28/03/2008

La terra dei giocattoli disadattati


La terra dei giocattoli disadattati

 

Sotto un cielo stellato la serata scivolava via stancamente. L’aria era sciropposa e presentava tutte le avvisaglie della bella stagione che stava per arrivare. Monica, stesa sul lettino della terrazza, ascoltava l’ultimo dei Nine Inch Nails dal suo I-Pod nano da quattro giga, la musica era così alta che s’accorse appena dell’elicottero che volteggiava come un pipistrello sulle case del quartiere. Poco prima c’erano stati degli spari: qualcuno aveva premuto il grilletto e qualcun altro era morto. Le urla e le bestemmie dei parenti erano arrivate dopo un lungo, imbarazzante silenzio, insieme alle sirene della polizia e dell’ambulanza.

Un rituale ormai consolidato.

Monica si alzò pigramente, e affacciandosi dal balcone vide che i lampeggianti delle forze dell’ordine avevano inondato il quartiere con luci ipnotiche e inquietanti. In quel frastuono luminoso le persone si muovano come ratti alla ricerca di un nascondiglio, o di una preda. Rientrando in casa Monica pensò che la domanda e l’offerta s’erano ancora una volta incontrate.

Su una mensola della cucina c’era della posta ammucchiata da settimane, tutte ancora da aprire, Monica posò l’I-Pod, poi prese una busta a caso e l’aprì, era una brochure della Diners Club che offriva a prezzo scontato una ventiquattrore di pelle. Buttò tutto nel cestino, chiedendosi perché non gli offrivano mai una pistola Beretta calibro nove modello Deluxe. Si diresse nella stanza da letto; la porta era aperta e la luce accesa, entrò e si sedette sullo spigolo del letto, proprio di fronte al televisore. Stavano dando un film western in bianco e nero, dove i protagonisti erano tutti nani, scorrazzavano avanti e indietro su dei pony piccoli come loro. Qualcuno li aveva costretti a scimmiottare le vite dei cosiddetti normali, con il risultato di farli apparire ancora più goffi e patetici a causa delle loro malformazioni.

Monica poco prima aveva preso due pasticche di Demerol da cento milligrammi, voleva sentirsi insensibile e distaccata, ma quello spettacolo la rese comunque molto triste.

Era tutto bizzarro e penoso.

La porta del bagno si aprì, provocando uno spostamento d’aria che arrivò fino a lei, poi apparve Marco, fresco di doccia e tutto nudo, con una mano si reggeva il cazzo in piena erezione e con l’altra teneva un manga in lingua originale. Aveva gli occhi spalancati e perdeva sangue da una narice, segno inequivocabile che aveva tirato della Ketamina, Monica aspettò paziente l’esplosione delle sue allucinazioni, che non tardarono ad arrivare.

Fujiko! Boku no chinko o shabure disse Marco in giapponese. Quella frase gliel’aveva detto così tante volte che alla fine ne aveva capito il significato. L’aveva chiamata Fujiko, e le aveva detto di succhiargli il cazzo, proprio come faceva il personaggio femminile del manga che leggeva.

Monica si accostò a lui, gli prese il cazzo con la mano e cominciò a succhiarglielo dolcemente, alternando piccoli colpetti con la punta della lingua con profondi ingoi fino alle palle. Quando Marco stette per venire le bloccò la testa con le mani, finché non le riempì la gola con fiotti di sperma, Monica sentì quel liquido denso come il miele scorrerle per tutta la trachea, e pensò che c’era qualcosa di sbagliato nella loro relazione.

continua...

di cattiveinclinazioni at 19:26:00 Commenta:

19/03/2008

Tibet


Tibet

A questo punto i monaci tibetani possono fare solo una cosa: iscriversi in massa a "Second Life" e pestare a morte tutti i cinesi che incontrano...

 

 

di cattiveinclinazioni at 23:55:00 Commenta: