25/03/2007

Offerte promozionali reload

Offerte promozionali reload

 

Undici del mattino: sto sul letto nudo e sdraiato mentre una studentessa del liceo Giovanni Pascoli mi sta tirando un pompino coi fiocchi. L’ho caricata poco prima alla fermata del tram che cercava un passaggio, con un sorriso malizioso mi ha detto che non aveva voglia di andare a scuola, io per tutta risposta le ho detto che non avevo voglia di andare a lavoro.

Ed ora eccoci qua.

La sua bocca è dolce e veloce, di certo la ragazzina ne deve aver ciucciati di cazzi, anche se ogni tanto qualche dentino me lo fa sentire. E mentre mi lavora il membro di gran lena, a sua insaputa filmo la scena con il mio videofonino.

Oggi lo fanno tutti e quindi lo faccio anch’io.

Ho anche in mente di farlo girare su internet, giusto per sputtanarla un po’.

Anche questo fanno tutti.

Cerco la posizione ottimale per riprendere la scena, quando improvvisamente mi arriva una chiamata sul cellulare.

La suoneria coglie di sorpresa la ragazzina, che senza volerlo mi da un morso proprio sulla cappella.

 

- Cazzo!! Ma che stavi facendo! Mi stavi filmando mentre te lo succhiavo?

- Assolutamente no, mia cara. Stavo solo rispondendo al cellulare.

- Col cazzo! Tu Rispondi prima che ti arrivano le chiamate?

- Non lo sai? Sono un preveggente io, uno dei migliori. Ma ora lasciami rispondere. Pronto…

- Salve! Sono Manuela della Tim e la chiamo per proporla la nostra ultima tariffa…

- Manuela!! Ancora a rompere il cazzo con ‘ste promozioni di merda! Cosa vuoi propormi oggi: la tariffa Tim maniaci e depravati, oppure Tim gay e rottinculo. Ora ascoltami bene Manuela, se mi chiami ancora una volta mentre sto scopando vengo lì e ti…

- MA COME SI PERMETTE! IO SONO MANUELA GIORDANO ORSINI!! Gran dama dell’Opus Dei e direttrice della confraternita Donne pie e morigerate, nonché membro onorario del sacro cuore di Gesù. Lei mi sta confondendo con Manuela Boccadoro, quella svergognata peccatrice senza dio. Allora sappia che lei non lavora più qui, l’ho licenziata personalmente due giorni fa.

Qui le cose sono cambiate da quando ho assunto io le redini.

Davanti a me ho proprio il suo dossier personale, leggendolo ho potuto constatare che lei è decisamente il più depravato dei nostri clienti, un peccatore incallito della peggior specie.

E ascoltandola adesso mi rendo conto che la sua fama e ben meritata.

Sappia che la perseguiterò con le nostre offerte promozionali finché non farà ammenda dei suoi peccati. A tale scopo le ho attivato a sua insaputa la tariffa Tim castigo ed espiazione; che con sole cinque centesimi di euro al minuto le consente di confessare i suoi peccati al parroco della diocesi più vicina, inoltre nell’abbonamento è incluso un servizio di sms che la informa sulla penitenza del giorno e su come infliggersi punizioni corporali.

Si redima cliente peccatore, e preghi per la sua salvezza.

 

Manuela chiude minacciosamente la conversazione, mentre la ragazzina mi guarda con occhi freddi e interrogativi.

 

- Si può sapere chi cazzo è Manuela?

- Non era Manuela, ma tuo padre. Ha scoperto che hai marinato la scuola e che stai scopando con me, adesso sta venendo qui armato di pistola. Perciò vestiti in fretta e fila via.

 

La ragazzina scappa via sbattendo la porta, ora nella stanza ci sono solo io, steso sul letto e con il cazzo moscio tra le mani. Mi alzo in piedi per stiracchiarmi ma quello che voglio fare è altro.

Dentro di me cerco parole, gesti, rituali dimenticati da troppo tempo, poi mi inginocchio nudo ai piedi del letto e dopo avermi fatto il segno della croce intono una preghiera.

 

- …Ave Maria, piena di grazia, il signore e con te…però che gran fighetta quella ragazzinae poi come faceva…ah si…tu sei la benedetta fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno…

di cattiveinclinazioni at 15:40:00 8 Commenti

19/03/2007

Decessi

Decessi

 

Drappi neri alle finestre

affinché luce e spiriti non entrino.

Lenzuola bianche a nascondere specchi

che l’anima non ne venga risucchiata.

Uomini composti in muta assenza

vagano senza fissa dimora.

Donne addolorate in dignitosa rassegnazione

intrecciano nenie e rosari.

 

La morte è al piano di sopra

 

Vetri rotti e porte divelte

anche le suppellettili ostentano il disastro.

Il pavimento avverte la pesantezza

e perciò diventa fragile e inconsistente.

Uomini arcigni nascondono pugni chiusi

e nella penombra schiumano rabbia.

Donne con labbra serrate masticano bestemmie

e a tutti offrono dolore senza cordoglio

 

La morte è al piano di sotto

 

Indifferenza e indolenza nel corridoio

e nelle case tubi catodici accesi esorcizzano l’attesa.

Il silenzio è solo un atto dovuto.

Lo zerbino colorato augura un macabro benvenuto

a chi il malaugurio lo porta nell’animo.

 

La morte è al mio piano 

fuori la porta

dentro la casa

nelle mie ossa.

Ma io non la sento più.

di cattiveinclinazioni at 21:56:00 2 Commenti

11/03/2007

Metafore

Metafore

 

Le notti al call center diventano sempre più lunghe e faticose. Ai normali guasti, reclami e rotture varie che ci pervengono ora si sono aggiunte anche le chiamate degli sconosciuti. Qualche ex collega - per ripicca o per vendetta - ha spifferato il nostro numero verde ai quattro venti, col risultato che ora tutti i rintronati e i balordi di Napoli e provincia ci chiamano per i motivi più strani e assurdi. Cominciarono con telefonate timide e impacciate, parlandoci dei loro problemi e chiedendo consigli su come risolverli, erano tutti dei disperati e cercavano in noi conforto e sollievo. All’inizio li ascoltavamo cercando di assecondarli tutti, poi - sfiniti da quel fare da telefono azzurro – diventammo scorbutici e irritabili e cominciammo ad attaccargli il telefono in faccia. Ma la reazione di quelle menti malate fu rapida e vendicativa e ci rendemmo conto di aver calcolato male la mossa. Da valvola di sfogo alla loro pazzia diventammo così la causa di tutti i loro mali, e la nostra esposizione al pubblico ci rendeva il capro espiatorio perfetto.

Eravamo anonimi, deboli e attaccabili in ogni momento.

Come belve assatanate presero a tempestarci di chiamate oscene e a minacciarci con i crimini più efferati, eppure sotto quella rabbia impotente si poteva avvertire una macabra felicità. Senza saperlo avevamo dato un senso alle loro vite.

 

Questo è il report di stanotte.

Nell’ordine – ho gestito le seguenti chiamate: 

01,30. Un cliente dai modi gentili mi reclama un guasto, così verifico il suo profilo. E’ un cliente base, un morto di fame, quindi si terrà il suo guasto fino alla settimana prossima.

02,10. Un Cliente incazzato come un toro mi riempie di guasti e di bestemmie. E’ un cliente business, e per quello che paga è già un miracolo che non ci denunci per estorsione aggravata. Butto il tecnico giù dal letto e lo mando all’indirizzo dell’invasato.

03,03. Un tizio mi chiama dal cornicione di un palazzo; se non ascolto la storia di quando è stato violentato dal maestro delle elementari si butterà di sotto. Io gli dico di lanciarsi e di farla finita.

04,00. Un altro mi chiama mentre sta stuprando una ragazza; se non ascolto la storia di quando la fidanzata lo ha tradito con il suo miglior amico ammazzerà la ragazza. Io gli dico di ucciderla e di non rompermi più i coglioni.

05,44. Due froci mi chiedono quanto voglio per metterglielo nel culo, gli dico che la tariffa è di mille euro, più altri cinquecento se vogliono essere pestati o pisciati addosso.

06,29. Una ragazza di centotrenta chili mi chiede di sposarla, le dico di vederci alle dieci in punto nella chiesa di Santa Chiara, ma che deve presentarsi nuda con solo il velo in testa e il mazzo di fiori, sennò non se ne fa niente.

Lascio il report a quelli del turno di mattina, che lo guardano preoccupati e rassegnati. Giù ai tornelli striscio il badge nel lettore magnetico, un bip mi dice che per oggi sono libero. Nel garage l’auto è un pezzo di lamiera gelata dalla brina notturna. Metto in moto e vado via. Percorro la statale quasi in solitudine, mentre nella corsia opposta un serpentone di auto impazzite cerca di farsi spazio tra clacson, urla e bestemmie. Molti non arriveranno da nessuna parte, di sicuro non in orario. Al semaforo mi fermo al rosso, subito dopo si affianca una fiat panda. Dal sedile posteriore un bambino mi guarda con aria assente e annoiata. Col tempo quel bambino si siederà di fianco a suo padre e un giorno ne prenderà il posto, ereditandone responsabilità, nevrosi e malattie.

Come possa, un’auto così micragnosa, rappresentare la metafora dell’uomo moderno è davvero un mistero.

di cattiveinclinazioni at 19:34:00 2 Commenti

04/03/2007

Diplomi

Diplomi

 

Quella mattina Michele aveva un magone in gola grosso come un sorcio, a scuola i quadri della sessione d’esame 86/87 erano stati affissi ma lui non aveva il coraggio di andarli a vedere. I professori gliel’avevano detto chiaro e tondo: dopo un anno scolastico schifoso e un esame di stato pietoso, il suo diploma si giocava sulla carità di qualche professoressa della commissione d’esame.

E la cosa non era per niente scontata.

Perciò sistemò alla meglio la zazzera da metallaro pesante, infilò dei fetenti jeans stracciati alle ginocchia, delle puzzolenti scarpette a collo alto della reebok  e una lercia maglietta degli iron maiden, quest’ultima regalo del suo amico Beppe l’anticristo, detto così perché l’anno prima nell’ora di religione era balzato in piedi proclamandosi il malefico, poi aveva cercato di crocefiggere il prete a testa in giù proprio sotto la foto del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Beppe si beccò un mese di sospensione, ma siccome i professori ne avevano una paura del diavolo venne comunque promosso, cosa che a Michele invece non riuscì.

Quindi armato di un walkman sony e di una cassetta al cromo piena zeppa di brani heavy metal, uscì di casa deciso ad affrontare quello che il destino aveva in serbo per lui.

  

…bodies fill the fields i see, the slaughter never ends

 

Il walkman sparava disposable heroes dei Metallica a tutto volume dalle cuffiette, e con la voce roca di James Hetfield si diede la carica giusta.

L’istituto professionale di stato Luigi Petriccione non distava troppo da casa e ci si arrivava tranquillamente a piedi, aveva fatto quel tratto di strada troppe volte e per altrettante volte l’aveva maledetta. In quella lingua di asfalto sbrecciato s’era guadagnato il rispetto dei suoi simili e collezionato figure di merda, aveva dato e preso botte, iniziato e finito i primi amori. Ma il bilancio di quei giorni segnava sempre un drammatico saldo negativo, per cui ogni volta che ci ritornava sopra con il pensiero si sentiva bollire il sangue nelle vene.

  

…two faced women, two black eyes, one track mind…

 

Fortunatamente dal walkman Lenny dei Motorhead placò la sua rabbia con la granitica one track mind, e finalmente riprese il controllo della situazione.

Ma solo fino alla scuola, dove una bizzarra sorpresa lo stava  aspettando proprio lì.

Non riusciva a credere ai propri occhi; dentro al cortile dell’istituto s’era radunata una curiosa folla vicino ad un autobus stracarico di passeggeri inferociti, e che stazionava lì come se niente fosse.

Un improvvisa sensazione di svenimento gli fece piegare le ginocchia, poi si mise le mani nei lunghi capelli stopposi come per strapparseli.

Sapeva cosa stava accadendo ma non se lo sapeva spiegare.

 

…nothing to see where the sleeping souls lie, chemical warfare!!!...

 

Tom Araya e gli Slayer spaccavano le cuffiette con una velocissima chemical warfare, e questo non fece che aggiungere sconforto all’angoscia di prima.

Fece le scale della scuola come una marionetta storta, il sorcio in gola s’era trasformato in coniglio e sul terzo gradino esplose in mille pezzi, lasciandolo di stucco davanti alla gigantesca figura di suo padre, che in quel momento stava uscendo.

Le giacche dell’ATAN - l’azienda tranviaria napoletana per cui lavorava - erano sempre troppo strette per i suoi centodieci chili per un metro e novanta d’altezza, ma in quell’istante sembrò che le cuciture stessero per saltare ad una ad una, come per trasformarsi nell’incredibile Hulk.

Aveva visto i quadri ed ora la giustizia divina stava per abbattersi su di lui.

Quelle braccia, che potevano agguantare agevolmente un bidone di benzina, si allargarono in tutta la loro estensione e si richiusero su di lui in una morsa fatale.

 

...the saraband of death will always follow me, satanarchist…

 

Le pile del walkman s’erano quasi esaurite, per cui la voce di Kronos dei Venom risultò ancora più cupa e demoniaca mentre cantava satanarchist.

Michele sentì l’aria muoversi intorno a lui, così chiuse gli occhi all’istante.

Il padre lo abbracciò con una stretta tanto affettuosa quanto dolorosa, poi lo alzò da terra portandoselo a spasso come sacco di patate, quando lo rimise giù aveva il suo sguardo dritto negli occhi.

 

"Complimenti figliolo! Sei stato promosso con trentasei! Ti giuro che non me lo sarei mai aspettato da te. Sono così contento che vado a dirlo subito a tua madre."

E con il petto gonfio d’orgoglio salì sul suo automezzo noncurante delle bestemmie dei passeggeri, quando ripartì sgommando e sbandando i rimproveri delle persone si trasformarono subito in grida di paura. Michele si sedette sulle scale per riprendere fiato, era così scioccato che si dimenticò dei quadri. Se ne andò via senza vederli. Tornando a casa il corso S. Giovanni a Teduccio gli faceva meno schifo del solito, e anche il walkman aveva ripreso stranamente a funzionare. Forse il vento stava cambiando direzione, si disse.

…enslaving the young and destroying the old, run to the hills run for your lives…

Gli venne voglia di correre per cui cominciò subito a farlo, spinto anche da Bruce Dickinson che con gli Iron Maiden stavano massacrando le sue orecchie con una magistrale versione live di run to the hills. In lontananza c’era la palazzina dove abitava, ma lui guardava oltre, verso un punto interrogativo grande quanto una montagna.

di cattiveinclinazioni at 18:31:00 2 Commenti