25/02/2007

Cent'anni di solitudine (e d'opposizione)

Centa'anni di solitudine (e d'opposizione)

 

Niet tovarich! Ci siamo sbagliati.”

Nessuno lo ha realmente detto nell’emiciclo di palazzo madama - quello dove siedono gli esponenti della sinistra - ma tutti lo hanno silenziosamente gridano.

Chi per la vergogna e chi per gioire.

Bene.

Che la sinistra viva di fratture dolorose è una verità che ha radici lontane. Un deja vu che inizia con la scissione socialisti/comunisti del 21 e va avanti con l’uscita dei comunisti dal primo governo della repubblica nel 47, passando per il fallito compromesso storico DC/PCI del 73. La scissione PDS/PRC del 91 e la caduta del governo Prodi del 98 è storia recente.

Oggi però consegniamo un’altra data: il 21 febbraio 2007.

Quindi hanno vinto ancora una volta i massimalisti, i trotzkisti, quelli duri e puri, i fondamentalisti  della morale, i pasdaran dell’ideologia. Ma stavolta è accaduto un fatto nuovo: non sono state le segreterie di partito a decretarne la fine, bensì singoli senatori dalla coscienza immacolata, indisponibili a qualsiasi compromesso e sordi alle direttive di partito. 

Sia chiaro loro non contano nulla, il governo non ha mai avuto i numeri fin dal suo insediamento.

E allora di cosa stiamo parlando?

E successo che con l’ultima legge elettorale delle destre abbiamo ereditato un bipolarismo dai numeri risicati, per cui singoli senatori possono fare la differenza ricattando le compagini governative.

C’è chi lo fa per intascare posizioni di potere come fanno le destre, e chi per ideologia come fanno le sinistre.

Inoltre la sinistra radicale - a furia di inseguire la piazza - ha abdicato alla sua funzione di indirizzo politico, portando avanti solo proposte confuse e di difficile attuazione. Quindi per non assumersi responsabilità di governo e per salvarsi l’anima, si preferisce  consegnare il paese alle destre.

Un sinistra di dilettanti irriducibili, di sprovveduti estremisti che preferirà sempre la piazza al governo del paese.

E qui veniamo al punto.

Davanti a noi abbiamo la destra più pericolosa dai tempi del "Piano Solo" del 64 e del "Golpe Borghese" del 70 : affaristi/inquisiti, professionisti/condannati, imprenditori/mafiosi.

Il peggio del paese; la parte piu cattiva; la feccia.

Tutto questo si è coagulato attorno a Silvio Berlusconi, con lui hanno trovato spazio; legittimazione; rango istituzionale.

Centri di potere il cui compito non è quello di elevare il paese attorno ad un idea di sviluppo, ma di affossarlo e ricattarlo in base a tre punti. 

Un capitalismo spietato e senza scrupoli che considera le regole un ostacolo da aggirare e abbattere.

Una subalternità di comodo alla chiesa e agli Stati Uniti d’America, in modo da riceverne appoggio e sostegno.

Strangolamento dell’opposizione da praticare con l’aiuto dei media e dei servizi segreti deviati.

Questo è il loro concetto di democrazia.

Un apparato così granitico ed efficiente troverà sempre una sponda nella sinistra dei movimenti di lotta, così prevedibili nelle loro azioni da renderli perfetti autori delle manovre di demolizione delle destre.

Il risultato dopo il 21 febbraio.

Viene ribadita che l’Italia è una nazione a sovranità limitata, su cui hanno giurisdizione il Vaticano e gli Stati Uniti d’America. Le loro assillanti pressioni  hanno sfiancato per mesi la maggioranza. 

I DICO sono scomparsi dall'agenda di governo e la missione in Afganistan e la TAV saranno approvati così come sono. Anche la riforma delle pensioni sarà approvata, ma in senso più restrittivo e punitivo.

Un programma di destra fatto sottoscrivere alle sinistre per non dover passare la mano.

Ne valeva la pena?

Ormai il male è stato fatto e non c’è possibilità di rimedio, rimane il rammarico di una mancata stagione di sviluppo e di riforme, di equità e di giustizia sociale. Resta da capire se sarà possibile recuperare un consenso attorno ad un progetto realmente condiviso. 

Qualcosa di sinistra ma non velleitario, perché in caso contrario ci saranno cent’anni di solitudine e d’opposizione.

 

Màrquez mi perdonerà se ho storpiato il titolo del suo libro più famoso.

di cattiveinclinazioni at 12:43:00 2 Commenti

18/02/2007

Sguardi

Sguardi

   

Chissà perché ogni volta che salgo nella metro ho subito addosso gli occhi di qualche stronzo che crede di intimorirmi con il suo sguardo, come quel bestione con la camicia a quadroni seduto di fronte a me. E va bene brutto figlio di puttana, vediamo chi è che comanda qui dentro, vediamo se riesci a reggere il mio sguardo truce da vero duro e vediamo se…se… 

Lo sapevo, finisce sempre che abbasso io per prima lo sguardo. Ma in fondo chi se ne frega, ho di meglio da fare, io. 

Ecco; per esempio c’è quel bel disegno sul linoleum del pavimento da guardare, con tutti quei colori accesi e quelle sfumature intriganti, poi ci sono le casette e gli alberelli. Ma mentre cerco di focalizzare il disegno all’improvviso due anfibi misura quarantacinque pianta larga coprono per intero il disegno, con il cuore in gola alzo pian piano lo sguardo verso il proprietario di quei motoscafi. 

E lui, il bestione con la camicia a quadroni che mi guarda con aria schifata come per rimarcare la mia mancanza di palle, e prima di scendere alla fermata mi mostra un mezzo sorriso sprezzante e tagliente che da il colpo di grazia alla mia autostima. Lo so, sono sempre stato un vigliacco, uno che non ha mai avuto la forza di guardare negli occhi le persone. Da bambino mia madre mi diceva sempre di non guardare mai negli occhi le persone perché non sta bene, che dovevo tirare dritto e non dare confidenza, che a volte anche lo sguardo uccide.

Come capitò a suo fratello che per guardare negli occhi un balordo si beccò una coltellata nel cuore. 

Così sono cresciuto adattandomi a tutte le sue fobie, ed ora che sono adulto non riesco più a liberarmene. 

Mentre mi deprimo dietro ai miei ricordi non m’accorgo della brunetta che s’è messa a sedere al posto lasciato vuoto dal bestione, ha lunghi capelli color corvino sotto i quali spuntano un ovale leggero e delicato e due occhi color smeraldo che brillano di una strana luce. Sulla pesante borsa a tracolla è appoggiato un lungo bastone d’alluminio sagomato. O.K. ragazza, ora tocca a te affrontare il mio devastante sguardo, ti farò pentire di essere salita su questo treno e non avrò pietà di te. La guardo incessantemente comunicandole tutto il mio odio, ma lei sembra non accorgersene, anzi, mi guarda con una espressione persa, come se la sua mente fosse altrove e, cosa ancora più stupefacente, non sento il desiderio di abbassare lo sguardo. Col passare del tempo la mia rabbia si affievolisce mentre la mia curiosità nei suoi confronti cresce. Ci alziamo insieme per scendere alla stessa fermata in una strana sintonia, lei si avvicina alla porta incespicando e muovendo il bastone continuamente. 

Come solo una cieca sa fare; alla fine riesco a rendermene conto.

Mi offro di aiutarla per farla scendere e lei accetta, mentre ci avviamo all’uscita mi dice  di aver avvertito il mio odio ma che non se n’era preoccupata, aveva percepito che era solo una facciata, una argine distorto messo a guardia delle mie nevrosi. Io le rispondo che certe persone probabilmente sanno vedere oltre i propri occhi e aldilà delle facciate che ci creiamo.

Glielo dico come per farle un complimento ma alla fine sotto sotto comincio a crederci anch’io.

di cattiveinclinazioni at 20:25:00 3 Commenti

11/02/2007

Femmina

Femmina

 

Lo scirocco scivolava caldo e languido attraverso le grate delle gelosie, e inondava la stanza della calura tipica delle domeniche pomeridiane di mezza estate. Con se portava profumi speziati di terre lontane e desideri carnali. Il ventilatore sul piedistallo di metallo girava lento e indifferente e rendeva l’aria ancor più afosa e sciropposa, quella tecnologia così estranea stonava decisamente con l’antico arredo che a sua volta stonava con la fresca età di lei. Lucia s’aggirava nella penombra della sua stanza vestita solamente della sua sottoveste d’organza, indolenti e assenti erano i suoi gesti perché la sua mente si trovava altrove, oltre le finestre e le mura del paese fino ad arrivare là dove battevano forte i suoi sensi. Il comò di legno massello di fronte al letto a baldacchino custodiva gelosamente rossetti perlati e profumi fruttati, trucchi pregiati e terre d’oriente. Uno scrigno segreto nascondeva ninnoli e gioielli appartenuti ad ave arcigne e dimenticate, tutta la stanza richiamava quella discendenza, una linea di sangue antica come i mobili di quella stanza. Eredità perenne di madre in figlia e via discorrendo. La sottoveste, fradicia di sudore, sapeva di sabbia e salsedine e impregnava la stanza di feromoni  impazziti. Dalla caraffa d’acqua gelida Lucia prese un pezzo di ghiaccio per dar sollievo alla sua inquietudine, si stese sulle lenzuola di lino bianco profumate di lavanda e si passo quel cubetto gelido tra labbra carnose, poi sui capezzoli dei seni turgidi e infine sul piccolo ombelico a forma di cuore. Si faceva spazio tra le pieghe del suo corpo con mani sapienti e gesta delicate. Ogni tocco era un sussulto e ogni contatto un gemito sussurrato e a stento soffocato in gola,  perché nessuno in quella casa doveva ascoltarla, mentre con la mente vagava tra le ombre del suo desiderio. Lucia inghiottì lasciva quel che restava del ghiaccio e con le dita intirizzite cercò il piacere tra le gambe allargate, in quel contrasto tra fuoco e ghiaccio chiuse gli occhi e si morse le labbra. Era in balia di quella tempesta di sensazioni quando la mano si bloccò improvvisamente, come se una presenza invisibile e inquietante avesse rotto quell’incanto. Lucia si alzò di scatto dal letto e si aggrappò come un ragno a una grata delle gelosie; nessuno poteva vederla dietro quelle persiane e questo la rendeva spavalda e arrogante. Un sorriso di soddisfazione affiorò sul suo viso ovale quando scorse l’ombra del suo fantasma nascosto dentro un porticato, un fantasma in camicia bianca e coppola nera giunto li per circuirla e corromperla. E compiaciuta da quella scena Lucia si abbandonò di nuovo sul letto, mentre con la mano riprese a frugarsi velocemente il sesso. Sognando di ombre e di fantasmi che le strappavano di dosso il suo bozzolo, scoprendosi così inevitabilmente femmina.

di cattiveinclinazioni at 18:53:00 2 Commenti

05/02/2007

La redenzione - Reload -

La redenzione - Reload -

La redenzione questa settimana viaggia su carta e inchiostro di Repubblica. Buona da leggere e da incartarci la gabbia del canarino. In entrambi i casi ha centrato lo scopo...

di cattiveinclinazioni at 10:56:00 3 Commenti