Cose che cambiano
Io appartengo a tempi eroici e pionieristici dove i giornalini porno allietavano e sollazzavano le nostre prime seghe, la facevano da padrone nascoste dietro la colonna del lavabo o sotto le molle del materasso. Riviste come Men e Caballero e fumetti come Zora la vampira e Lando hanno dato forma e sostanza ai nostri primi pruriti inguinali e riempito le nostre lacune sessuali in fatto di pecorina, sessantanove e pompini con l’ingoio. In quelle riviste gli attori avevano sguardi tristi e corpi poco attraenti e le loro scopate non erano niente d’eccezionale, ma per noi era come affacciarsi nel mondo dei balocchi dei piaceri carnali. E con la rivista in una mano e con il cazzo nell’altro abbiamo insozzato giornalini zozzi farcendoli di sperma e dandogli la consistenza del carton gesso, poi sono arrivate le videocassette e tutto finì ma fummo veloci a cambiare le nostre abitudini, eravamo assai giovani allora.
Le videocassette porno le riconoscevi subito dal fatto che erano senza titolo, così come l’involucro. Erano totalmente anonime e privi di segni tranne per quelle numerose e curiose macchie bianco-giallastro, residuo di produzione di infinite seghe, cosa che se una donna ci metteva le mani sopra poteva rimanerne ingravidata all’istante e sobbarcarsi un figlio dall’indecifrabile DNA, perché figlio di mille feroci pugnettari. Le videocassette si passavano di mano in mano fino a perderne l’origine, come se non fossero mai state comprate ma createsi dal nulla, destinate a diventare una meteora nella nostra memoria collettiva fino al momento in cui qualcuno non ne richieda il legittimo possesso
- …ma chi cazzo ce l’ha quel fottuto porno!? –
- …mah, non lo so…-
Avevamo miti da seguire e nomi intriganti da amare: Cicciolina, Moana Pozzi e Lilli Carati erano quelle dalle evoluzioni sessuali più sfrenate. Avevamo cugine a cui stavano crescendo le tette e compagne di banco con il culo enorme, avevamo la fidanzata bona del fratello maggiore e la mamma dalla faccia da zoccola del migliore amico, e inoltre avevamo autobus affollati dove toccare tette e culi con la mano morta. E con il telecomando in una mano e il cazzo nell’altra abbiamo schizzato sperma su sperma sopra videoregistratori incastrati in televisori dai pollici esagerati. Poi sono arrivati i dvd, le memorie usb e internet e ancora una volta dovemmo riciclarci e adeguarci.
I dvd porno seguivano l’iter delle videocassette, cioè erano anonime e senza segni, fortunatamente erano anche prive di quelle macchie giallognole tipiche delle videocassette, anche perché il lettore dvd avrebbe avuto seri problemi nel leggere uno schizzo di sperma. Era camaleontico il nuovo supporto, potevi tenerlo a vista e confonderlo con un film, un software o una compilation musicale, bastava solo stare attenti che qualcuno non prendesse Vizi anali n°3 al posto di Star War episode