11/09/2005

Eurodisney

Eurodisney

 

Che le cose andassero male all’Eurodisney Resort Paris era cosa ben nota, tutti i giornali ne parlavano da mesi, ma a quello che stavamo per assistere nessuno di noi era preparato. Ce ne accorgemmo quasi subito che qualcosa non andava. Io, mia moglie e il bambino eravamo appena scesi dal treno, dopo un breve tratto a piedi arrivammo all’ingresso dell’Eurodisney, davanti a noi una folla di persone non si decideva ad entrare, e per una buona ragione. Le biglietterie erano state bloccate da un picchetto formato da Cenerentole, Belle Addormentate, Bianchenevi, Topolini e Paperini vari, stavano protestando contro le schifose condizioni lavorative a cui erano costretti. I manifestanti recavano cartelli con su scritto le bestemmie più varie; si andava dal “Suck Disney” al “Mickey MotherFucker” passando per alcuni “Yankee GO Home” e “No More Fairy Tales”. D’un tratto una porta laterale si aprì, ne uscirono tre auto cabriolet anni trenta con a bordo la Banda Bassotti al completo, erano in tenuta anti sommossa e capitanati da Pietro Gamba di Legno, piombarono addosso ai manifestanti caricandoli senza pietà. Tra un pestaggio e un lacrimogeno riuscimmo ad entrare senza fare i biglietti. Il parco era come nelle foto delle brochure, dopo aver attraversato il lungo viale iniziale si poteva accedere ai vari settori a tema. Nell’ordine, erano disponibili: le mille e una notte, il mondo del futuro, il mondo delle fiabe ed il vecchio west. Un trasporto a cavalli era stato messo all’ingresso per portare in giro gli ospiti, ma dovemmo rinunciarvi per via d’un improvviso sciopero indetto dal locale sindacato dei trasporti. Decidemmo di farcela a piedi. Lungo il viale c’era Topolino che si faceva fotografare con i bambini, io e mia moglie gli portammo il nostro pupo. Topolino aveva un fare molto strano, più che i bambini a lui si avvicinavano i grandi, loro gli davano dei soldi e lui gli consegnava delle bustine con delle stecche marroni dentro. Anch’io mi comprai una di quelle bustine, poi facemmo la foto tutti insieme. Iniziammo con l’esplorare le mille è una notte, uno strano percorso che ricordava molto Porta Nolana a Napoli, extra comunitari, cinesi e puttane inclusi. Prima di passare oltre comprai dai locali un cylum con il quale mi fumai il contenuto della bustina consegnatami da Topolino. Nel mondo del futuro le cose non andavano meglio, a causa della scarsità dei fondi, i robot s’erano ridotti ad elemosinare in strada assistenza tecnica e pezzi di ricambio, molti davano la colpa ai robot made in china che la direzione aveva illegalmente introdotto. Mio figlio, spinto dalla compassione, lasciò ad un automa male in arnese le pile stilo del suo giocattolino. Nel mondo delle fiabe ci fu proibito l’ingresso, la zona era transennata e controllata dalle forze dell’ordine. Gruppi di guerriglieri Looney Tunes s’erano introdotti nel castello incantato occupandolo, avevano preso in ostaggio Biancaneve con i sette nani, Pinocchio e il nonno, la strega cattiva e la fatina buona e tanti altri. Tutti gli schermi televisivi erano sintonizzati su Al Jazeera che trasmetteva dall’interno del castello. Si vedevano gatto Silvestro e Titty che tenevano un coltello puntato alla gola di Cenerentola e della Bella Addormentata, mentre Bugs Bunny e Duffy Duck minacciavano con un macete Geppetto e Pinocchio, senza contare poi Will Coyote e Bip Bip che avevano kalashnikov puntati contro la testa di Pippo e Pluto. I sequestratori, in un comunicato, chiedevano l’immediata chiusura del parco, in caso contrario avrebbero ammazzato tutti gli ostaggi, uno ad ogni ora. L’ispettore Basettoni, giunto sul posto per coordinare l’azione di polizia, identificò i mandanti in Shrek, Fiona e Ciuchino. Un regolamento di conti tra clan rivali, così lo definì Basettoni. Andammo via nel pieno di una irruzione delle forze speciali. Nel vecchio west finalmente riuscimmo a pisciare nel cesso di una bettola finto messicana, dove un finto oste messicano di nome Eugenio ci diede da mangiare tacos e tortillas macrobiotici, fuori Clint Estwood e Lee Van Cleef, ormai rimbambiti e su una sedia a rotelle, si esibivano nell’ennesimo duello al sole. Uscimmo giusto in tempo per vedere la famosa sfilata serale dei personaggi disney. I carri sfilavano uno alla volta per permettere agli ospiti di ammirarne la bellezza, ma i figuranti sui carri si comportavano in modo alquanto bizzarro. La sfilata fu aperta dal carro del principe azzurro che in calzamaglia sadomaso teneva in catene un passivo Aladino, mentre sul carro successivo Pocahontas e Mulan si cimentavano in una bollente lap dance lesbo. Non mancavano carri con accoppiamenti animali, come quello dove un bavoso Dumbo montava da dietro un supino Bambi; il tutto condito con le note assordanti dei Village People. Praticamente stavamo assistendo al Disney Gay Pride. Mio figlio tutto eccitato mi faceva mille domande, io per tutta risposta gli misi le mani sugli occhi e me lo portai via, era arrivato il momento di ritornare in albergo. Sul lungo viale che portava all’uscita tutti i personaggi disney facevano a gara per salutarci, un curioso Topolino si aprì l’impermeabile davanti a noi, mentre Biancaneve e Cenerentola in minigonna si offrirono di succhiarmi l’uccello per trenta euro, cinquanta senza il preservativo. Quì, Quò e Quà ci accompagnarono all’uscita, ma solo per fregarci la telecamera e la macchina fotografica, quando me ne accorsi sferrai loro un calcio alle palle ciascuno mettendoli così in fuga. Alla stazione il treno aveva un’ora di ritardo, dissi a mia moglie che ne approfittavo per comprare alcuni regali. Tornai all’Eurodisney dove incontrai di nuovo Biancaneve e Cenerentola, diedi cinquanta euro ad entrambe e mi feci fare un dolce, lungo, lento, pompino in coppia. Sborrai per quattro. Tornai con i regali e la patta dei pantaloni sbottonata, giusto in tempo per prendere il treno.

di cattiveinclinazioni | 11/09/2005
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