Angelo
Il sole filtra a sprazzi attraverso il cielo pesante e nuvoloso ma io ci volo in mezzo con gli occhiali scuri, l’ultimo raggio mi ha quasi accecato e se ne becco un altro di sicuro cado giù come un aereo impazzito, dopo la sbronza di ieri è già un miracolo che non vado a sbattere contro qualche palazzo. Eccolo là, sotto di me, che sfreccia a tutta velocità a bordo della sua sgangherata utilitaria in mezzo al traffico impazzito, mentre lo rincorro pregando che non vada addosso a qualcuno. Ormai ci sono abituato, fa sempre così quando la mattina è in ritardo per il lavoro, poi tocca a me tirarlo fuori dai guai; scansa quel camion; evita il controsenso; attento ai pedoni; tutte cose che gli dico nell’orecchio mentre sta guidando, perché io sono un angelo custode, il suo. Me lo hanno affibbiato sei mesi fa, agli angeli di fresca nomina vengono affidati i casi più tosti, quelli disperati, ce li danno per farci fare le ossa, così dice il capo, mentre a quelli più anziani la direzione manda solo dei vecchietti tranquilli già belli è pronti per la dipartita. Noi reclute oltre che seguirli e proteggerli dobbiamo creare con loro anche una sorta di simbiosi, dobbiamo condividere tutte le loro sensazioni, malessere o benessere che siano, è la prassi. Ora per spiegarmi questo terribile mal di testa e il curioso senso di liberazione che ho al basso ventre devo per forza aggrapparmi ai miei ricordi terreni, da quando non ho più sesso ho praticamente dimenticato tutte quelle piacevoli attività che facevo da mortale. Infatti ieri sera il mio protetto prima s’è sbronzato di brutto in un fetentissimo bar del centro storico, poi s’è appartato con una baldracca di colore che ha raccattato sulla statale per quaranta euro, per la verità l’ha pagata un po’ troppo la negretta. Fortuna che il mio periodo di prova termina domani, un altro mese insieme a lui e ci avrei sicuramente rimesso le penne, metaforiche e letterali. Quell’uomo è una minaccia per tutti noi. Però ad essere sinceri cominciava a piacermi, non è cattivo e solo che la vita gli è venuta male, e non per colpa sua. E che il mondo che gli gira attorno non è fatto per lui, cinico e infame com’è può solo stritolarlo uno così. E’ come stare su un treno, si nasce tutti sullo stesso treno ma poi capita che qualcuno, per divertirsi o per cattiveria, sganci proprio il tuo vagone lasciandoti lì come un idiota. Comunque lui mi ricorda tanto me da vivo, ecco perché mi ci sono affezionato. Prima di salire quassù anch’io ho passato i miei guai in quella valle di lacrime: la solitudine e la noia; la rabbia e l’incomprensione; l’inadeguatezza e la resa; li ricordo ancora bene quei bocconi amari, li mandavo giù assieme all’alcool e in compagnia di spostati e donnacce, solo così riuscivo a togliermi dalla mente quelle facce livide e infami, le stesse che puntualmente ritrovavo a scuola o al lavoro, a casa o per la strada, ovunque ci fossero moltitudini di falliti pronti a sbranare ed annientare il prossimo. Quindi bando ai piagnistei, conosco quel tipo d’uomo e so che presto lo rivedrò da queste parti, ci giuro le mie ali immacolate. Sembra che domani ci sia una specie di festa nella sua topaia, e curioso vedere quanta forza di reazione c’è in uno sfigato cronico, ma a me pare piuttosto la miglioria prima della morte. Comunque sia, prima di accomiatarmi, voglio regalargli una serata coi fiocchi, e siccome non ci ha mai molti soldi userò uno dei trucchetti che il capo ha usato tanto tempo fa. Allora quella cosa funzionò alla grande. Domani, dopo aver trasformato l’acqua in negroni e gin tonic, mi esibirò nella loro moltiplicazione per la gioia dei presenti, spero solo che il capo dopo non s’incazzi troppo con me.