01/11/2007

Considerazioni a margine di un conflitto interiore

Considerazioni a margine di un conflitto interiore. Ovvero: quando la mattina hai bisogno di litigare con qualcuno.

Metti che la sera vai a letto; stanco, sfinito, anche mezzo ubriaco. Metti che tua moglie è già lì che ti dà le spalle, rigorosamente. Tu le allunghi una mano, come per cercare un conforto, un calore umano che ti ripaghi della giornata di merda appena trascorsa, ma trovi solo un pezzo di marmo, freddo e  insensibile. Bene; se riesci a non pestarla a sangue e a violentarla fino a farla svenire, puoi anche dormire tranquillo fino al giorno dopo. Poi metti che durante la notte qualcosa ti si infili nel fianco, qualcosa di piccolo che non è il tuo cane, anche perché l’hai rinchiuso fuori il terrazzo. La tentazione di prenderlo e buttarlo fuori è forte, ma sai che potresti andare incontro a qualcosa di irreparabile e quindi desisti. Metti che la sveglia suoni alle sei del mattino, una di quelle sveglie digitali che ti proiettano l’ora sul soffitto, tu apri gli occhi ma vedi solo una macchia rosso sangue, tanto sfuocata quanto macabra. Ti giri stordito e t’accorgi che il dolore che ti ha tenuto sveglio tutta la notte erano i piedi di tuo figlio, quel piccolo bastardello. Bene; se riesci a non distruggere la sveglia contro il muro puoi anche alzarti e prepararti per andare a lavoro. Metti che in bagno ci arrivi a tentoni e che quasi ti pisci sui piedi, ti giri verso lo specchio ma la tua immagine ti deprime all’istante. Bene; se riesci a non bestemmiare come un turco puoi anche iniziare a lavarti. Dal pigiama scivola fuori un fetore di sudore rancido, ti fa un po’schifo ma non abbastanza da farti venire la voglia di lavarti. Poi prendi lo spazzolino, ci metti sopra un po’ di dentifricio e quello cade nel lavandino, lo raccogli con le setole curve e consumate ma ti accorgi che insieme alla pasta hai preso anche qualcosa di marrone. Realizzi che quella è merda, residui dell’ultimo cambio di pannolino di tuo figlio. Guardi quello strano impasto  che dal bianco iniziale si dissolve in una sfumatura di giallo ittero. Non sai bene cosa fartene, poi decidi e ti lavi i denti con quello. Stranamente il sapore del dentifricio non è cambiato e per spiegartelo fai mille ragionamenti. Ti ricordi che il dentifricio tua moglie lo compra nel discount sotto casa, come le merendine, la pasta e i pelati, e in quel momento realizzi che un curioso sapore di fondo li accomuna tutti. Ne deduci che i prodotti dei discount hanno tutti lo stesso gusto, cioè della merda di tuo figlio, una chiara dimostrazione  che sono composti di escrementi, o almeno in percentuale. E quindi, per un elementare principio del capitalismo moderno, più è alta la percentuale di merda e meno costa il prodotto. Così per un fortuito incidente hai scoperto un complotto internazionale da parte della grande distribuzione, atto a sabotare le risorse alimentari dell’intero pianeta. Ora da buon cittadino, consapevole delle proprie responsabilità di fronte al mondo libero, dovresti denunciare il tutto alle autorità competenti, fondare dei comitati civici di lotta, promuovere delle azioni eclatanti tipo entrare nei discount e mettere su tutti i prodotti delle etichette con su scritto: “Attenzione!! Questo prodotto contiene merda”. Poi pensi a quanto è difficile farti rispettare da tua moglie, figurarsi diventare il paladino della giustizia mondiale. Se noi siamo quello che mangiamo, allora tu sei la merda di tuo figlio. Accantoni per un attimo questa tua consapevolezza per sciacquarti i denti, dopo ti annusi l’alito con risultati agghiaccianti. Metti che entri nella camera da letto per vestirti ma i tuoi abiti non ci sono, poi scopri che sono stati buttati alla rinfusa sul tavolo in cucina. Metti che appena esci dalla stanza un click ti avvisa che tua moglie ha chiuso la porta a chiave per non farti più entrare. Bene; se riesci a non sfondare la porta con un ascia gridando “Wendy! Tesoro! Luce della mia vita, non ti farò niente” come Jack Nicholson nel film Shining, allora sei pronto per andare al lavoro. Metti che la tua auto - una fiat Punto rosso antico - ha le ruote sgonfie e l’assicurazione scaduta. Metti che devi raccogliere all’incrocio quello stronzo del tuo collega che dice di avere la macchina dal meccanico, quando sai benissimo che la tiene in garage perché è uno sporco spilorcio. Al semaforo ti fermi e lo fai salire, lui ti ringrazia con sorriso viscido che fa venire l’orticaria, poi comincia a parlare del più e del meno, del tempo e delle tasse, e di quanto sono ingiusti con lui in ufficio. Lo ascolti fregandotene altamente, e glielo fai capire sbadigliando in continuazione, poi ti scappa un tremendo colpo di tosse e l’abitacolo si riempie di una nube di gas infetto. Il sorriso ebete del collega si distorce in una smorfia di schifo, poi con uno sguardo indignato ti chiede perché hai scoreggiato. Per nulla impressionato dal suo tono gli dici che siamo sotto attacco delle multinazionali alimentari, che dobbiamo prepararci ad una grande azione di boicottaggio e di disobbedienza civile, dove gli obbiettivi sono tutti i discount presenti sul nostro territorio. Lui annuisce come se avesse colto la gravità delle tue parole, intanto abbassa il finestrino trattenendo il respiro. Bene; se riesci a non buttarlo fuori a calci mentre ti affianchi a un precipizio, allora puoi anche parcheggiare nel garage aziendale. Metti che in ufficio c’è una riunione con il direttore, il quale deve presentare la nuova struttura aziendale. Metti che dopo averla esposta, descritta e delineata, chieda a ognuno di voi di commentarla. Arriva il tuo turno ma tergiversi come se avessi un groppo in gola. Un groppo potente quanto una bomba batteriologica. Allora ti limiti a poche considerazioni e ti accodi alle parole già dette dai tuoi colleghi, ma tanto bastano per impestare la sala di una violenta esalazione venefica. Metti che i colleghi si alzino trattenendo un fazzoletto sulla bocca, e che attorno a te si crei il vuoto. Metti che il direttore interrompa bruscamente la riunione e faccia uscire tutti. Tutti tranne te. Bene; se riesci a non buttarti dal ventiduesimo piano per la vergogna puoi anche ascoltare il direttore, che d’altro capo del tavolo ti chiede perché ti sei cagato addosso. Con tono freddo e distaccato gli dici che lavori per i servizi segreti e che ti stai sottoponendo a degli esperimenti di manipolazione del DNA, i quali danno come effetti collaterali delle strane perdite di materiale gassoso. Poi gli chiedi di mantenere assoluto riserbo sulla conversazione perché in caso di fughe di notizie sarebbe stato rapito e usato come cavia. Metti che il deficiente se la beve e ti propone anche per un avanzamento di carriera. Metti che vai a prenderti finalmente un caffé e che vicino al distributore delle bevande trovi Manuela – l’addetta alle pubbliche relazioni – con una minigonna così striminzita da fartelo venire duro come il marmo. Bene; se riesci a non venire nei boxer puoi anche chiederle di farti fare un pompino nel montacarichi. Con la scusa di offrirle un espresso glielo dici in un orecchio, cercando accuratamente di non alitarle in faccia. Lei sorseggia dubbiosa il suo caffè, poi ti dice che si può fare, a patto che ti tolga da dosso quell’insopportabile tanfo di fogna. Con una risata liberatoria le dici che mentre arrivavi in ufficio hai pestato una grossa merda di cane, poi la prendi dolcemente per la mano e la porti nel montacarichi. Bene; se riesci a sopravvivere a questa giornata puoi anche dimenticarti di salvare il mondo, tanto hai capito che il genere umano può convivere benissimo con la merda che gli sta attorno. Basta dargli solo un motivo e un alibi.

di cattiveinclinazioni at 16:40:00 11 Commenti