La sposa
L’uomo era sdraiato sul letto,
addosso aveva una vestaglia cinese rossa e leggeva un libro di Celine,
fuori il diluvio cadeva silenzioso sul nulla.
La porta si aprì e la sposa apparve sull’uscio,
la pioggia ne aveva deformato la linea e il profilo,
i capelli appesantiti formavano una corona di spine
mentre gli occhi devastati dal trucco sciolto erano diventati buchi neri,
da quei buchi partivano rivoli scuri che le solcavano la faccia come una macabra ragnatela.
L’abito immacolato era stato violentato da una grossa macchia di sangue all’altezza del cuore,
la pioggia ne aveva sbiadito i contorni dandogli la forma di una sinistra rosa;
una rosa di morte.
La sposa, testa china e occhi impazziti, aspettava un cenno dell’uomo.
- Sono tornata! – Esalò la sposa.
- Non dovevi. – Disse l’uomo continuando a leggere.
- Dovevo farlo, era inevitabile. -
- E lui? –
- Lui è rimasto sull’altare. -
- Perché? -
- Il prete dice: prendilo in sposo, io rispondo di no.
Lui mi dice: prendimi in sposo, io rispondo di no.
Lui mi implora: allora ammazzami e mira al cuore, io prendo la pistola e miro al cuore.
Il suo sangue impazzito vola ovunque, uno schizzo si posa sul mio petto.
Il sangue del suo cuore vicino al mio cuore. –
- Vattene! Non ti voglio. –
- Non posso!
Le tue violenze mi sono indispensabili e i tuoi supplizi mi fanno sentire viva;
sei ossigeno per le mie perversioni e fuoco per la mia anima depravata.
Non posso più fare a meno di te. -
La sposa avanzò a piccoli passi verso il grosso baule vicino al letto,
lo aprì e tirò fuori degli oggetti:
erano manette, maschere, fruste, aghi per capezzoli,
si avvicinò all’uomo in ginocchio e glieli offrì a capo chino.
Come l’offerta della vestale alla sua divinità.
Come la devota che offre al santo le sue penitenze.
L’uomo chiuse il libro e gli occhi,
alzò la testa e sospirò profondamente,
stavolta non potevano esserci ripensamenti,
poi la tirò a se per i capelli e disse:
- Mettili via! si ricomincia domani. –