28/12/2005
Ragazzino
Ragazzino
Ragazzino!
Perché stai rompendo la fioriera con quel bastone di ferro, non ti hanno insegnato il rispetto per i beni della collettività. E il decoro? E il senso civico? Dove li mettiamo? Se tuo padre lo sapesse cosa pensi che direbbe.
Beh, mio padre sta a Poggioreale, ne avrà per una decina d’ anni salvo condizionale, lui dice sempre che non devo parlare con gli sconosciuti, soprattutto con quelli che rompono il cazzo.
Suvvia ragazzino, non c’è un fratello o una sorella che ti segue quando scendi in strada.
Da quando mio fratello è morto in un conflitto a fuoco durante una rapina c’è rimasta solo mia sorella a seguirmi, lei smercia l’eroina dietro l’angolo mentre io la porto ai clienti più lontani, il prezzo e buono se vuole provare…
Basta! E’ tempo che tu ritorni a casa tra le braccia di tua madre, sicuramente sarà tanto in pensiero per te.
Non posso, mamma è a casa che sta battendo, in questo momento si scopando tre clienti contemporaneamente. Dovrebbe provarla, dicono che è davvero brava.
Va bene ragazzino, ho capito. Rompi, rompi tutto se vuoi, tu sì che ne hai di motivi per farlo…
22/12/2005
Un viaggio a natale
Un viaggio a natale
Il letto era stato rifatto e i pigiami riposti nell’armadio. Il bagno era lindo e profumato con gli asciugamani freschi e colorati messi in bella evidenza. La cucina era stata pulita a dovere e le pentole stipate ordinatamente nei mobili. La cena era nel forno e i croccantini del gatto nella sua ciotola. Tutto era finalmente in ordine e ne era visibilmente soddisfatta. Dalla porta del frigorifero staccò la calamita a forma di babbo natale e sotto mise il foglio che aveva preparato in precedenza; poche righe e un addio di circostanza che probabilmente si sarebbero persi nell’indifferenza di lui. Accese e fumò nervosamente una sigaretta mentre parlava con il radio taxi, una voce di ragazza le disse che una macchina sarebbe arrivata in dieci minuti; giusto il tempo di darsi una sistemata e di portare le valigie giù, pensò lei. Diede una carezza al gatto e uno sguardo colpevole a una foto all’ingresso che li ritraeva insieme a Venezia, poi chiuse la porta a doppia mandata e mise le chiavi sotto lo zerbino. Concluse quella operazione con una lacrima che sciolse il rimmel sugli occhi. Portò giù le valigie con l’ascensore e ne approfittò per darsi un’altra sistemata con la trousse da viaggio che portava nella borsetta. Poggiò le valigie sulla neve e accese un’altra sigaretta nell’attesa del taxi, dopo dieci minuti arrivò una fiat idea, un auto dalle dimensioni contenute ma molto comoda e spaziosa. Ne scese un uomo suo coetaneo: molto alto e dai capelli e dalla carnagione scura, insolita per quelle zone. L’uomo mise le valigie nel bagagliaio e la aiutò a salire nell’auto facendola accomodare sul divano posteriore.
- Buonasera, dove la porto?- disse l’uomo garbatamente, quell’accento di terre lontane lo rendeva indefinibile. Lei esitò un attimo, sapeva che dopo quella risposta non sarebbe potuta più ritornare indietro, poi decise.
- Mi porti al centro commerciale che sta sulla statale. –
Lo sforzo per nascondere l’emozione fu tale che per riprendersi chiese il permesso di accendere una sigaretta. Lungo il viaggio parlarono del più e del meno, lui disse che era il suo ultimo giorno di lavoro poi sarebbe andato a sud dai suoi genitori per le vacanze natalizie, lo avrebbe fatto da solo perché era single, lei non disse dove era diretta e forse non lo sapeva più. Si fece lasciare davanti alla caffetteria del centro commerciale, l’uomo appoggiò delicatamente le valigie sul marciapiedi e le augurò buon natale, lei accennò un mezzo sorriso amaro poi pagò la corsa. Prese le valigie ed entrò nella caffetteria, la sala era gremita e accoglieva gli ospiti con un tepore gradevole e invitante, si sedette a un tavolino con vista sull’ingresso del centro commerciale ed ordinò un caffé forte. Bevve il caffè e accese una sigaretta per riflesso condizionato poi cominciò a guardare oltre il vetro, soffermandosi sulle coppie che entravano e uscivano dal centro commerciale. Li vedeva camminare mano nella mano e abbracciati, con bambini al seguito e con carrelli pieni di regali, ne ammirava l’andatura allegra e caracollante e si chiese perché tra loro era finita così miseramente e quand’e che avevano smesso di amarsi e cominciato ad allontanarsi e ad odiarsi. Dei trilli di cellulare la risvegliarono da quei pensieri torbidi.
- Ciao sono io, ascolta c’è stato un contrattempo, mia figlia è all’ospedale per una appendicite e non posso abbandonarla, mi dispiace ma credo che dovremo rimandare il nostro viaggio. Non volermene, mi farò vivo io. –
Non era la prima volta che chiamava per tirasi indietro, l’aveva fatto già altre volte e sempre con la scusa della figlia, sapeva che con lui non c’era futuro ma si ostinava ugualmente ad aspettarlo, come il fallimento che serviva per coprirne un altro, nella ricerca continua di una rassegnazione. Chiuse la conversazione e contemporaneamente inghiottì il magone che aveva in gola, altre lacrime scesero per rovinare l’incerto trucco. Andò alla toilette per darsi l’ennesima sistemata, una donna poteva cadere in basso ma doveva trovare sempre la forza di darsi una sistemata, questo gli aveva insegnato sua madre, anche lei maestra di vita e di fallimenti coniugali. Chiamò di nuovo il radio taxi e la stessa voce di ragazza disse che un’auto sarebbe arrivata in dieci minuti. Portò fuori le valigie e le appoggiò sulla neve, nell’attesa accese l’ennesima sigaretta. L’auto arrivò dopo dieci minuti, era una fiat idea, la stessa di prima. L’uomo la ritrovò nello stesso punto dove l’aveva lasciata, un’espressione di meraviglia mista a contentezza affiorò sul suo viso asciutto, era felice di rivederla e non lo nascondeva. Mise le valigie nel bagagliaio accanto alle sue e la aiutò a salire sul divano posteriore.
- Stavo per partire, poi per fortuna ho deciso di prendere questa ultima corsa, mi fa piacere averla rincontrata, lo sa. E’ tutto pronto per tornare a casa, ora mi dica…dov’è diretta adesso?-
Quella voce era calda ed invitante e aveva un nonché di sincero, prese il cuore a due mani e decise ancora una volta.
- M porti a casa, la prego…qualunque sia.-
L’auto prese lentamente l’autostrada, la direzione la scelsero poi, d'altronde non ne avevano più bisogno, bastavano solo le loro valigie.
18/12/2005
Bravo ragazzo
Bravo ragazzo
Vedi cara, io sono un bravo ragazzo, ma di quelli veramente buoni come il pane. Devi sapere che non farei del male nemmeno ad una mosca o alle formichine del prato, me ne guarderei bene perché io sono un tipo molto sensibile e per un nonnulla mi commuovo. Sai, da quando ne ho memoria ho sempre avuto questa indole. Sin da piccolo sono stato un bambino modello: il chierichetto nella chiesa del quartiere e le amicizie nell’associazione cattolica. A proposito; dimmelo se la sedia e troppo scomoda, non crearti problemi. Stavo dicendo…ah si, che poi crescendo mi è stato facile entrare a far parte dei boy scout, lì vi ho ricoperto tutti i ruoli: da lupetto fino a capo branco, nomina che ancora oggi mantengo con mia grande soddisfazione. Poi vennero gli anni del liceo, quelli li ricordo per la mia adolescenza, sotto i miei occhi vidi la trasformazione del ragazzo che ero all’uomo che sono oggi. Gli anni dell’università invece li ricordo per il mio impegno sociale e politico profuso a piene mani, il direttivo per il sostegno delle zitelle pie e morigerate è stato il mio più grande successo. Certo; durante quegli anni non tutto è andato per il verso giusto, anch’io ho avuto le mie difficoltà, specialmente con l’altro sesso. Da bambino nell’associazione cattolica venivo evitato da tutte le bambine, dicevano che avevo sempre i capelli unti e l’alito puzzolente. Nei boy scout e al liceo invece le ragazze mi evitavano perché ce l’avevo troppo piccolo, quando lo tiravo fuori scoppiavano immediatamente a ridere come forsennate, maledette! Per non parlare dell’università; li mi deridevano perché vestivo come un nerd sfigato e senza soldi, sporche puttane, vi odio tutte! A proposito; dimmelo se le manette che ti ho messo sono troppo strette. Già…ma tu non me lo puoi dire perché ti ho imbavagliata con il nastro da imballaggio, ma non ti preoccupare, come ho già detto prima, io non ti farò del male. E scusami ancora se ti ho portata in questo capannone abbandonato così fuori mano, ma avevo bisogno di appartarmi con te in tutta tranquillità, senza occhi indiscreti a guardarci. Come dici? Mi stai dando dello sporco bugiardo, lurido e pervertito? Brutta troia mi stai offendendo e io non te lo permetto, lo so tu non puoi parlare ma i tuoi occhi dicono tutto questo. Ora basta! Non guardarmi più così. Ecco! Sei contenta ora? Hai visto cosa mi hai fatto a fare? Mi hai costretto a tagliarti la gola con questo taglierino da parte a parte, ora sul tuo collo c’è disegnato un macabro sorriso che vomita sangue, e tutto questo per colpa tua. Certo; ora comincerai a fare come le altre; inizierai a dimenarti come un serpente impazzito e mi guarderai con i tuoi occhi verdi che implorano una salvezza che non verrà, io poi dovrò di nuovo pulire il pavimento, lavare e disinfettare tutti gli oggetti e poi buttarti nel fiume qui vicino. Lo devo fare sai, perché in fin dei conti io sono un bravo ragazzo e certe cose non le faccio…
15/12/2005
Un uomo
Un uomo
Puoi umiliarlo un uomo;
metterlo in disparte, imbavagliarlo,
accusarlo e calunniarlo.
Puoi corromperlo un uomo;
circuirlo con le lusinghe
e affascinarlo con le menzogne.
Puoi pestarlo un uomo;
calpestarlo, ammazzarlo di botte
e infine farlo sparire.
Ma ci sarà sempre un uomo pronto a dire la verità
e un altro disposto ad ascoltarlo…
11/12/2005
Notti davanti alla TV - Il guasto
Notti davanti alla TV - Il guasto
Due di notte. Sto guardando Miranda spogliarsi sul canale satellitare cercando di farmelo venire duro, ma senza risultato. Non che lei non sia bella, anzi, è procace e conturbante ma con tutta la mia buona volontà e il mio smanettarmi non mi riesce di drizzarlo. Sto quasi meditando il suicidio mentre accarezzo la mia Beretta calibro nove quando improvvisamente squilla il telefonino rompendo quell’atmosfera irreale da peep show.
- Ciao Carmine, sono Gianluca.
-…azzo vuoi a quest’ora Gianlù!
- Senti sto guardando Miranda spogliarsi sul canale satellitare ma non mi viene duro, per caso succede anche a te?
- No! Per niente, anzi sto facendo lo zapping tra un interessante dibattito sull’architettura ottocentesca su Quark e una tribuna politica tra le minoranze linguistiche a Porta a Porta.
- BUGIARDO!! Lo so che stai guardando anche tu quella zoccola e che non ti viene duro. Dimmi la verità!
- Va bene, va bene, la sto guardando anch’io ma solo un po’, eppoi non mi viene duro perché ho mangiato peperoni per cena...
- Si vabbè…ma ora che pensi di fare?
- Beh, stavo già lavorando ad una soluzione…poi mi hai chiamato.
- Senti e se chiamassimo Gerardo? Quello è un gran smanettone di decoder, magari saprà darci qualche indicazione. Sono sicuro che anche lui è davanti a quel canale satellitare.
- Si ma chiamalo tu e fai la conversazione a tre che non ho soldi nella scheda telefonica.
- Gerardo? Ciao sono Gianluca e sono in linea con Carmine, vedi abbiamo un problema e…
- Tranquilli ragazzi so tutto, state guardando Miranda spogliarsi e non vi si drizza. E’ tutto a posto so cos’è.
- Beh, allora che è successo?
- E’ successo che a causa di un improvvisa eruzione solare, dell’allineamento di Marte, Venere e terra, del buco nell’ozono e non ultimo dell’impianto centralizzato che s’è appena scassato, dai nostri televisori s’è sprigionata una anomala tempesta magnetica che ha creato questi bizzarri effetti. Sono andato su nel terrazzo e ho invertito la polarità all’impianto, le cose dovrebbero tornare normali proprio ora.
- Ehi! Hai ragione, mi sento già meglio e vedo l’asta drizzarsi in una magnifica alza bandiera.
- Hai visto Gianluca che ho risolto tutto, e tu Carmine come stai.
- Beh, effettivamente qualcosa si muove, faccio notare, però, che Miranda è andata via e che al suo posto si sta spogliando Omar, quell’enorme mandingo, e nel caso non ve ne foste accorti ci è diventato duro perché stavamo guardando proprio lui. Secondo me qualcuno dovrebbe ritornare su in terrazza e rimettere le cose a posto, anche perché mi è venuta una voglia matta di scoparmi mio fratello che dorme nel letto affianco…
04/12/2005
Death Center
Death Center
Lavoro di notte in un call center per malati terminali, noi lo chiamiamo death center così lo esorcizziamo un po’. Il nostro numero verde è munito di una fonia interattiva che permette al cliente di parlare con l’operatore addetto a quella patologia.
…Premere uno se sei malato terminale di AIDS…
…Premere due se sei malato terminale di Alzheimer…
…Premere tre se sei malato terminale di leucemia…
…Premere quattro se sei malato terminale di cancro alla prostata, polmoni, cervello…
…Premere cinque se si malato terminale di cancro al colon, fegato, pancreas…
…
Questo mese sto ai malati di leucemia mentre il mese scorso stavo ai malati di Alzheimer. Ogni mese ci cambiano postazione e patologia, lo fanno per variare le attività e per non farci affezionare troppo ai clienti. Il mio compito e di accogliere e registrare le chiamate, per ogni cliente compilo una scheda con i suoi dati, la patologia e il motivo della richiesta, dopodichè trasferisco la chiamata al medico specialista di turno. Ma questo era all’inizio, col tempo tutto è cambiato. Eravamo partiti con cinque specialisti per il turno di notte, poi, con il contenimento delle spese e la riduzione del personale, siamo passati a due soli specialisti. Loro dormono per tutta la notte e quando li chiamo per una richiesta di aiuto mi dicono di sbrigarmela da solo perché non sono pagati abbastanza per questo lavoro. Allora ci siamo attrezzati da soli; grazie all’esperienza maturata negli anni abbiamo creato un manuale per ogni tipo di patologia, un sorta di vademecum del pronto interevento. In questo modo abbiamo associato ad ogni sintomo un farmaco, ad ogni crisi una terapia e siamo noi a fornire le indicazioni:
Tumore ai polmoni: crisi respiratoria. – In questi casi applicare al paziente una maschera di ossigeno e somministrare Valium o Rivotril come calmante.
Alzheimer: crisi epilettica e convulsioni. - Introdurre a forza un oggetto morbido tra i denti del paziente poi somministrare via endovena Diazepam o Lorazepam.
Alla fine il nostro lavoro consiste nel drogarli e tenerli buoni e se le cose si aggravano li mandiamo al pronto soccorso. I manuali stanno in uno scaffale insieme ai manuali dei computer e delle stampanti; persone e macchine li trattiamo allo stesso modo, così ci semplifichiamo il lavoro. Prima facevamo da call center per una piccola compagnia telefonica, eravamo agguerriti e combattevamo contro le compagnie più grandi a colpi di tariffe stracciate e servizi integrati. Ma eravamo troppo piccoli per competere e quando le compagnie più grandi cominciarono anche loro ad offrire tariffe scontate iniziò per noi l’emorragia di clienti, finché non li perdemmo tutti e fummo costretti a chiudere. Ci riciclammo quasi subito in una sorta di guardia medica telefonica, avevamo un contratto con il ministero della sanità in cui ci impegnavamo a dare supporto specialistico a tutti i malati terminali di nostra competenza, il ministero ci pagava un tot per ogni paziente tenuto in vita. Ogni operatore aveva una folta lista di persone da gestire, la nostra sopravvivenza dipendeva dalla nostra capacità di tenerli in vita e quando uno di loro moriva ci sentivamo morire un po’ anche noi. Questo mese ho circa duecento clienti da gestire, dico circa perché il loro numero cambia continuamente e devo sempre aggiornare i data base. Ripeto le stesse disposizioni cliniche per otto ore a notte a persone che tra un anno al massimo non sentirò più, persone ormai virtualmente morte che hanno ancora la fermezza di impegnarsi in questa specie di passatempo, un diversivo che li tenga con la mente impegnata il più possibile fino alla loro dipartita, o almeno credo sia questo che si aspettino.
Leucemia Mieloide: In caso di crisi somministrare al paziente Valium o Rivotril per calmare il dolore e contattare un centro cura tumori per una seduta di chemioterapia.
Questo ho consigliato di fare a mia moglie quando mi fa chiamato per l’ennesima crisi della bimba, anche lei malata termale di leucemia, anche lei una mia cliente. Purtroppo non riesco a dirle altro, neanche a casa riesco a cambiare disco, ormai sono diventato impersonale e distaccato e comunico come un risponditore automatico. Un giorno anch’io mi ammalerò di una malattia incurabile e quel giorno non avrò nessun numero verde da chiamare, quel giorno mi darò da solo tutte le risposte e le sentenze.
01/12/2005
Puttane
Puttane
Quando le puttane cominciano a battere in jeans e maglietta allora significa che la recessione ha colpito anche loro…