Visita Medica
- Ma dove cazzo vai! Si vede lontano un chilometro che stai benone, questa è solo una scusa per allontanarti dal lavoro. -
Gianni, il mio principale, faceva sempre ‘ste storie quando dovevo fare una visita medica, fosse stato per lui sarei morto tra quelle scartoffie da chissà quanto tempo.
- Ora ascoltami bene, io scoppio di salute alla faccia tua, ma ho un problema alla vista, sono settimane che mi lamento di queste strane macchie rosse e blu che mi passano davanti agli occhi. Stamattina ho una visita oculistica all’A.S.L e alle nove e trenta devo trovarmi lì. Puoi anche dirmi di non andare, ma se un giorno scopro che ho qualcosa agli occhi per colpa delle massacranti ore che mi fai passare davanti a quel fottuto computer per sbrigare la contabilità aziendale, giuro che ti faccio una vertenza sindacale da farti rimanere in mutande. E poi dove cazzo lo trovi un altro ragioniere che si fa il culo per novecento euro al mese? –
- Ma certo che ti faccio andare! La salute prima di tutto! E poi lo sai quanto io ci tenga a te.
- Già, lo so…-
Esco dall’ufficio con un strano presentimento, quella visita m’aveva messo addosso una strana ansia, già vedevo l’oculista che, con grande cordoglio, mi condannava alla cecità con bastone, occhiali neri e un cagnaccio che mi avrebbe portato a spasso e pisciato sui piedi. Comunque tra poco avrei saputo tutto. Le panchine del centro direzionale sono gremite di persone che prendono il sole: ragazzi con fidanzate, nonni con nipoti, mamme con figli, tutti sembrano felici e nessuno che si curi del mio dramma. M’avvio tra l’indifferenza generale verso piazza Nazionale, la mia meta si trova lì. La distanza è poca e ne approfitto per fare quattro passi. L’A.S.L. si trova in un edificio ex I.N.A.I.L. che a sua volta era stato ex E.N.P.A.S. L’usciere mi dice che l’oculista è al secondo piano, l’ascensore invece è in fondo al corridoio. L’ascensore è largo si e no un metro, ma in compenso è lungo due, non ho mai visto un ascensore con una porta così piccola, probabilmente è un modello fabbricato appena dopo la guerra, quando le specifiche tecniche avevano come modello di riferimento un italiano medio magro e denutrito. Aspetto l’ascensore insieme a una grassona sudata e con una gamba fasciata, di sicuro non ci entrerà mai perciò prendo le scale e salgo fino secondo piano. La sala d’attesa è gremita di persone, la maggior parte sono vecchi decisi a prolungare in tutti modi la loro esistenza e le loro sofferenze. Ma qualcuna è decisamente più giovane e carina ed io l’ho già adocchiata. In un angolo una donna sulla quarantina è in attesa di chissà quale visita: mora, un metro e cinquanta per una cinquantina di chili, lunghi capelli neri a caschetto, ombretto rosa che incorniciano due splendidi occhi color smeraldo. Il bermuda militare a vita bassa e il top verde coordinato mettono in risalto delle forme decisamente prosperose, e mentre il cazzo mi diventa duro come l’acciaio finalmente dimentico la mia cecità imminente. Per colpirla al cuore sfodero il mio famoso sorriso e la sguardo irresistibile da latin lover, ma questi sembrano non fare breccia in quella fortezza di tenera carne. Peccato. Un posto su una poltroncina si libera ed io mi siedo, le ore passano lente mentre guardo le persone susseguirsi nei vari studi. La noia di quel posto mi porta all’ansia, l’ansia mi porta ad un attacco di panico e l’attacco di panico mi fa ricordare che oltre quella porta c’è qualcuno pronto per dirmi che diventerò cieco. Poi la poltroncina al mio fianco si libera e la bella mora ci si siede, per la gioia mia e del mio cazzo. Stavolta provo un approccio più discreto, mi fingo timido e introverso e con fare distratto le sfioro il seno con un gomito. La mora si gira di scatto e dopo avermi fulminato con un’occhiataccia si alza e se ne và. Peccato once again. L’allarme dell’ascensore suona, si vedono gli uscieri correre preoccupati poi uno di loro si ferma e dice che al pianterreno una donna obesa e con la gamba fasciata s’è incastrata tra le porte dell’ascensore e che non riescono a tirarla fuori. Dallo studio dell’oculista un’infermiera vien fuori e mi chiama, ci siamo, è il mio turno. Mi alzo e attraverso la sala d’aspetto con falsa calma quando improvvisamente la mora provocante mi si para davanti e comincia a sussurrarmi qualcosa all’orecchio.
- Ascoltami bene perché non lo ripeterò una seconda volta; faccio dei pompini con l’ingoio che neanche te l’immagini, sono capace di tenerti dentro per ore senza farti venire e se vuoi puoi anche mettermelo nel culo. Mi prendo cento euro per tutto, abito al palazzo di fronte al quarto piano e mi chiamo Veronica, il mio nome lo trovi sul citofono. Ti starai chiedendo perché me e perché in questo posto, ti chiarisco brevemente le idee. Devi sapere che prima battevo in macchina vicino all’ippodromo di Agnano, poi sono dovuta andar via a causa della concorrenza Albanese e Rumena, i loro protettori minacciavano sempre di accoltellarmi. Poi ho iniziato con gli annunci sui giornali ma la cosa non attirava molti clienti. Una giorno venni qui per fare una visita ginecologica, quella mattina in tanti cercarono di sedurmi, alcuni offrendomi anche dei soldi, così scoprii che l’A.S.L. era il posto ideale per rimorchiare le persone. All’inizio agganciavo le persone a cardiologia, ma dovetti smettere quando rischiai di perdere un cliente per infarto mentre scopavamo, poi provai con urologia ma avevo a che fare sempre con persone con seri problemi di incontinenza. A oculistica trovai i soggetti migliori, notai che le persone con problemi alla vista avevano sempre il cazzo duro e una gran voglia di scopare, come vedi tu ne sei la prova evidente. Ora scendo e vado casa a preparami, tu rimani e mi raggiungi tra dieci minuti. –
Rimango imbambolato a guardarla mentre sparisce tra le scale, ci pensa l’infermiera a svegliarmi chiamandomi di nuovo, di scatto mi avvicino e le dico che, causa forza maggiore, non posso più fare la visita. La ringrazio e vado via. Trovo un telefono pubblico e chiamo Gianni al lavoro.
- Guarda che io sono ancora qui dall’oculista, la dottoressa dice che il tuo computer m’ha quasi compromesso le pupille e perciò devo fare una visita approfondita, dice che ci vorrà un’oretta salvo complicazioni. A proposito la visita specialistica viene cento euro e li paghi tu sennò ti denuncio all’ispettorato del lavoro; è chiaro! –
- Cazzo! Devi essere ridotto proprio male. Va bene, ho capito, la pago io la visita. Ma almeno è brava? –
- Beh, credo proprio di si e comunque tra poco lo scoprirò…-