22/01/2006

Ordinarie storie d'amore al tempo dei bronx di periferia

Ordinarie storie d'amore al tempo dei bronx di periferia

Ovvero: Fausto Papetti non ci avrebbe mai suonato sopra

 

Salvatore ama Lucia: così ci aveva scritto su quel muro insozzato dietro il comune di S.Giovanni a Teduccio, l’aveva scritto con un pennarello nero indelebile tra un Maria si na' puttana e un Gennaro tiene e' ccorn. Chissà forse i due si conoscevano, si chiese dubbioso Salvatore. E lui l’amava veramente a Lucia, gliel’aveva detto in una afosa domenica sera di Luglio, per l’occasione s’era fatto prestare la panda 45 dal padre, quella con la marmitta rotta e la perdita d’olio, e davanti a un sacchetto di taralli e una birra peroni grande s’erano giurati amore eterno sul lungomare di Mergellina. Gigi D’Alessio cantava in sottofondo Annarè quando lui le diede il primo bacio sotto la luna bugiarda di via Caracciolo. Salvatore ne era sicuro, Lucia era la tipa giusta, non come quell’altra, Nunzia, che l’aveva spezzato il cuore un anno e mezzo fa; quella mattina partiva per il militare e alla stazione di piazza Garibaldi sul binario quindici davanti al regionale per Frosinone lei gli disse che lo lasciava per sempre, che non meritava un ragazzo buono e bravo come lui. Salvatore partì con la morte nel cuore e ci morì veramente in quella caserma, furono davvero dodici mesi d’inferno quelli, sempre a chiedersi perché l’aveva fatto. Dopo venne a sapere che l’aveva lasciato per il figlio del pasticciere, quello col negozio di fronte casa sua, per mesi le aveva fatto una corte spietata a colpi di babà e sfogliatelle gratis; le sue preferite. Cinque anni di fidanzamento, di cui quattro passati in casa sua, buttati nel cesso, al solo pensarci gli saliva ancora la pressione a mille. Ora Salvatore si sentiva tranquillo con Lucia, lei aveva quattordici anni e lui diciannove e da quando era tornato dal militare si sentiva ormai uomo fatto, anche se per il momento si arrangiava facendo il garzone in un minimarket di via Ferrante Imparato. Salvatore portava la spesa a domicilio alle famiglie del quartiere, ma il suo sogno era quello di diventare banconista, spicciare i clienti che ti chiedono gli affettati e i latticini, quello era il vero posto per lui e prima o poi ci sarebbe arrivato. Gli anni passarono svelti e Salvatore fu promosso banconista come voleva, ora nel minimarket comandava lui, dietro la vetrinetta dei formaggi con quel camice bianco addosso s’atteggiava più a medico dell’ASL che a un salumiere, Lucia invece era al terzo anno dell’istituto professionale per il commercio, ancora pochi mesi e avrebbe preso la qualifica di segretaria contabile, a Salvatore gli si gonfiava il petto quando diceva ‘sta cosa agli amici, lui che a stento aveva preso la terza media. Ma qualcosa stava cambiando, le uscite diventavano più sporadiche e posti come Mergellina, Posillipo e San Martino, che prima le erano sempre piaciute, ora non le dicevano più niente. Lucia cominciò a dire che era cresciuta e che non le andava più di fare sempre le stesse cose, Salvatore accusò il colpo e un po’ cominciò a preoccuparsi, anche perché stava già cominciando a parlare di matrimonio. Una domenica mattina Lucia disse a Salvatore che non poteva uscire con lui, doveva andare improvvisamente al matrimonio di una lontana cugina e che non era il caso di aspettarla perché avrebbe fatto tardi. Le preoccupazioni di Salvatore divennero subito sospetti, una sparata del genere Lucia non l’aveva mai fatta, neanche quando litigavano di brutto, ebbe conferma dei suoi sospetti quando la domenica successiva gli disse che non poteva uscire con lui perché doveva andare alla cresima di una sua nipote e che non era il caso di venirci perché si sarebbe annoiato. Salvatore capì tutto, Lucia si teneva a un altro, ma fece finta di niente e mantenne un contegno irreprensibile, quasi fosse un anglosassone, doveva prima capire se l’aveva persa per sempre. L’epilogo avvenne un mercoledì pomeriggio, c’era la partita dell’anno al S. Paolo, il Napoli si giocava la promozione in serie A contro l’Avellino e Salvatore non voleva mancarci per niente al mondo, armati di sciarpe e bandiere lui e suo fratello Pasquale a bordo di una vespa px 150 senza assicurazione si avviarono speranzosi allo stadio quando arrivò improvviso un lungo e sgrammaticato sms di Lucia, c’era scritto che lo lasciava perché lui la trascurava e non la capiva, che lei aveva altri progetti e che in quei progetti lui non ci stava per niente. Salvatore si fece lasciare su una panchina del viale Augusto, non gli andava più di andare allo stadio, quella zoccola gli aveva intossicato la partita, la giornata, la vita. Il boato proveniente dallo stadio dopo un gran gol del Napoli lo risvegliarono dal torpore in cui era caduto, Salvatore si alzò di scatto e si mise anche lui a gridare a squarciagola bestemmie e frasi sconnesse per la strada, finché, chiamati da qualcuno, non arrivarono i carabinieri a portarselo via. Dopo quella storia Salvatore si beccò un esaurimento nervoso che lo tenne rinchiuso in una casa di cura di Pomigliano per più di un anno, dalla madre apprese che Lucia s’era messa col figlio del ragioniere dove lei andava a fare pratica di contabilità e che si sarebbero sposati presto perché era incinta di quattro mesi. Quando Salvatore fu dimesso dalla casa di cura aveva un anno in più e una insonnia cronica che gli faceva passare le nottate in bianco; l’ultimo regalo di quella triste esperienza. Tramite quelli della clinica riuscì a farsi assumere come guardiano notturno nel garage di una cooperativa di autotrasportatori, ci lavorava in nero e i soldi non erano molti ma gli permettevano di tenere un monolocale più servizi in affitto e un frigo quasi sempre pieno, e poi c’era lei, Antoniya, la russa di Vladivostock. Antoniya l’aveva conosciuta al tempo del ricovero in clinica, lei s’occupava di un vecchietto malato di Alzheimer parcheggiato lì da chissà quanto tempo, lui all’inizio non la notò, perso com’era nei tarli della sua nevrosi, poi man mano conoscendola notò nacque in lui una certa simpatia. Certo, di legami stretti tipo fidanzamento Salvatore non ne voleva sentir più parlare, lui pensava piuttosto ad una sorta di convivenza libera, giusto per farsi compagnia un po’. E su quelle basi Antoniya si trasferì da lui. Nelle notti d’estate quando il caldo diventava opprimente Salvatore piazzava la sedia a sdraio proprio al centro dell’autorimessa per catturare un po’ di fresco, spesso a fargli compagnia in quelle lunghe serate c’era Antoniya, che si stendeva al suo fianco su un lettino da spiaggia, e quando il cielo era stellato ma stellato veramente, Salvatore ubriaco ma ubriaco veramente, la luna bugiarda ma bugiarda veramente, si poteva sentire Salvatore sussurrare qualcosa ad Antoniya:

 

Antò, forse te voglio bbene…

di cattiveinclinazioni | 22/01/2006
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