10/06/2009

Dr. 90210


Dr. 90210

 

Lavorare di notte non è poi tanto male: basta sapersi abituarsi alla costante privazione del sonno; alla stanchezza cronica e agli sbalzi di umore dovuti allo scombussolamento del ciclo sonno-veglia. Se poi ci mettiamo una vita sociale ridotta al minimo sindacale, allora il quadro è completo.

Il mio turno inizia alle undici di sera: preparo lo zaino con dentro le mie cose e prima di uscire, saluto mia moglie e mia figlia, che stese sul divano guardano uno dei tanti reality televisivi. Sono così assorte che a stento rispondono al mio saluto, e forse non hanno tutti i torti. Loro vorrebbero una vita intensa e frizzante come quella di una velina o di una letterina, mentre quello che ho da offrirgli è una vita noiosa e frustrante. Ma cosa credono, mica la volevo questo schifo di vita che mi ritrovo? Anche a me sarebbe piaciuto diventare uno di quei tronisti che di giorno frequentano i salotti televisivi e di notte si scopano qualche fans in cerca di emozioni.

Non c’è che dire, siamo un quadretto familiare pieno di rabbia e frustrazione. Per andare al lavoro ci metto un quarto d’ora, in quei quindici minuti faccio pensieri strani e per distrarmi metto un cd nello stereo. In genere ascolto qualche compilation anni ottanta.

L’auto ha le ruote lisce e sbanda vistosamente. Odio questo rottame, più delle puttane che battono su via delle Repubbliche Marinare. Le odio perché so che non potrò mai averne una, come l’auto nuova di cui avrei bisogno. Quando vado al lavoro porto con me alcune merendine, sono quelle che mia figlia non mangia, dice che le fanno venire i punti neri e così mia moglie me le mette da parte, perché tra il buttarle via o darle a me, lei preferisce la seconda. Quando ci penso divento triste, più triste dei nordafricani che lavorano abusivamente nelle stazioni di servizio di via Gianturco. Nel buio si intravedono appena, ma le loro facce sono un concentrato di disperazione e infelicità.

Nel garage aziendale parcheggio nell’aria riservata ai turnisti. Sono teso come una corda di violino ma appena striscio il badge al tornello, divento leggero come una piuma, come se una volta entrato sparissero tutte le mie inquietudini. Il mio ufficio è un enorme open space, le postazioni e i terminali sono disposti su tre file. La mia si trova in seconda fila ed è la prima da sinistra. Se non ci sono grossi guasti da gestire, riesco a sbrigare tutta la routine lavorativa in due o tre ore, poi commuto il monitor del terminale sul secondo ingresso, quello collegato al decoder SKY. Tutti i monitor sono collegati al decoder tramite un aggeggio chiamato splitter. L’abbonamento costa tre euro al mese ciascuno e ci permette di vedere tutti i pacchetti SKY, purtroppo “Primafila” e “Hot Club” sono a consumo e quindi si pagano a parte.

Abbiamo a disposizione qualcosa come duecento canali, ma quelli che guardo sono solo i programmi di chirurgia plastica e i film porno.

Sul canale 124 è iniziato “Dr. 90210”, uno dei programmi di chirurgia estetica più famosi. In questa puntata il dottor Robert Ray pratica una vagino plastica su una body builder di colore. In effetti ha una figa così flaccida e stillabrata che sembra un budino andato a male. Un vero schifo. Eppure, dopo l’intervento, la negra sfodera una passera degna di una diciottenne ed è così contenta che non ha più paura di allenarsi con i pantaloncini attillati. Cambio canale, ho voglia di vedere un porno. Su “Hot Club” danno un film con gang bang, digito il pin e mi godo lo spettacolo. L’attrice principale si chiama Audrey Hollander, una rossa naturale votata al sesso estremo. La scena migliore è quella dove riceve una doppia penetrazione anale, la cavalcata è coinvolgente ed io riesco finalmente ad eccitarmi. Cambio ancora, passo su “Extreme Makeover”. Una cicciona di centoventi chili chiede di avere un aspetto decente, un miracolo che l’extreme team del dottor Fisher dovrà compiere. Per prima cosa le praticano una liposuzione ai fianchi e ai glutei, poi passano a praticarle un’addominoplastica. A fine intervento un’infermiera mostra la parte di addome asportato, una massa gelatinosa che somiglia alla trippa che vendono nelle macellerie, un paragone che credo non sia troppo azzardato. Dopo sei mesi la donna sfoggia una linea invidiabile e un sorriso smagliante, la sua felicità non s’incrina nemmeno quando dice di aver sborsato cento mila dollari per tutti e tre interventi.

Guardo l’orologio, sono le quattro e mezza, per stanotte ne ho abbastanza. Abbasso lo schienale della sedia e mi addormento. Alle sette quelli delle pulizie mi svegliano senza tanti complimenti. Rapidamente passo le competenze ai colleghi del turno di mattina, poi me ne torno a casa.

Ai tornelli sento di nuovo l’inquietudine montarmi addosso, sensazione che diventa malessere appena esco dall’edificio.

Per strada lo scenario è profondamente mutato. Dove prima c’erano le puttane adesso ci sono gli addetti della nettezza urbana impegnati a pulire le strade, mentre nelle stazioni di servizio i nordafricani hanno fatto posto ai legittimi gestori. A casa dormono tutti, mi spoglio e scivolo nel letto accanto a mia moglie. Chiudo gli occhi e nella mia mente cominciano a scorrere le immagini di stanotte. Senza rendermene conto sono sopra mia moglie. Lei si sveglia con un sussulto e fissandomi con aria delusa, mi lascia fare.

Così comincio a scoparla come nei film porno, cercando di immedesimarmi in quegli uomini d’acciaio che scopano per ore, imitandone le pose e il linguaggio osceno. Mentre la scopo, mi accorgo che i suoi seni sono flaccidi e i fianchi pieni di cellulite e in un attimo, il mio desiderio svanisce.

Ritorno al mio posto e ai miei pensieri.

Sono sicuro che il dottor Robert Ray le farebbe una liposuzione e una ricostruzione del seno coi fiocchi, ma so anche che non basterebbero per farla somigliare e quelle attrici porno che di notte mi tengono sveglio.

Certe volte mi sento come un fantoccio incapace di vivere la propria vita, poi mi rendo conto che così è più facile dimenticarsi dei propri fallimenti, e la cosa non è poi così disprezzabile.

Chissà se un autotrapianto dei capelli e un allungamento del pene, mi avvicinerebbero all’immaginario d’uomo di mia moglie.

di cattiveinclinazioni | 10/06/2009
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