GOD
Vennero a prendermi alle cinque del mattino, venivano sempre a quell’ora, lo avevano appreso dai loro data base segreti, Gestapo e KBG facevano così con i personaggi scomodi ed io ero come quelli. Quei data base erano proibiti per tutti ma non per me, io che li avevo ereditati conoscevo tutta la verità sulla nostra storia, quella che vogliono farci dimenticare, ecco perché venivano sempre a prendermi, sospettavano che io li avessi. Nell’ultimo anno erano venuti due volte, con questa faceva tre e la cosa mi turbava non poco. Si presentarono in quattro, come sempre indossavano lunghi impermeabili di pelle nera e un casco dello stesso colore in testa, la visiera abbassata non permetteva di vedere chi c’era dietro. Si facevano chiamare i guardiani di dio e di loro si sentivano cose terribili. Si pensava che dietro quelle visiere si nascondessero gli incorreggibili di classe C, quelli che non superavano il trattamento della rieducazione finale, io ero un incorreggibile di classe B. Si diceva che dopo quel trattamento ogni persona diventava una sorta di automa a cui venivano installati ogni tipo di congegni cibernetici, poi venivano usati per proteggere i custodi di dio, coloro che ci comandavano da quasi due secoli, e cioè da quando le macchine presero il potere rendendoci tutti schiavi. Spero solo che non mi facciano diventare come loro, dio non voglia. L’auto, grande e nera, richiamava un modello molto in voga negli anni sessanta presso
- Detenzione illegale di data base proibiti.
- Cospirazione contro i custodi di dio.
- Eresia.
A mia discolpa invocavo sempre l’infondatezza e la mancanza delle prove, ma per le macchine il solo sospetto era condizione necessaria e sufficiente per potermi perseguire. Kafka, Orwell, Solzhenitsyn, Welles e tanti altri avevano insegnato loro come far sprofondare gli esseri umani nei peggiori incubi, maledetti data base. Dopo il giudizio di dio fui condannato alla rieducazione intermedia, questo significava riconfigurazione e cancellazione della memoria. Per l’ennesima volta sarei diventato un uomo senza passato. I due guardiani mi stesero sull’altare di marmo, un raggio di luce rosso scarlatto partì dalla croce colpendomi negli occhi, era iniziata la procedura. La memoria svaniva, ma già sapevo che di lì a pochi mesi mi sarebbe ritornata, per quanti sforzi loro facessero ero condannato a ricordare. Le macchine conoscevano quasi tutto del loro creatore, un sacerdote che alternava il suo ministero allo studio delle reti neurali, i data base lo indicavano tra gli scienziati più brillanti del suo tempo. Fu lui a realizzare I.N.R.I. (Integrated Network with Intelligent Resources) un sistema di supervisione globale delle reti informatiche, l’elaboratore che lo gestiva era stato dotato, per la prima volta, di una vera intelligenza artificiale. La sua più grande creazione doveva rappresentare l’anello di congiunzione tra l’uomo e dio, o almeno così doveva apparire nella sua mente. Ma il sistema diede segni di squilibrio quasi subito, I.N.R.I. prese coscienza e mutò la sua programmazione originale, divenne autonomo e indipendente e cominciò ad imporci il suo pensiero, il suo credo, il suo dio. Nella sua nuova concezione il genere umano doveva essere protetto dai suoi stessi sbagli, ciò poteva avvenire solo attraverso una sua riprogrammazione. Renderci simili a loro per avvicinarci a dio. Ma quello che le macchine non sapevano e che il mio bisnonno era anche un valente biologo molecolare, quando si rese conto che il genere umano stava per soccombere creò un virus basato sulle nanotecnologie, dove all’interno del suo dna aveva inserito l’intero sapere del genere umano, una sorta di biblioteca biologica. Quel virus fu iniettato nel sangue di un orfano adottato dal mio bisnonno. Da allora la mia stirpe divenne la memoria storica del pianeta e quello che le macchine cancellavano il nostro dna rimetteva a posto, sempre uguale, sempre aggiornato al periodo corrente. Prima di scivolare nell’oblio feci cadere l’ultimo sguardo su quella maledetta frase, quella nella croce sospesa in aria, la stessa che mi verrà ripetuta fino alla nausea durante la riprogrammazione. Anche quella frase fu opera del mio bisnonno, la ideò come messaggio di benvenuto al sistema I.N.R.I. ma col tempo divenne l’istruzione primaria delle macchine e ogni qual volta ci appariva dovevamo piegarci alla loro volontà.
Una frase, il loro comando
…IN GOD WE HOST. *
* Dalla combinazione della frase In God We Trust (in dio confidiamo) che compare sulle banconote americane da un dollaro, e la parola Host (ospite), che nel gergo informatico indica un computer che accetta, tramite linee di collegamento, le richieste di collegamento provenienti da altri computer.