Se ne parlava già da un po’, alla fine si sono decisi, i vertici aziendali hanno dichiarato guerra al fumo ed ai dipendenti fumatori, operazione smokeless l’hanno chiamata, sapeva tanto di digos stà cosa. E in effetti la campagna era iniziata con e-mail minatorie a tappeto, poi ci furono i passaparola dei vari capetti che minacciavano provvedimenti disciplinari per chiunque fosse stato sorpreso a fumare nei locali aziendali, anche i virus che infestavano i nostri computer erano entrati nel gioco, infatti dopo che ti visualizzavano la solita minaccia di farti scoppiare l’hard disk, ti raccomandavano di smettere di fumare. A tutto questo avevano associato una attività di recupero attraverso psicologi e medici che dovevano aiutare il dipendente a smettere di fumare, un vero e proprio trattamento sanitario obbligatorio per tutti i fumatori. Intanto le mie Winston blue e l’accendino bic erano sempre in bella mostra sulla mia scrivania, un po’ per strafottenza un po’ perché non sapevo dove metterle. Ma il clima era cambiato, le occhiatacce furtive dei delatori erano dappertutto, galoppini rancorosi e lividi giravano per gli uffici con il solo desiderio di scovare qualche collega sul fatto per poi sputtanarlo a qualche supervisore, stì vili. Avevo pensato di fare il bravo per un po’ sperando che stà cosa si estinguesse da sola, ma dopo le prime ore senza fumo venivo colto dalle inevitabili crisi d’astinenza accompagnate da strane allucinazioni, mi ero ormai convinto che truppe di colleghi vestiti di nero con maschere antigas e armati di estintore mi stessero braccando. Alle 11,00 in punto ruppi gli indugi, presi una Winston e me la fumai tutta d’un fiato vicino alla finestra, quella più lontana da occhi indiscreti, giusto per togliere l’occasione a qualche stronzo. Ma la cosa non ha funzionato, il giorno seguente ricevetti una e-mail dall’ufficio del personale, dovevo recarmi da loro al 21esimo piano per importanti comunicazioni, ero fregato, qualche verme aveva fatto la spia. Mi avviai con noncuranza verso l’uscita tra gli sguardi compiaciuti ed eccitati dei vermi-spioni. Dal 21esimo piano non veniva mai niente di buono, solo contestazioni, richiami e crazziatoni vari, dal piano terra al 18esimo piano tutti gli uffici avevano fuori le targhette con il nome dei colleghi che l’occupavano, dal 18esimo fino al 25esimo piano gli uffici avevano fuori le targhette con solo la sigla del reparto, senza i nomi dei colleghi, gli uffici dovevano rimanere anonimi, era fatto apposta, chi ti colpisce non ha mai un nome, un po’ come le bestemmie e i fulmini. Al 21esimo piano trovai quasi subito l’ufficio dove dovevo presentarmi, la targhetta fuori diceva W.RU.RT/S1 non sapevo assolutamente cosa significasse quella sigla ma già la odiavo, bussai ed entrai. Nell’ufficio c’erano tre dottoresse in non so’ quale laurea, probabilmente avevano contratto lauree in indirizzi inutili tipo sociologia o archeologia, sono sicuro che avevano contratto anche la candida e lo scolo. Mi avvicinai alla più brutta, perché è sempre la più brutta, quella più rognosa, che deve comunicarti le cattive notizie.
Salve sono Esposito, m’avete mandato a chiamare.
Signor Esposito, lei è a conoscenza della campagna aziendale antifumo?
Si, ne sono a conoscenza.
Signor Esposito, lei è stato sorpreso a fumare nei locali aziendali, lo sa questo?
Si, lo so. [Sporchi spioni]
Capisco, e nonostante i divieti le ha fumato lo stesso nei locali aziendali.
Avevo voglia di fumarmi una sigaretta, e comunque l’ho fatto lontano dal posto di lavoro e vicino ad una finestra.
Capisco, è una giustificazione questa signor Esposito?
No, e che c’avevo voglia di fumare. [Fottiti brutta baldracca]
Capisco. [Capisce tutto stà stronza]
Si sieda signor Esposito.
Grazie.
Avevo le sigarette e l’accendino nella tasca posteriore dei Jeans, prima di sedermi le tolgo e le metto sul tavolo della dottoressa. Ma subito dopo cambiava tutta la scena, le altre due che a stento m’avevano degnato di uno sguardo quando sono entrato, ora mi fissano con una strana espressione, anche la tizia con cui stavo parlando sembra agitata, ad un tratto un misto di agitazione ed eccitazione animava quelle tre femmine.
Posso! - Fa la dottoressa, quella brutta, indicando le sigarette, sembra che abbia l’acquolina in bocca.
Prego si serva. - Faccio io di rimbalzo.
Come in ipnosi la dottoressa brutta si prende una delle mie Winston e scompare nelle scale d’emergenza. Le altre due, dopo un attimo di smarrimento, si servono da sole e la seguono. Alcuni istanti dopo orde di persone dagli altri uffici entrano e prendono d’assalto le mie Winston. Ora il piano e vuoto, sono tutti al cesso o in mezzo alle scale a fumare. Mi rendo conto che la conversazione è finita, dal pacchetto sfilo l’ultima sigaretta, quella sopravvissuta all’attacco di quegli assatanati, esco dall’ufficio con quella tra le labbra. Lungo il corridoio una folla di colleghi si apre in due al mio passaggio, sono tutti quelli che m’hanno scroccato le sigarette, hanno lo sguardo basso e la faccia abbruttita dai sensi di colpa, ci passo in mezzo senza degnarli di uno straccio d’attenzione. L’ascensore è già al piano, entro dentro e mentre le porte si chiudono mi accendo l’ultima Winston tra gli sguardi sbigottiti di tutti. Andavo via con la sensazione che l’operazione smokeless nella mia azienda era fallita.