Femmina
Lo scirocco scivolava caldo e languido attraverso le grate delle gelosie, e inondava la stanza della calura tipica delle domeniche pomeridiane di mezza estate. Con se portava profumi speziati di terre lontane e desideri carnali. Il ventilatore sul piedistallo di metallo girava lento e indifferente e rendeva l’aria ancor più afosa e sciropposa, quella tecnologia così estranea stonava decisamente con l’antico arredo che a sua volta stonava con la fresca età di lei. Lucia s’aggirava nella penombra della sua stanza vestita solamente della sua sottoveste d’organza, indolenti e assenti erano i suoi gesti perché la sua mente si trovava altrove, oltre le finestre e le mura del paese fino ad arrivare là dove battevano forte i suoi sensi. Il comò di legno massello di fronte al letto a baldacchino custodiva gelosamente rossetti perlati e profumi fruttati, trucchi pregiati e terre d’oriente. Uno scrigno segreto nascondeva ninnoli e gioielli appartenuti ad ave arcigne e dimenticate, tutta la stanza richiamava quella discendenza, una linea di sangue antica come i mobili di quella stanza. Eredità perenne di madre in figlia e via discorrendo. La sottoveste, fradicia di sudore, sapeva di sabbia e salsedine e impregnava la stanza di feromoni impazziti. Dalla caraffa d’acqua gelida Lucia prese un pezzo di ghiaccio per dar sollievo alla sua inquietudine, si stese sulle lenzuola di lino bianco profumate di lavanda e si passo quel cubetto gelido tra labbra carnose, poi sui capezzoli dei seni turgidi e infine sul piccolo ombelico a forma di cuore. Si faceva spazio tra le pieghe del suo corpo con mani sapienti e gesta delicate. Ogni tocco era un sussulto e ogni contatto un gemito sussurrato e a stento soffocato in gola, perché nessuno in quella casa doveva ascoltarla, mentre con la mente vagava tra le ombre del suo desiderio. Lucia inghiottì lasciva quel che restava del ghiaccio e con le dita intirizzite cercò il piacere tra le gambe allargate, in quel contrasto tra fuoco e ghiaccio chiuse gli occhi e si morse le labbra. Era in balia di quella tempesta di sensazioni quando la mano si bloccò improvvisamente, come se una presenza invisibile e inquietante avesse rotto quell’incanto. Lucia si alzò di scatto dal letto e si aggrappò come un ragno a una grata delle gelosie; nessuno poteva vederla dietro quelle persiane e questo la rendeva spavalda e arrogante. Un sorriso di soddisfazione affiorò sul suo viso ovale quando scorse l’ombra del suo fantasma nascosto dentro un porticato, un fantasma in camicia bianca e coppola nera giunto li per circuirla e corromperla. E compiaciuta da quella scena Lucia si abbandonò di nuovo sul letto, mentre con la mano riprese a frugarsi velocemente il sesso. Sognando di ombre e di fantasmi che le strappavano di dosso il suo bozzolo, scoprendosi così inevitabilmente femmina.