22/12/2005
Un viaggio a natale
Un viaggio a natale
Il letto era stato rifatto e i pigiami riposti nell’armadio. Il bagno era lindo e profumato con gli asciugamani freschi e colorati messi in bella evidenza. La cucina era stata pulita a dovere e le pentole stipate ordinatamente nei mobili. La cena era nel forno e i croccantini del gatto nella sua ciotola. Tutto era finalmente in ordine e ne era visibilmente soddisfatta. Dalla porta del frigorifero staccò la calamita a forma di babbo natale e sotto mise il foglio che aveva preparato in precedenza; poche righe e un addio di circostanza che probabilmente si sarebbero persi nell’indifferenza di lui. Accese e fumò nervosamente una sigaretta mentre parlava con il radio taxi, una voce di ragazza le disse che una macchina sarebbe arrivata in dieci minuti; giusto il tempo di darsi una sistemata e di portare le valigie giù, pensò lei. Diede una carezza al gatto e uno sguardo colpevole a una foto all’ingresso che li ritraeva insieme a Venezia, poi chiuse la porta a doppia mandata e mise le chiavi sotto lo zerbino. Concluse quella operazione con una lacrima che sciolse il rimmel sugli occhi. Portò giù le valigie con l’ascensore e ne approfittò per darsi un’altra sistemata con la trousse da viaggio che portava nella borsetta. Poggiò le valigie sulla neve e accese un’altra sigaretta nell’attesa del taxi, dopo dieci minuti arrivò una fiat idea, un auto dalle dimensioni contenute ma molto comoda e spaziosa. Ne scese un uomo suo coetaneo: molto alto e dai capelli e dalla carnagione scura, insolita per quelle zone. L’uomo mise le valigie nel bagagliaio e la aiutò a salire nell’auto facendola accomodare sul divano posteriore.
- Buonasera, dove la porto?- disse l’uomo garbatamente, quell’accento di terre lontane lo rendeva indefinibile. Lei esitò un attimo, sapeva che dopo quella risposta non sarebbe potuta più ritornare indietro, poi decise.
- Mi porti al centro commerciale che sta sulla statale. –
Lo sforzo per nascondere l’emozione fu tale che per riprendersi chiese il permesso di accendere una sigaretta. Lungo il viaggio parlarono del più e del meno, lui disse che era il suo ultimo giorno di lavoro poi sarebbe andato a sud dai suoi genitori per le vacanze natalizie, lo avrebbe fatto da solo perché era single, lei non disse dove era diretta e forse non lo sapeva più. Si fece lasciare davanti alla caffetteria del centro commerciale, l’uomo appoggiò delicatamente le valigie sul marciapiedi e le augurò buon natale, lei accennò un mezzo sorriso amaro poi pagò la corsa. Prese le valigie ed entrò nella caffetteria, la sala era gremita e accoglieva gli ospiti con un tepore gradevole e invitante, si sedette a un tavolino con vista sull’ingresso del centro commerciale ed ordinò un caffé forte. Bevve il caffè e accese una sigaretta per riflesso condizionato poi cominciò a guardare oltre il vetro, soffermandosi sulle coppie che entravano e uscivano dal centro commerciale. Li vedeva camminare mano nella mano e abbracciati, con bambini al seguito e con carrelli pieni di regali, ne ammirava l’andatura allegra e caracollante e si chiese perché tra loro era finita così miseramente e quand’e che avevano smesso di amarsi e cominciato ad allontanarsi e ad odiarsi. Dei trilli di cellulare la risvegliarono da quei pensieri torbidi.
- Ciao sono io, ascolta c’è stato un contrattempo, mia figlia è all’ospedale per una appendicite e non posso abbandonarla, mi dispiace ma credo che dovremo rimandare il nostro viaggio. Non volermene, mi farò vivo io. –
Non era la prima volta che chiamava per tirasi indietro, l’aveva fatto già altre volte e sempre con la scusa della figlia, sapeva che con lui non c’era futuro ma si ostinava ugualmente ad aspettarlo, come il fallimento che serviva per coprirne un altro, nella ricerca continua di una rassegnazione. Chiuse la conversazione e contemporaneamente inghiottì il magone che aveva in gola, altre lacrime scesero per rovinare l’incerto trucco. Andò alla toilette per darsi l’ennesima sistemata, una donna poteva cadere in basso ma doveva trovare sempre la forza di darsi una sistemata, questo gli aveva insegnato sua madre, anche lei maestra di vita e di fallimenti coniugali. Chiamò di nuovo il radio taxi e la stessa voce di ragazza disse che un’auto sarebbe arrivata in dieci minuti. Portò fuori le valigie e le appoggiò sulla neve, nell’attesa accese l’ennesima sigaretta. L’auto arrivò dopo dieci minuti, era una fiat idea, la stessa di prima. L’uomo la ritrovò nello stesso punto dove l’aveva lasciata, un’espressione di meraviglia mista a contentezza affiorò sul suo viso asciutto, era felice di rivederla e non lo nascondeva. Mise le valigie nel bagagliaio accanto alle sue e la aiutò a salire sul divano posteriore.
- Stavo per partire, poi per fortuna ho deciso di prendere questa ultima corsa, mi fa piacere averla rincontrata, lo sa. E’ tutto pronto per tornare a casa, ora mi dica…dov’è diretta adesso?-
Quella voce era calda ed invitante e aveva un nonché di sincero, prese il cuore a due mani e decise ancora una volta.
- M porti a casa, la prego…qualunque sia.-
L’auto prese lentamente l’autostrada, la direzione la scelsero poi, d'altronde non ne avevano più bisogno, bastavano solo le loro valigie.