27/11/2005
Un Blogger camorrista
Un blogger camorrista
Le porte di uscita del carcere di Poggioreale s’erano aperte ancora una volta per Michele ‘o bellillo, detto così per il suo faccino angelico che faceva contrasto con la fama di killer spietato e senza scrupoli che si portava dietro dall’età di sedici anni. L’accusa di omicidio era caduta, i pochi testimoni adeguatamente minacciati avevano ritratto le testimonianze. Restava solo l’imputazione di porto illegale d’armi, una Smith & Wesson calibro 38 con canna da sei e matricola abrasa che gli avevano trovato sotto il sedile guida della sua mini one, ma l’avvocato, da bravo intrallazzatore quale era, aveva provveduto a far scattare a tempo di record gli arresti domiciliari per il suo cliente, chiudendo così la vicenda. Quella vacanza forzata era arrivata al momento giusto, con l’ultimo omicidio Michele s’era esposto troppo, ammazzare Luigi ‘o cantante, un vecchio boss di Secondigliano con il pallino del canto, non era impresa da poco, sicuramente s’era guadagnato l’odio dei boss fedeli al Luigi e perciò doveva sparire per un po’. Ma Michele se ne fregava di loro, lui era ambizioso e mirava a prendere il controllo del traffico di droga in quella zona di Secondigliano chiamata il terzo mondo, a costo di ammazzare gli altri contendenti ad uno ad uno con le sue mani. Dalla sua roccaforte delle case celesti, un complesso di case popolari che una volta avevano quel colore, Michele dettava legge con le buone e più spesso con le cattive, in quella striscia d’asfalto attorno a via Limitone era lui il boss incontrastato. Il fatto di non poter uscire senza trovarsi la polizia o peggio i killer dei clan rivali alle spalle lo rendevano ansioso e nervoso, decise di sfruttare quel periodo di inattività cercando di sbrigare gli affari legati alla ricettazione, ultimamente avevano rubato alcuni camion della catena euronics e doveva pensare a piazzarne la refurtiva. Michele scese nel garage dove avevano ammassato la merce, mentre faceva l’inventario la sua attenzione cadde su uno dei numerosi computer che giacevano li a terra, era un HP Pavilion T3040 nuovo di zecca e decise di portarlo su in casa, tutto a un tratto quella diavoleria in scatola lo attraeva da morire. Lo piazzò nella stanzetta adibita al taglio dell’eroina, ma prima fece portare via tutto l’armamentario che serviva per la preparazione delle bustine, non senza beccarsi i mugugni degli addetti ai lavori, ma lui era il capo e le sue decisioni non ammettevano repliche. Poi ordinò ad uno dei suoi scagnozzi di portargli Francesco, quello del negozio di computer giù all’angolo, uno dei tanti negozianti che taglieggiava regolarmente. Da Francesco si fece installare il computer e istruire sui primi rudimenti della macchina, Michele apprendeva velocemente, sembrava veramente portato per quella materia. Le ore di istruzione diventarono giorni durante i quali Michele seguì un vero e proprio corso avanzato per l’uso del computer, in cambio Francesco ricette uno sconto sul pizzo da pagare. Quando windows e i suoi programmi non ebbero più segreti si fece installare una linea adsl per poter navigare in quel mondo di cui aveva tanto sentito parlare. Internet. Michele non si allontanava mai dal suo quartiere, se lo faceva era solo per brevi spostamenti e sempre scortato da gente armata e fidata, ma quella finestra sul mondo era un luogo senza pericolo, poteva muoversi liberamente in lungo e largo senza temere niente e nessuno, quell’enorme massa di informazioni sempre pronta e disponibile lo lasciavano continuamente stupefatto. Nei mesi che passarono, in quelle interminabili connessioni, Michele conobbe le più famose capitali nel mondo, virtualmente visitò posti di cui non conosceva nemmeno l’esistenza. Certo; all’occasione non si fece sfuggire nulla della pornografia in rete, scoprì tutte quelle sfumature di depravazione che andavano dalla pedofilia più spinta fino agli snuff movie. Ma gli altri del clan non vedevano di buon occhio tutte quelle ore perse davanti al computer, ormai nella gestione degli affari Michele s’era fatto distante e assente, niente a che vedere con l’assassino freddo e spietato con cui erano abituati a trattare; e nell’ombra qualcuno già cercava di approfittarne. Ma nel clan nessuno era così forte da farsi avanti per sfidarlo, questo Michele lo sapeva e comunque non se ne curava, aveva altro a cui pensare, preso com’era nella conoscenza della sua ultima scoperta. I blog. Michele arrivò ai blog per caso, seguendo il link di un tizio che raccomandava la lettura di alcuni scrittori in rete. Leggere quelle pagine piene di racconti così violenti e disperati furono per lui una rivelazione, ci mise poco a capire che doveva anche lui aprirsi un blog per raccontarvi le sue storie. Perciò prese uno spazio virtuale su un portale dalla navigazione facile facile e vi si registrò con il nick name di Pensieri Malavitosi. Era nato il primo blogger camorrista. Purtroppo Michele nella sua adolescenza s’era perso tra carceri minorili e fughe rocambolesche e l’idea di conseguire la licenza media non l’aveva mai sfiorato, tutto ciò si rifletteva nei suoi scritti sotto forma di grossolani errori di ortografia e di coniugazione, senza contare che i racconti erano privi di uno stile e di senso compiuto. Ma Michele era caparbio come un mulo, cominciò a scrivere e a commentare tutti i blogger che gli capitavano a tiro, molti lo ignorarono, altri invece si misero a deriderlo pesantemenete. Michele subì quell’affronto peggio di uno sgarro per una partita di droga non pagata, lui che aveva fatto tremare i peggio delinquenti di Napoli ora si ritrovava a subire l’ironia, neanche tanto velata, di qualche figlio di mamma presuntuoso e annoiato. La rabbia gli faceva schiumare fiele da tutte le parti, quella situazione andava sanata velocemente e per far presto chiamò di nuovo Francesco, quello dei computer, e gli ordinò di scovargli tutti quelli che pigliavano in giro il suo blog, Francesco a sua volta si rivolse a Daniele, un haker molto famoso nell’ambiente. Dopo pochi giorni i tabulati con nomi, cognomi, indirizzi e numeri di telefono erano già sul tavolo di Michele e quando lui finì il lungo giro di telefonate che minacciavano rappresaglie dolorose nessuno più s'azzardò a farsi vivo. Dopo quella vicenda Francesco ebbe l’esenzione dal pizzo per un anno. Ma non tutti erano ostili nei confronti di Michele, qualcuno si accorse di lui e volle contattarlo. Col tempo strinse amicizia con sempre più blogger, Michele li imbeccava su come riconoscere la marijuana migliore o le corse dei cavalli truccati, molti lo ricambiarono indicandogli i libri giusti da leggere, perché anche quello Michele cominciò a fare, a leggere. Infatti da qualche tempo vicino al computer era comparsa una bacheca con alcuni libri dentro: Bukowski, Palahniuk e Lanzetta quelli più presenti. Ma quella cosa del leggere fu la goccia che fece traboccare il vaso, quelli del clan cominciarono a non seguirlo più e tra loro c’era chi gli stava preparando un amara sorpresa. Il periodo degli arresti domiciliari era quasi terminato e Michele passava ancora le sue giornate tra i libri e internet, una sera ricevette una mail da una blogger anch’essa napoletana, si faceva chiamare Carmela P. e dal quel momento divennero subito intimi. Alle mail ben presto si sostituirono i numeri di cellulare e le telefonate chilometriche, scoprirono che avevano molto in comune e ben presto anche le telefonate non bastarono più. Il primo passo fu fatto da lei una domenica pomeriggio sonnecchiante e assolata, Carmela P. chiamò Michele per chiedergli un incontro urgente, non c’era tempo da perdere, doveva dirgli qualcosa d’importante. Michele prese le chiavi dell’auto in fretta e furia dimenticandosi della scorta e della pistola, dovevano vedersi in via Torquato Tasso, un posto non lontano dalla sua fortezza. Ci arrivò in tre minuti a bordo della sua mini one nera con la bandiera inglese dipinta sul tetto. Il posto era deserto, lei non era ancora arrivata e la cosa gli piacque poco, solo allora s’accorse del gesto avventato, lì in quella strada, solo e disarmato. Dal portaoggetti tirò fuori figli di un bronx minore di Beppe Lanzetta, ne lesse nervosamente qualche pagina finché non vide sbucare da un contro senso una smart cabrio gialla. Michele esalò un sospiro di sollievo, era Carmela e finalmente era arrivata. Carmela scese dall’auto sorridendo come una star, si tolse gli occhiali da sole rosa e sputò con garbo la gomma da masticare, a coprire quel corpo mozzafiato c’era solo una minigonna a bassa vita e un corpetto fucsia, si guardò intorno attentamente poi si avvicinò all’auto di Michele fermandosi sul finestrino lato guida.
- Ciao! Sono Carmela P.
E come un fulmine prese da dietro la minigonna una beretta calibro 22, una pistola piccola e leggera praticamente fatta apposta per una donna. La puntò dritto in mezzo agli occhi di Michele e premette due volte il grilletto, poi con calma ritornò all’auto e se ne andò via sgommando. Qualche ora più tardi una telefonata anonima avvertì le forze dell’ordine di un cadavere in quella via, quando i poliziotti arrivarono trovarono Michele riverso sul volante in un lago di sangue, aveva ancora il libro tra le mani. Ovviamente di quell’agguato non furono trovati testimoni. Carmela era già in viaggio verso un posto sicuro quando la radio diede la notizia dell’omicidio, era la prassi, anche lei sarebbe dovuta sparire per un po’, giusto il tempo di far calmare le acque. La vendetta di Carmela era stata appoggiata e spalleggiata dai luogotenenti di Michele che già da tempo se l’erano venduto ai clan rivali, una volta informata delle nuove passioni di Michele fu facile per lei contattarlo sul web e stabilire con lui un legame affettivo. In questo modo gli ex uomini di Michele s’erano sbarazzati del loro ingombrante capo punendolo per quel cambiamento che sapeva tanto di tradimento. Adesso il blog Pensieri Malavitosi non esiste più, ma qualcuno ricorda ancora l’ultimo post apparso sotto l’immagine di un fiocco nero. In tutto due righe; l’epitaffio di uno che si sentiva la morte addosso.
Michele Altamura: 1980 – 2004, camorrista e delinquente, ma qui dentro un uomo migliore di quanto lo sia stato nella realtà.
p.s. Carmela durante la sua latitanza s’annoiava da morire, quel covo dove s’era nascosta somigliava più a una prigione. Così riprese il vecchio acer notebook, quello che usò per agganciare Michele, si rimise a navigare in internet e riaprì il suo blog Carmela P.
Senza saperlo qualcosa in lei era cambiato…