22/11/2004

Ascensore

L’ascensore saliva piano, c’ero solo io dentro, ad ogni fermata sembrava che esalasse l’ultimo respiro. Gli ascensori non m’erano mai piaciuti ma quello lo odiavo in modo particolare perché si bloccava un giorno sì e l’altro pure e poi perché mi portava tutti i giorni al mio ufficio. Mancavano cinque minuti all’inizio del mio turno di notte e una volta tanto ero in orario, già vedevo il dispiacere negli occhi dei miei colleghi vermi-spioni-bavosi che aspettavano un mio ritardo per sputtanarmi davanti al capetto di turno. L’ascensore arrivò al mio piano, il quarto, e lo superò continuando la sua corsa. Diavolo! Eppure ricordo bene d’avere digitato il mio piano, chissà perché non s’era fermato. Sul display luminoso azzurro vedevo il susseguirsi dei piani; Piano 10…piano 20…piano 100…piano 500…piano 1000. Ok, vabbè, mi trovavo in un sogno, questo doveva essere un sogno, il solito sogno degli ascensori che partono e arrivano chissà dove, non poteva essere altro, e comunque anche in sogno salire così in alto mi faceva venire le vertigini e inoltre stava per venirmi un attacco di claustrofobia. L’ascensore finalmente si fermò, sul display luminoso azzurro non compariva alcun numero ma un triangolo con un occhio dentro. Sembrava fossi arrivato in paradiso, tanto valeva darci un’occhiata, giusto per vedere com’era fatto. Ero terrorizzato ed eccitato al solo pensiero di entrarci ma stranamente le porte dell’ascensore non s’aprivano, aspettai una decina di minuti poi schiacciai l’allarme sul pannello, dopo dieci secondi un operatore dall’altoparlante si fece vivo;

- Assistenza! Sono Gianni in cosa posso esserle utile?

- Senta sono Esposito del quarto piano, sono fermo qui a questo piano e le porte non s’aprono, può far qualcosa lei?

- Signor Sposìto mi da la sua matricola?

- La mia matricola è 14720309 e mi chiamo Esposito, io.

- Mi dispiace signor Sposìto ma dalla sala regia mi dicono che lei al momento non dispone delle autorizzazioni necessarie per accedere al piano.

- ECHISSENEFREGA!! Se non si fosse capito questo è un sogno, tutto questo non esiste perciò apra 'ste porte che voglio vedere come è fatto 'sto paradiso, e mi chiamo sempre Esposito, io.

- Spiacente, questo non è un sogno e lei non è autorizzato.

L’ascensore era di nuovo in movimento, ora non avvertivo più la nausea benché la discesa fosse veloce. Chissà perché quel deficiente non voleva farmi entrare, e poi cos’era quella storia della sala regia e delle autorizzazioni. Ma mentre ripensavo a tutto quello non m’accorgevo che l’ascensore aveva superato di nuovo il mio piano continuando la sua discesa; Piano -10…piano -20…piano -100…piano -300…piano –500. L’ascensore d’un tratto si fermò, il display luminoso azzurro segnalava il piano –666. Bene, sembrava che dal paradiso fossi passato direttamente all’inferno, chissà cosa avrei trovato dietro queste porte, le porte dell’inferno. Un sentimento di angoscia e curiosità m’aveva preso, ma anche questa volta le porte non s’aprirono e dopo un po’ schiacciai di nuovo l’allarme, i soliti dieci secondi e l’operatore rispose;

- Assistenza! Sono Gianni in cosa posso esserle utile?

- SENTIMI BENE IDIOTA, sono quello di prima, quello che non hai fatto entrare in paradiso per non so quale fottuto motivo, ora m’hai mandato all’inferno, bene, adesso vuoi aprirmi 'ste cazzo di porte?

- Sono spiacente signor Sposìto, ma dalla sala regia mi dicono che lei al momento non dispone dell’autorizzazioni necessarie per accedere al piano, ora la rimando al suo piano.

- SENTI STRONZO, tu e 'sta sala regia del CAZZO, lo volete capire che questo è un sogno, se non apri 'ste porte vengo lì e ti spacco la faccia, così ti faccio pronunciare correttamente il mio cognome con i denti rotti.

- Mi dispiace, questo non è un sogno e lei non è autorizzato.

Non ci fu niente da fare, l’ascensore riparti lesto con direzione superficie e finalmente si fermò al quarto piano. Quando le porte si aprirono trovai una strana folla davanti alla mia scrivania, erano i colleghi vermi-spioni-bavosi al gran completo insieme al capetto di turno, e mi stavano aspettando. Avevano tutti l’acquolina e gli occhi spiritati, già prefiguravano le infinite umiliazioni e punizioni da infliggermi per il ritardo che avevo accumulato, infatti rabbrividii quando guardai il mio orologio, ero arrivato in ufficio con due ore di ritardo. Colto da un raptus assassino mi misi a correre verso l’ascensore ma mentre correvo mi venne in mente che quella voce e il nome dell’operatore m’erano familiari. L’ascensore aprì le porte, entrai e con un cazzotto distrussi il pulsante dell’allarme, dopo i regolamentari dieci secondi mi rispose l’operatore;

- Assistenza! Sono Gianni in cosa posso esserle utile?

GRANDISSIMO FIGLIO DI PUTTANA, ma io a te ti conosco, sei quel verme che abita al quinto piano nel palazzo di fronte al mio, quello con il gatto a strisce e l’auto da pezzente color vomito, ma appena mi sveglio vengo lì e, nell’ordine, prima ti brucio l’auto, poi t’ammazzo il gatto e infine ti sodomizzo con l’elenco telefonico dove ci sono tutti gli Esposito d’Italia, hai capito STRONZO! Tutto questo appena mi sveglio…perché questo è un sogno…vero?

di cattiveinclinazioni | 22/11/2004
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