La tenda mi nascondeva mentre la guardavo, la finestra del suo bagno e quella della mia camera letto praticamente s’affacciavano. Quella finestra era sempre aperta quando lei faceva lo shampoo e spesso aveva solo le mutandine addosso. Lo faceva apposta la troietta, sapeva bene che stavo la dietro a spiarla, si divertiva a farmi impazzire, lei. Aveva tredici o quattordici anni al massimo e quando faceva lo shampoo si piegava sul lavandino mostrandomi, in tutto il suo splendore, un bel culetto sodo e rotondo. A volte, con consumata maestria, si scostava appena appena la mutandina lasciandomi intravedere quei quattro peletti che aveva sulla figa acerba, proprio come adesso. Avevo voglia di menarmelo e di grattarmi il culo, trovai un compromesso, con la mano destra me lo menavo e con la sinistra mi grattavo il culo, il tutto con una sincronizzazione perfetta. Ma sul più bello entrava mio figlio di sei anni che esclamava:
- Papà! Cosa stai facendo?
- Beh, non vedi? Mi sto grattando il culo.
- Si, con una mano, e con l’altra?
- Beh, con l’altra me lo sto menando, ora fila via e non rompermi i coglioni.
Non facevo in tempo a riprende la cosa che già sentivo mio figlio correre dalla madre gridando:
- Mamma! Mamma! Papà se lo sta menando di nuovo.
Quel piccolo bastardello, e giù maledizioni e bestemmie di mia moglie che da fuori la porta mi scagliava addosso con tutta la rabbia e le urla possibili. Riuscivo a riprendere la menata solo dopo che mia moglie e il bambino se n’erano usciti di casa sbattendo la porta. Ero ripartito alla grande, ora quella puttanella aveva la mutandina infilata fra le chiappette rosa, la cappella m’era diventata viola e stavo per venire, ma proprio nell’istante in cui stavo per venire mi dimenticai di tutto, della ragazzina, dell’orgasmo, e mi concentrai sull’atto della eiaculazione. Guardavo quegli schizzi volare dappertutto, sembravano coriandoli liquidi, cercavo di calcolarne le parabole e le traiettorie con precisione scientifica, mi sentivo il Piero Angela delle sborrate. Uno schizzo, però, m’arrivava in bocca, lo assaggiai incuriosito, sapeva di birra e alcool, probabilmente la sbornia della sera prima m’era arrivata fino ai coglioni. Che strano però, immaginavo i miei spermatozoi ubriachi e barcollanti che entravano nella fighetta di quella verginella perdendosi nei meandri del suo utero senza riuscire a trovarne l’ovulo. Si, probabilmente e quella la fine che avrebbero fatto quei vermiciattoli del cazzo…