Zingari
Io e Sesmo siamo phralà, cioè fratelli e viviamo a Napoli da un paio d’anni, ci siamo fermati qui perché i gagè del posto, cioè i napoletani, sono un po’ come noi zingari: menefreghisti e strafottenti e se li guardi bene fanno più pena di noi. Facciamo la zona che va da piazza Municipio a piazza San Nazzaro, suoniamo nei tram ma solo in quelli nuovi, quelli bianchi a due carrozze, sono così belli che la gente che ci sale sembrano tutti pieni di soldi. Quelli vecchi e scassati non li pigliamo mai, hanno la stessa puzza di fame dei tram di Skopie, il posto da dove veniamo, e la gente che ci sale fa schifo uguale. Solo il meglio per me e mio fratello, lo abbiamo deciso quando siamo scappati dalla Macedonia. Sesmo è baró, cioè grande, lui ha vent’anni mentre io sono tsiknò, cioè piccolo, e ho dodici anni. Ma Sesmo è anche šukár, cioè bello come fotomodello mentre io sono džungaló, cioè brutto come un topo. Quando saliamo nei tram Sesmo attacca subito a suonare la fisarmonica, con lo strumento non è granché e quando suona fa veramente schifo, mentre lui si sbraccia e canta io giro per i posti a sedere cercando di farmi dare qualche euro. A tutti dico sempre in italiano:
- per favore una monetina a povero zingaro, vi prego, grazie!
poi nella mia lingua, il Romani, li piglio tutti a male parole. Sesmo è sempre pulito e ben vestito mentre io sono sempre sporco e vestito di stracci, quando lui si muove con la fisarmonica fa sempre un certo effetto alle zuvlì, cioè alle femmine. Quando m’accorgo che qualcuno è rapita dal suo ballare io mi ci avvicino pian piano e le frego il portafoglio o il cellulare dalla borsetta. Le femmine che pigliano il tram a piazza Vittoria sono quelle più sensibili al fascino di Sesmo, scendono dai quartieri alti e sono tutte belle e profumate, se lo mangiano con gli occhi e in più hanno un sacco di soldi, e siccome lui ci ha un cazzo di venticinque centimetri io cerco sempre di organizzare qualche incontro. Quando ne vedo una con la bava alla bocca mi avvicino e le dico nell’orecchio che mio fratello ha un cazzo enorme e che è capace di scoparla tutta la notte. All’inizio fanno sempre la faccia schifata e mi cacciano via in malo modo, poi quando stanno per scendere mi fanno scivolare nella mano un foglio con l’ indirizzo di casa. Con gli incontri di mio fratello facciamo un sacco di soldi e fino ad ora non ci possiamo lamentare. Purtroppo al campo nomadi c’è Vesna la romnì di Sesmo, cioè la moglie. Lei ha quattordici anni e non è per niente contenta della nostra attività, si lamenta sempre con me perché quando Sesmo torna da un incontro e così sfinito e spompato che poi non riesce più a scoparla. Io per rincuorarla le dico che tra un po’ anch’io divento baró, cioè grande, e che quando sarà ci penserò io a scoparla.