fa sostituire da un extracomunitario senegalese o albanese. Al proprietario del cinema, don Alfonso, siamo sempre stati simpatici, in cambio delle nostre scappatelle  ci chiede solo di raccontargli i dettagli di tutto ciò che guardiamo o facciamo. Non l’ha mai detto ma sono sicuro che da giovane sia stato anche lui un guardone come noi. Però al vecchio piace fare le cose in regola, lui i nostri sostituti li piglia all’Adecco o alla Manpower. Interinali della pugnetta e precari del piscio, così li chiamiamo, loro invece ci chiamano i guardoni s.p.a. perché quando si tratta di spiare qualcuno siamo sempre pronti a fare squadra. Non ho mai creduto che si nasca con l’istinto di diventare guardoni ma che sia piuttosto una forma di reazione allergica alla mancanza di uno stimolo, trovato lo stimolo l’allergia va via, io e Maurizio non eravamo così, lo siamo diventati lavorando qui dentro. Mentre tutti gli altri erano in sala a spiare comodamente quegli amplessi e a spararsi le conseguenti seghe, noi passavamo tutto il tempo a svolgere le nostre attività lavorative senza poter partecipare al banchetto. Quegli stimoli negati ci hanno reso allergici, abbiamo trovato la nostra cura in questa ferrovia abbandonata. L’attesa tra i binari e gli arbusti si fa lunga, qui non si fa vivo nessuno, decidiamo di ammazzare il tempo nel nostro solito modo. Maurizio trova un grosso formicaio poco lontano, si abbassa i pantaloni e con una tremenda diarrea lo ricopre tutto di merda liquida senza dar via di scampo ai suoi occupanti. Formiche annegate nelle diarrea, è quella la sua specialità. A Maurizio vengono spesso gli attacchi di diarrea, lui dice che a provocarli sono le esalazione dei prodotti chimici che usa per pulire i cessi del cinema, ma che senza quei prodotti la merda e lo sperma incrostato difficilmente vanno via. Io invece mi sono trovato una grossa ragnatela piazzata tra due gramigne, abbasso i pantaloni e mi ci posiziono sopra, poi mollo un grosso stronzo che la colpisce giusto al centro. La ragnatela accusa il colpo ma non cede, ora anche il proprietario, un grosso ragno peloso, si fa vivo per protestare. Prendo la mira con calma, poi faccio partire un secondo stronzo più grosso del precedente che piglia in pieno sia il ragnaccio che la ragnatela, abbattendoli senza pietà. Una strana composizione formata da un grosso stronzo a cui spuntano delle zampette giace a terra; è quella la mia specialità. Lo sforzo mi provoca la rottura di una emorroide, la salvietta che uso per pulirmi il culo me lo conferma. Le emorroidi di cui soffro sono conseguenza della mia cronica stitichezza e sono da associare alla mia dieta alimentare e alla vita sedentaria che faccio, così mi disse il medico dell’ASL il mese scorso. Forse ci siamo, dei passi veloci riecheggiano nell’aria, sono di una bionda d’un metro e ottanta e dai tratti slavi, forse è ucraina e viene verso di noi correndo. Ha i vestiti strappati e le lacrime agli occhi, anche la piccola borsetta a tracolla e messa male, più indietro un uomo con pantaloni e giubbotto di jeans la sta inseguendo, noi ci nascondiamo con cura. La bionda, smarrita e impaurita, va a  nascondersi in un vagone senza tetto proprio davanti al nostro nascondiglio. L’uomo in jeans la scova e la raggiunge all’interno, sembra non voglia farle del male, anzi, lui la abbraccia come per tranquillizzarla. Preso dalla scena non m’accorgo dell’arrivo di un secondo uomo, un bestione con la camicia a quadroni e gli stivali di pelle nera, ha la faccia stravolta che non promette niente di buono. Seguendo le voci l’uomo trova il vagone e con un gran balzo ci salta dentro. I due sono presi di sorpresa, raggelano alla sua vista, sono pietrificati dalla paura. Il bestione con gli stivali comincia ad urlare e a imprecare contro di loro come un indemoniato, poi dalla tasca posteriore dei pantaloni tira fuori un grosso coltello da sub. L’uomo col giubbotto di jeans si fa avanti, cerca di spiegarsi ma l’altro non vuol sentire ragioni, sembra deciso ad andare in fondo alla cosa, brandisce il coltello nell’aria come un serpente velenoso, poi con uno scatto fulmineo colpisce la bionda allo stomaco rigirando la lama nella ferita per rendere il colpo definitivamente mortale. La bionda guarda attonita il coltello piantato nel suo corpo, la sua bocca si apre ma non un grido o lamento viene emesso, poi si accascia a terra come una marionetta a cui hanno tagliato i fili. Quella scena raccapricciante mi lascia una strana eccitazione addosso, anche Maurizio ne è rimasto colpito. Ora il bestione sembra essersi calmato, si avvicina all’altro che è visibilmente impaurito, lo accarezza teneramente poi gli prende la testa tra le grosse mani e lo fa inginocchiare. L’uomo col giubbotto di jeans sorride malizioso, gli sbottona la patta dei pantaloni e comincia a succhiargli l’uccello, la fa con amore e sentimento finché l’altro non gli viene in bocca. Una volta finito i due scendono dal vagone e si allontanano nella fresca serata, mano nella mano come due fidanzatini. Maurizio è scuro in volto, si mette a vomitare per lo schifo, poi si alza e se ne va senza dirmi una parola. Io invece rimango, voglio entrare nel vagone. La bionda giace immobile in fondo al vagone in un mare di sangue, il manico del coltello si erge ancora imperioso dal suo ventre, io mi avvicino. Dai vestiti strappati intravedo il suo corpo longilineo e ben proporzionato, sembra una fotomodella. Gli occhi verdi sono spalancati verso il vuoto e da un lato della bocca carnosa scende un rivolo di sangue che le solca la guancia, la tocco tra le gambe che è ancora calda. Una donna così non si metterebbe mai con uno come me, sicuramente non da viva, ma da morta non potrebbe opporsi. Estraggo il coltello conficcato e con quello le taglio lo slip fucsia, poi lo rimetto nella ferita. M’abbasso i pantaloni velocemente e glielo ficco dentro di prepotenza, lei non fa nessuna piega. Adesso non sono più il guardone bavoso della vecchia ferrovia, ora sto dall’altra parte, sono diventato quello da spiare avidamente, al solo pensiero mi eccito da morire. Mi muovo convulsamente tra mille gemiti di godimento, poi le vengo dentro con tutto me stesso. Ho il respiro affannato e sono tutto sudato, scivolo adagio fino a mettermi al suo fianco, dalla borsetta aperta adocchio un pacchetto di Multifilter, ne pesco una e me l’accendo. Si è fatto buio e il cielo sopra di noi sembra una coperta di stelle che avvolge ogni cosa. D’un tratto tutto intorno a noi si muove, forse è un terremoto, forse è la fine del mondo, il giorno del giudizio dove finalmente espierò tutte le mie malefatte. No! Niente di tutto questo, e solo un locomotore che ha agganciato le carrozze, io continuo a fumare. Mentre il locomotore ci porta via da una finestra lì vicino, o forse dalla mia testa, sento venir fuori le note di nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli e cullato da quelle note m’addormento tranquillo.

di cattiveinclinazioni at 20:10:10 4 Commenti