Il Messia
Preghiamo fratelli perché io c’ero.
Preghiamo fratelli perché io sono il testimone della sua venuta.
In quel tempo ero solo Pietro, il pescatore di cozze che vendeva abusivamente il proprio pescato sugli scogli di Mergellina, poi dalla villa comunale sfolgorante come il sole mi apparve lui. Il Messia.
Il redentore vestiva di tunica bianca e portava lunghi capelli biondo cenere, anche se mi sfuggiva il significato del diamantino al lobo destro e le Tod’s giallo senape ai piedi.
Dopo mi disse che il suo peregrinare richiedeva amuleti riconoscibili e dei comodi calzanti.
Il Messia mise la mano sulla mia spalla e con voce decisamente alcolica mi disse:
"Gianni!"
"…mi chiamo Pietro, mio signore."
"Beh…se insisti: dunque, Pietro! Da oggi non pescherai più pesci ma uomini…"
La pronuncia leggermente effeminata della parola uomini non distolse l’attenzione dalle sue immortali parole.
"…perciò ti nomino chief apostolic supervisor e dovrai gestire un gruppo di lavoro formato da undici esperti di marketing che io ho battezzato apostoli. Annunzierete la buona novella con questo libro - il nuovo Vangelo di Cristo ver. 2.0 - dove il 2.0 sta per il millennio in corso. Diffonderete il libro in tutto il mondo con il porta a porta al modico prezzo di cinque euro, e porterete a me i ricavi e le anime smarrite, possibilmente maschili."
La pronuncia nuovamente effeminata della parola maschili non mi colse impreparato.
Con uno cenno della mano chiamò a raccolta dai tavolini di un bar gli apostoli che stavano consumando comodamente aperitivi e drink esotici, quando si riunirono in semicerchio attorno a me il salvatore me li presento uno ad uno.
"Ecco Antonio…scusa Pietro, loro sono i tuoi fratelli, chiamati a servirmi per la gloria del signore.
Alla tua destra c’è Giovanni, primario di una clinica psichiatrica dove curava i pazienti con messe cantate e psicofarmaci sperimentali. A seguito numerose denunce per maltrattamenti e percosse e dopo un ispezione dei carabinieri, la clinica venne chiusa e lui radiato dall’ordine. Ora è il mio medico personale.
A seguire ecco Giacomo il maggiore, detto così perché nell’esercito ricopriva il grado di sergente maggiore. Quand’era in Bosnia-Erzegovina con
Poi ancora Paolo, esattore per un potente clan camorristico. Mentre riscuoteva il pizzo per il quartiere rimase folgorato dalla mia voce sulla via di Secondigliano, nel momento in cui benedicevo le nike appena comprate. Da allora è diventato il mio contabile capo.
E infine Filippo, che conduce su un emittente televisiva napoletana un programma di oroscopi e tarocchi. Da quando ha predetto in diretta la mia venuta il suo share è schizzato alle stelle ed io l’ho nominato capo dell’ufficio stampa.
Alla tua sinistra invece ecco Andrea, il viados brasiliano. Lo incontrai una sera vicino al parco Troise, gli donai quindici euro e ci appartammo nel mio SUV, dove gli diedi la buona novella. Da quel momento è diventato il mio collegamento con la comunità cattolica dei transgender.
Poi c’è Tommaso, il monsignore della diocesi di Caserta. Un giorno venne da me per chiedermi se ero davvero il messia, gli disse che lo ero e che lo avrei aiutato con il processo per pedofilia intentato contro di lui. Dopo averlo fatto scagionare da tutte le accuse è diventato il mio consigliere spirituale.
E ancora Bartolomeo, tranviere dell’azienda trasporti del comune di Napoli. Una domenica mattina che era sotto l’effetto dell’eroina mi investì con il suo automezzo, facendomi perdere i sensi sull’asfalto. Quando rinvenni era davanti a me che piangeva e si disperava, gli dissi che ero il messia e che lo perdonavo, poi citai il comune di Napoli per un milione di euro e lui fu subito licenziato. Adesso è il mio autista personale nonché colui che mi procura l’eroina.
A seguire ecco Simone, il venditore di servizi telefonici per
E infine c’è Giacomo il minore, detto così perché minorenne e con il quoziente di intelligenza di una scimmia. Lo incontrai in un centro accoglienza di Avellino, dove i suoi genitori lo avevano abbandonato fin da piccolo. Comprai il suo rene quando i miei smisero di funzionare a causa dell’AIDS contratta da qualche fedele, ora è al mio fianco in attesa di salvarmi ancora.
L’ultimo discepolo in questo momento è assente. Giuda - il promotore finanziario - è in riunione con una grande multinazionale del settore religioso, con loro abbiamo in progetto un franchising di chiese da diffondere sui mercati internazionali. Giuda bussò un giorno al tempio che avevo fatto erigere abusivamente di fronte ai faraglioni di Capri, mi propose investimenti sicuri dalla ricchezza straordinaria. Gli dissi che il messia era già ricco; di speranza; di gioia; di amore e di svariati conti svizzeri, poi gli chiesi di unirmi a me per la gloria del signore. Ora è a capo del business & Masterplan finanziario.
Dunque Carlo…volevo dire Pietro, vuoi unirti ai tuoi fratelli per servire il signore dio tuo?"
Rimasi senza parole per interminabili minuti, la rivelazione dell’eletto mi colpì nel profondo dell’animo. Mi prostrai umilmente ai suoi piedi e con la voce rotta dall’emozioni gli chiesi:
"Mio signore! Perché io? Cosa ho fatto per meritare tutto questo, io che sono così indegno di sedere alla tua mensa."
Ma il Messia nella sua infinita bontà mi aiutò ad alzarmi e con un leggero sorriso si avvicinò all’orecchio sussurrandomi delle dolci parole.
"Ed è proprio della mensa che si tratta caro fratello…fratello…beh lasciamo perdere. Come chief apostolic supervisor tu dovrai occuparti del catering giornaliero. Ricordati che la mensa del signore va onorata tutti i giorni, perciò non lesinare sul desio. Avrai a disposizione congrui fondi per soddisfare l’appetito mio e dei tuoi fratelli."
Così diventai Pietro, il dodicesimo apostolo di cristo, ritornato tra gli uomini dopo duemila anni. Le cose per la nuova chiesa andavano benissimo, negli anni che seguirono conoscemmo una diffusione a livello planetario, raggiungemmo i mercati sudamericani e quelli dell’est europeo, fino ad espanderci in Cina e in Asia. Portammo la luce del signore nei centri commerciali più sfavillanti fino ai discount più miseri, dove aprimmo la nostra chiesa tra gli ortofrutticoli e i detersivi. Non facevamo distinzione di ceto e di razza, perché tutti dovevano godere della buona novella portata dal nuovo Messia. Inevitabilmente alla sua crescente popolarità corrispose l’invidia e l’astio di coloro che non capivano la sua grandezza, e che cercavano di osteggiare in tutti i modi. Gli attacchi alla nostra chiesa si moltiplicavano di giorno in giorno, ci chiamavano mercanti di menzogne e approfittatori senza scrupoli, ma il messia ci tranquillizzava tutti dicendoci che duemila anni fa anche il suo predecessore aveva subito gli stessi attacchi.
Ma qualcosa in lui stava cambiando, il nuovo vangelo che a suo tempo aveva portato non gli bastava più, per lui era diventata una sorta di gabbia.
Nel mondo c’erano tre grandi religioni monoteiste, ognuna con un proprio messia, perciò decise che era tempo di abbracciarle tutte.
Quindi cominciò col professarsi cristiano, musulmano ed ebreo, e che queste religioni potevano riconoscere in lui il nuovo messia, unico e onnipotente. Contemporaneamente iniziò una potente opera di apostolato globale, dove nessun media fu risparmiato.
Nacque così il nuovo Vangelo di Cristo ver. 3.0, dove il 3.0 indicava il termine per lo sfruttamento dei diritti d’autore dell’opera, e cioè all’inizio del terzo millennio.
Quest’ultima mossa fece scatenare l’ira di governati meschini come il presidente degli Stati Uniti d’America Jenna bush, figlia dell’ex presidente George W. Bush e con un passato di mediocre modella. Appena eletta si scagliò contro tutte le nazioni che non permettevano alle donne di indossare una mise decente di Armani, quindi stilò una lista di paesi canaglia dove l’Italia vi compariva a causa del nuovo Messia.
Pressato dalla comunità internazionale, il presidente del consiglio Piersilvio Berlusconi - figlio dell’ex premier Silvio Berlusconi – fece rapire il messia dai servizi segreti americani con l’aiuto di Giuda, il promotore finanziario. Lo prelevarono dal privè di una discoteca alla moda mentre festeggiava il suo trentatreesimo compleanno, poi con un aereo senza insegne lo portarono sull’isola di Guantanamo.
Giuda - l’artefice dell’operazione - fu premiato con trenta denari (che nel gergo finanziario corrispondono a una benefit di trenta milioni di dollari in azioni Microsoft).
Da quel momento le notizie sul messia si fecero scarse e frammentarie, quel silenziò alimentò le voci e le illazioni più disparate, fino a farle diventare vere e proprie leggende metropolitane.
Qualcuno affermò di averlo visto in Russia a capo di un gruppo heavy metal satanico, altri giurarono di averlo visto in Vaticano al fianco del Papa in veste di camerlengo.
Ma io che sono l’ultimo discepolo rimasto conosco la verità, anche se la nascondono dietro montagne di menzogne.
Il Messia una volta imprigionato a Guantanamo venne processato, torturato e infine condannato alla pena capitale tramite iniezione letale. Il suo corpo fu cremato e le ceneri usate per il barbecue della festa del ringraziamento.
Cari fedeli, ora sapete perché nella nostra chiesa al posto della croce di legno del suo predecessore c’è un tavolo operatorio a forma di croce, con delle cinghie al posto dei chiodi e la flebo mortale infilata nel braccio sinistro del nuovo cristo.
E non sorprendetevi se la scritta INRI è scomparsa, lo spazio rimarrà vuoto finché non avremo definito gli ultimi dettagli con il nuovo sponsor.
Ora alzatevi tutti in piedi e preghiamo.