06/09/2007
Non ti muovere
Non ti muovere
Il taxi si fermò all’indirizzo esatto, il rumore dei freni consumati ruppero il silenzio in quella strada buia e isolata. Il tassista bevve dell’acqua da una bottiglietta di plastica e con la coda dell’occhio osservò dallo specchietto le mosse del suo passeggero. Quel posto non gli piaceva per niente. La portiera posteriore si aprì, facendo un rumore di cerniere arrugginite, dall’interno una gamba uscì fuori posandosi gentilmente sul marciapiede. Una gamba lunga, sinuosa, fasciata da una calza a rete di seta nera, con al piede una elegante scarpa di Ferragamo: un modello con punta quadrata, vernice nera e tacco 100. Poi uscì anche l’altra e tutto il resto.
Dritta sui tacchi si sistemò il tailleur nero di Valentino con classe ed eleganza, quando si guardò attorno smise di farlo. Palazzi scorticati, strade rovinate, non un ombra di verde; un panorama squallido e desolante. Era arrivata a casa. Faceva freddo perciò si strinse più forte nel tailleur. Con una leggera pressione delle dita sganciò la clip della borsetta di pitone, il tassista abbassò il finestrino per squadrarla da capo a piedi.
“Sono quaranta Euro” disse l’uomo con un mezzo sorriso tagliente.
Lei rimase di sasso dimenticandosi del freddo.
“Quaranta euro per dieci chilometri mi sembrano davvero troppe, anche se sono le due di notte” il labbro superiore le s'era arricciato per la rabbia.
“E’ la tariffa notturna signora” concluse lui con aria strafottente.
Lui la chiamava tariffa notturna, lei invece truffa aggravata.
Lanciò le banconote nel buio del finestrino, insieme all’augurio di schiantarsi contro un camion carico di idrocarburi.
Il viale che portava fino a casa sua era senza illuminazione da anni, una guasto che nessuno voleva riparare, dall’amministratore fino ai condomini. Dalla borsetta prese il mazzo di chiavi e lo strinse come fossero coltelli, inghiottì un boccone di saliva e cominciò a camminare veloce, pregando che nel buio non ci fosse nessuno ad aspettarla.
Arrivò al portone di ingresso col cuore in gola, lo aprì e lo richiuse dietro di se in un istante. Nel buio dell’androne cercò a tentoni l’interruttore che illuminava le scale, lo trovò e lo accese. Aveva due minuti e mezzo per arrivare al suo piano, il quarto. In quel palazzo non c’era l’ascensore perciò fece le scale di corsa, due gradini per volta. Davanti alla porta di casa si fermò per riprendere fiato, dal mazzo di chiave tirò fuori la più lunga e l’infilò nella serratura corazzata, girò due volte in senso antiorario finché la porta non s’apri.
Entrò e chiuse la porta. Sulla destra c’era l’interruttore della luce, lo azionò ma non successe niente, la luci del lampadario non s’accesero. Avanzò fino alla stanza da letto, urtando tavoli e sedie, trovò l’interruttore dell’ abatjour e l’accese. Niente, buio e ancora buio. Solo allora si rese conto di quel profumo di tabacco e spezie che aleggiava per la casa. Lo riconobbe quasi subito, era il “Roma” di Laura Biagiotti, quello da uomo.
Un brutto presagio la fece indietreggiare, d’istinto strinse di nuovo le chiavi, brandendoli nel buio come fossero lame affilate, ma ormai era troppo tardi.
Due braccia: forti e muscolose. Due mani: grosse e nodose. Una prese la mano che stringeva le chiavi e gliela piegò con violenza dietro la schiena, l’altra le chiuse la bocca fino a quasi soffocarla. Braccia e mani la tenevano ferma in una morsa d’acciaio, da dietro una voce di alcool e sigarette le sussurrarono qualcosa all’orecchio.
“Ora ascoltami bene: non agitarti, non urlare e soprattutto non muoverti, se fai come dico non ti farò del male. Adesso rilassati, vedrai che ti piacerà…”
Lui lo chiamava piacere, lei invece violenza carnale e stupro.
La sollevò di peso fino al letto matrimoniale, e in quella posizione si stesero sul letto, lui sopra e lei sotto. L’uomo era già nudo, sentì il calore della sua pelle attraverso il tailleur, quel profumo penetrante era diventato improvvisamente insopportabile. Chissà da quanto tempo stava li ad aspettarla, pensò lei.
Lui le tolse la mano dalla bocca e le lasciò libero il braccio, lei non fece una mossa. Sapeva che non c’era più niente da fare.
L’uomo sfilò via la gonna e con un gesto deciso strappò via il perizoma di pizzo e merletti, lei strinse i denti e i pugni per il dolore alla figa. Ci fu un attimo di pausa. Nel buio l’uomo assaporò il momento; lei era sottomessa e impotente e questo gli scatenò una sensazione di onnipotenza. L’eccitazione gli provocò un erezione eccezionale. Con uno sputo le bagnò la figa, poi le allargò le gambe e glielo mise dentro di prepotenza, lei reagì con un fremito di rabbia impotente. L’uomo cominciò a penetrarla con colpi secchi e veloci, alternandoli in continuazione, quando sentì l’orgasmo arrivare la prese per i capelli e la colpì più forte, con rabbia e violenza, finché il suo sconcio desiderio non le esplose dentro con fiotti di sperma. L’uomo crollò sul letto stravolto e sudato, lei finalmente lasciò il lembo di cuscino che stringeva tra i denti. Ci fu una pausa più lunga, poi solo silenzio e indifferenza.
Lei si girò su di un lato dandogli le spalle, lui si alzò e si diresse all’ingresso, dove c’era l’interruttore generale. Riarmò il salvavita e fu subito luce, sia all’ingresso che nella stanza da letto. L’uomo tornò indietro, prese gli abiti dall’appendino e con calma li indossò: un gessato Blu Armani a righine piccole e scarpe di vitello Sutor Mantellassi. Lei era sempre stesa sul letto, con gli occhi fissava un punto immaginario sul muro davanti a se. L’uomo finì di vestirsi e si sedette accanto a lei. Da una tasca della giacca prese il portafoglio di rettile, dall’interno pescò quattro banconote da cinquecento euro e li posò sul comodino, lei non fece una piega. Si chinò sulla donna con un sorriso di circostanza, sfiorandole la guancia con la mano.
“Complimenti! La tua è stata una grande interpretazione, davvero brava. Spero di rivederti ancora”
Lui la chiamava interpretazione, lei invece marchetta per luridi depravati.
L’uomo guadagnò l’uscita chiudendo piano la porta dietro di se, lei pensò che doveva eliminare sul suo sito – SylviaSexy.com - la sezione che dava al cliente la possibilità di soddisfare le fantasie più malate con un modico extra. lei era sempre stesa sul letto, con gli occhi fissi al muro davanti a lei.